Ribera: Intervento politico di Gery Bavetta sulla sanità nazionale e sulle restrizioni locali al coronavirus

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“Mai prima d’ora la politica, sia locale che nazionale, si è mostrata agli occhi dei riberesi così inutile e incapace di tutelare le due cose più importanti e fondamentali, la Salute e il Lavoro. Tale incapacità deriva dalla mancata volontà politica di creare gli “strumenti” per tutelare Sanità e Lavoro.

La politica oggi vanta se stessa raccontandoci che bisogna stringerci attorno al governo Conte nell’interesse nazionale. Gli esponenti della nostra classe dirigente ci invitano ad unirci attorno allo stesso tipo di politica che ha distrutto la Sanità e il Lavoro. Ma, facciamo un po’ di chiarezza…

Partiamo dalla Sanità, che è oggi argomento di punta data l’emergenza che stiamo vivendo, anche se, non si è capito se è più un emergenza sanitaria o economica, ma sorvoliamo questo passaggio, o meglio, lascio a voi questo dubbio.

Molti politici ci riempiono di cuoricini e di hashtag#, così come di decreti che vorrebbero tutelare la Salute pubblica dal Covid-19. Eppure questi paladini della salute pubblica sono gli stessi politici che in 20 anni hanno bloccato l’incremento della spesa sanitaria nel settore pubblico, raccontandoci che spendevamo troppo e che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Perché allora oggi sentiamo questa emergenza in maniera così drastica? E’ colpa del virus o e colpa dei nostri politici? Insomma, chi dei due è il virus più pericoloso?

Avevamo il sistema sanitario migliore al mondo, conquista delle lotte sociali dei lavoratori. E adesso? Dove sono i lavoratori pronti a difenderlo dagli abusi di una classe dirigente che fa soltanto il proprio comodo? La politica ha abbandonato la sua classe produttrice, ossia i lavoratori, pensando di poter fare a meno di loro. Allo stesso tempo i lavoratori hanno allontanato la politica dai loro interessi perché quest’ultima ha abbandonato il tema del Lavoro, facendo gli interessi propri e usando i Lavoratori come merce da sfruttare e senza diritti sull’altare del “dio mercato”.
La politica oggi si mostra più gentile e disponibile verso i grandi settori economici del Capitale, più distante, repressiva e feroce verso i Lavoratori e le piccole partite IVA, questo è sotto gli occhi di tutti.
La nostra sanità e la nostra salute come possono essere tutelate quando chiudono centinaia di presidi ospedalieri in tutta Italia? Come può essere essere garantita la salute pubblica se tagliano l’incremento della spesa sanitaria al settore pubblico? Come si fa a parlare di diritto alla salute se per ridurre le assunzioni del personale sanitario restringono il numero chiuso alle università? Tutto questo, assieme all’aumentare delle patologie e al numero elevato di anziani necessitanti di cure e di pronto servizio sanitario, diventa emergenza.
La spesa sanitaria di oggi non risponde alle necessità reali.
Ricordiamo che in emergenza Covid-19, l’Italia può contare su un numero di 2,6 posti di terapia intensiva ogni 100 abitanti, mentre la Germania ne ha 6 su 100.

Avete mai visto vincere una guerra senza armi? Noi attraverso quali armi stiamo lottando contro il virus e l’emergenza economica?

La politica da anni ormai si è tirata indietro dal finanziare il settore pubblico sanitario, e questa oggi è la conseguenza.

L’Italia spende più di 20 miliardi all’anno per la “Nato”. Per fare la guerra a chi? Forse il virus si sconfigge con i missili? O con i caccia F-35? quanto costa un F-35 che noi siciliani sentiamo spesso rombare sulla testa dei nostri disoccupati, dei lavoratori precari o delle piccole partite IVA che pagano le tasse per comprare questi aerei?

