Fin da piccola, ho sempre associato il 1° maggio alle margherite. Credo sia un’ esperienza comune a tutti i compaesani quella di aver messo, almeno una volta nella propria vita, un fiore (margheritina bianca o gialla) davanti il cancello o la porta di zii, nonni, cugini e parenti vari. E’ una tradizione che, purtroppo, nel corso degli anni, è andata scemando.
A Ribera, anticamente, erano usuali, nel mese di maggio, degli incontri di alcune donne che pregavano e cantavano in coro. Soprattutto erano lodi rivolte alla Madonna. Perché maggio è il mese della Madonna, oltre che dei primi frutti e dei fiori. E ancora oggi, non solo il gentil sesso, ma i cattolici almeno riberesi, in genere, portano la Madonnina di casa in casa, predisponendo per ogni tappa un altare.
Sono svariati gli eventi storici che si associano alla data del primo maggio. Già dal lontano 1891, in Italia, si celebra la festa del lavoro che è stata revocata solo durante il regime fascista per poi essere ripristina a conclusione della seconda guerra mondiale. La ricorrenza è nata in Canada in seguito a varie vicissitudini ed è legata soprattutto alle battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. L’origine risale a una manifestazione organizzata a New York che assume colori tragici un ventennio dopo a Chicago quando alcuni operai, organizzatori sindacali e anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1° maggio dell’anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore.
Nella nostra nazione l’onda della notizia Usa, provocò una rivolta a Livorno. Comunque anche l’Italia, durante la seconda metà dell’Ottocento, era attraversata da battaglie operaie e sindacali al suono del motto “otto ore di lavoro, otto ore di riposo, otto ore di svago”. Queste lotte, sfoderate in scioperi, occupazioni di fabbriche, cortei, e fin anche morti, portarono alla promulgazione di una legge negli Stati Uniti che nel 1867 garantisse tale diritto. Purtroppo le lotte sindacali, tuttavia, si resero ancora necessarie e molti altri lavoratori persero la vita durante uno sciopero. Anche dopo la legge, i lavoratori continuarono a morire. Una giorno e un luogo: 1° maggio 1947, Portella della Ginestra presso Palermo, quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.
Il primo maggio, in definita, comunque lo sentiate nei vostri cuori, ha un passato tragico ma che ricorda una vittoria importante. Una vittoria di cui, oggi, continuiamo a beneficiare e che, ahimè troppo di frequente, diamo per scontata.





