Le menzogne della notte

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Titolo: Le menzogne della notte

Autore: Gesualdo Bufalino

Genere: romanzo

Editore: Bompiani

Numero pagine: 130

In una mia rubrica di recensioni non può ahimè mancare il caro e  fidato Bufalino. Molti lo reputano un autore astruso, difficile, complicato … e di dar loro torto sinceramente non me la sento. Il lettore che apre un suo libro deve fare i conti con una sintassi ampia e difforme, con un lessico ricercato e classicheggiante, con una personalità introversa e a tratti cupa, con una mente raffinata e un pensiero sottile. Dunque sì, Bufalino non è certo un autore che si legge facilmente. Nonostante ciò mai mi stancherò di decantarne l’eleganza, la raffinatezza dello stile, la sicilianità spiccata. La sua penna ha un sapore antico che mi piace, mi piace, mi piace. E mi commuove sempre trovare vivida nel suo linguaggio la traccia di un mondo che non c’è più, la Magna Grecia.

Atmosfere gotiche e ambienti cupi per Le menzogne della notte, romanzo vincitore del premio Strega nel 1988: quattro condannati a morte si ritrovano in un carcere borbonico a raccogliere le loro ultime confessioni di vita, la notte prima che sia applicata la condanna. Trascorre così, tra i racconti di un moderno Decameron, la loro ultima notte. Misteriose identità, enigmi, inganni, stratagemmi per aver salva la vita e colpi di scena che giungono, inaspettati, solo alla fine, fanno di quest’opera un piccolo capolavoro di genialità. Un codice da decifrare, un cruciverba da risolvere, un ambiguo rompicapo, questo è Le menzogne della notte. Reversibilità tra vero e falso il tema centrale attorno a cui ruota la trama.

“Di ogni verità è vero anche il contrario”, ho letto da qualche parte in un’altra opera dello stesso autore. Che vuol dire? Leggete il libro e capirete perfettamente.

 

“Il tuo spavento – disse il barone- e come d’uno che cammina su una grondaia e trema all’idea della possibilità di caderne. È un’idea che atterrisce, se congiunta all’idea d’una grande altezza, mentre nessuno teme di passeggiare su un esiguo muretto alto un metro, benché nei due casi la facilità di caderne sia uguale. Così tu vedi, assuefatti dall’esercizio o sicuri per ignoranza, marinai, muratori e sonnambuli pianamente salvarsi, là dove l’uomo cosciente precipita.”

Consigliato …

A chi ha la pazienza di arrivare alla fine