Un nostro slogan dice: “Al Virus non si spara, soldi alla sanità e non alla guerra”, la Sanità la pretendono i Lavoratori, la Guerra la vogliono i Padroni, ecco come vanno in contrasto due interessi inconciliabili.

E finiamo ora con il Lavoro.

Abbiamo visto dall’11 marzo l’inasprirsi della nostra vita dovuto a repressioni delle libertà individuali, ma anche sociali, che riguardano il Lavoro. Tutto questo è stato fatto a tutela della nostra salute. Tutto giusto diremmo, cosa c’è più importante della salute? Peccato che la Sanità ha un costo, e se il PIL e l’economia crollano, crolla anche la Sanità, perché essendo questa una delle spese più consistenti nel bilancio dello Stato, di fronte a una crisi economica, la Sanità è la prima spesa che vedremo tagliare.

Abbiamo visto per oltre 1 mese e mezzo come pochi politici si siano arrogati il diritto, molti dicono anche in maniera incostituzionale, di chiudere molte attività lavorative senza aver cura di molte aziende già in difficoltà e senza nemmeno garantirle, dimostrando così di essere incapaci di garantire prima la Salute e poi il Lavoro.

Noi non siamo la Dittatura cinese qualcuno ci ha detto, siamo una democrazia, eppure in quella che chiamano democrazia nessuno ha mai visto i lavoratori decidere nulla, o almeno renderli parte attiva di alcune decisioni importanti.

Come si fa a decretare e a imporre con l’uso delle forze dell’ordine la chiusura di luoghi di lavoro presso cui esercita attività chi sfama con quel lavoro se stesso e la propria famiglia? Chi aiuterà i lavoratori? Chi sosterrà la loro precaria situazione? Chi si farà garante dei loro diritti? Ad oggi sono solo volate parole e promesse a sostegno dei lavoratori, ma nulla più di questo.

Questo tipo di politica, che vende solo fumo ai lavoratori, parla di Sanità e Salute vendendo chiacchiere, l’unica cosa che ha saputo fare è stato quello di buttarci dalla padella alla brace, cioè dal virus alla crisi economica, dalla crisi sanitaria a quella lavorativa, crisi che si sapeva già che non poteva essere sostenuta se non solo attraverso il debito.
Il decreto Conte in data 11 marzo 2020 ha imposto la chiusura delle attività produttive non essenziali o strategiche a data che via via è stata sempre più prolungata.

Questo poteva essere fatto se il governo avesse disposto anche un finanziamento pressoché pari a ciò che le attività hanno perso.

Vorrei portare la vostra attenzione ad alcuni specifici lavoratori, come i barbieri, che non svolgono attività essenziale o strategica, perciò vorrei porre una domanda divertente, che forse lascerà capire quello che voglio dire: “E’ più utile a noi un taglio di capelli o più utile al barbiere tagliarceli?”, la risposta è ovvia, il barbiere avrà anche moglie e figli da sfamare, forse anche la casa o il locale in affitto, deve pagare luce, acqua, gas, internet, gli continua ad arrivare la rata dell’auto e così via. Le strade sono due, o continua nell’illegalità a lavorare, rischiando una pesante sanzione, oppure, dovrà mettersi nel frigorifero ed aspettare che la pandemia finisca per essere scongelato.

Vogliamo perciò chiudere alcune attività commerciali? Bene, ma lo Stato deve poter garantire il periodo di chiusura.

Mi chiedo ora come faremo a riprendere la nostra sanità pubblica con 5 o 6 punti di PIL che perderemo? (mistero)..

Chi impone oggi la chiusura è comunque sempre pagato, non va in cassa integrazione, non rischia di chiudere la loro partita IVA, non rischiano di essere licenziati. Quei politici che vi sembrano tanto preoccupati dall’emergenza Covid-19 non interpretano affatto condizioni dei lavoratori, né di Ribera e né altrove, proprio perché non ne capiscono le necessità e i problemi.

Mai prima d’ora abbiamo sentito parlare di così tanti miliardi da parte di un governo, ma dove sono questi soldi? Questi soldi sono cifre che le banche offriranno come prestito alle aziende. Avete capito bene, per uscire dalla crisi dobbiamo ulteriormente indebitarci in Banca! Nessuno ci dice che i mesi di chiusura non saranno più recuperati in termini di lavoro e di incassi, ma ci vengono a raccontare che “Tutto andrà bene”.

Perciò, le piccole e medie aziende, se avevano già un debito o un Fido bancario prima, da oggi di debiti ne avranno due, senza tener conto che, se gli incassi erano bassi prima, ora si abbasseranno ancor di più per via della crisi economica che distruggerà il PIL nazionale e i consumi.

Perciò, tirando le somme, questo ora può tramutarsi in una ulteriore chiusura di altre aziende, che non sopporteranno né un altro calo di consumi e né un altro debito con le banche.

Un paese normale avrebbe dovuto stampare moneta nazionale e sovrana, che però non abbiamo perché siamo dentro la “Gabbia dell’Euro”, e avrebbe dovuto intervenire tramite quello che si chiama “Helicopter Money”, cioè dar soldi direttamente nelle tasche dei cittadini.
Purtroppo siamo una di quelle economie che per debito pubblico e crisi economica stanno accanto a Grecia, Spagna e Portogallo.

A RIBERA INVECE…

La situazione locale a Ribera purtroppo è stata peggiorata dalle ordinanze del sindaco che si è inserito con ulteriori restrizioni che hanno aggravato la situazione lavorativa a Ribera, cosa che non è piaciuta a molti lavoratori e commercianti, perché se è vero che Conte ha chiuso molti settori non essenziali, il sindaco ha imposto la chiusura alle 13:00 anche di quelli essenziali, escluso supermercati e farmacie si intende.

Se queste restrizioni a Ribera servono per tutelarci ulteriormente, non si spiegherebbe allora come mai in altri comuni, dove i sindaci non hanno dato ulteriori restrizioni, non ci sono stati nè vittime, nè contagi.

Ad aggravare questo ci si aggiunge anche la seconda ordinanza per far uscire le persone in ordine alfabetico.

Volendo capire quella che poteva inizialmente essere una seppur giusta e legittima preoccupazione del nostro sindaco, questo fa però conseguentemente pensare che allora tutti gli altri sindaci abbiano sbagliato. Perché solo a Ribera, un paese che già vive le sue difficoltà economiche, aggiungere queste pesanti e ulteriori restrizioni?

Sarebbe opportuno chiedere al sindaco di fare l’ennesimo video per iniziare a calmare gli animi delle persone che stanno in casa ossessionate dalla paura, spiegando loro che non c’è più “la morte per le strade” come detto in altri video, sperando così che si liberino dalla psicosi.

Fino a oggi gli unici soldi che i lavoratori hanno visto sono le briciole che spacciano per aiuti, cioè, i 50€ di buono spesa dati dal comune con i soldi dello Stato, e i 600€ che le partite iva riceveranno per potersi comprare il lecca lecca. Molti dicono che in Germania la situazione è diversa, ma questo solo perché lì la torta è enorme e quindi le briciole sono più grandi.

Nella Costituzione Italiana è scritto che la nostra repubblica è fondata sul lavoro; si scrive Lavoro, ma si chiama Sfruttamento.

Urge nell’estremo interesse di tutti i Lavoratori uscire dalla Gabbia dell’Euro, dell’Unione Europea e della Nato, ma con un cambio di sistema, che metta al centro il Lavoro e i Lavoratori, e non i grandi profitti.

Purtroppo il vero cambiamento non nasce come un fungo, e nemmeno dal semplice voto, ma nasce dalla coscienza e dalla presa di posizione di tutti i lavoratori. Tutto ciò richiede tempo e lavoro.

Il Partito Comunista esiste e lotta per questo”.
Gery Bavetta
Responsabile del Partito Comunista Italiano di Ribera