Ribera: Domenica alle 19 all’oratorio de “La Palma” l’ultima messa di padre Arley Tobar

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E’ arrivato otto anni fa presso la parrocchia San Giovanni Bosco di Ribera, alla sua prima esperienza da parroco.
Padre Arley Tobar, di origine colombiana, è approdato a Ribera nel 2009, con tante idee e tanta voglia di fare. Tanti i progetti portati a termine , il più importante la realizzazione del primo oratorio riberese. Un mese fa circa è arrivato l’ordine di trasferimanto e il 28 agosto dovrà partire per Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, dove andrà a fare il Rettore del Seminario Vocazionista dei noviziati.
Alcuni giorni fa lo abbiamo contattato e intervistato:

-Dopo otto anni trascorsi a Ribera, quali sono le sensazioni?
Le sensazioni sono di nostalgia, perché dopo otto anni trascorsi in questa città ed essermi inserito alla grande, dopo aver fatto tanti progetti, ti senti un po’ tagliato in un certo senso dal tuo cammino iniziato con una comunità.
Sicuramente mi piange il cuore ad andare via, ma allo stesso tempo la vedo un po’ come una sfida poiché so che la comunità di S.G.Bosco è abbastanza matura per poter continuare il progetto che si è iniziato otto anni fa, nella perseveranza, nell’amore, nella fede ma soprattutto nel cammino che abbiamo iniziato nell’oratorio.
Io spero che coloro che hanno collaborato e mi hanno dato una mano per iniziare questo grande progetto possano continuare vivamente con impegno e con sforzo a concludere questo grande oratorio che abbiamo progettato per il bene della parrocchia e per il bene di Ribera.

-Partendo dall’oratorio, che è stato il punto forte tra le tante cose che sono state realizzate in otto anni, tra cui le varie rassegne teatrali, e tante altre cose, cosa hanno portato di positivo?
come sono nate queste idee?
L’idea di creare un oratorio, significa seguire quello che diceva Don Bosco ma anche quello che ci ha insegnato il nostro fondatore Don Giustino.
Un oratorio dentro una parrocchia è un grande cantiere ed una grande miniera per formare i futuri cittadini, e quindi formare i futuri uomini della fede e avere dei grandi cittadini.
Questo è lo slogan che ho sempre lanciato: “Educare alla fede”.
L’oratorio, quindi, è un luogo non soltanto di raduno, ma un luogo dove si fa comunità, cultura, ma soprattutto dove si impara ad amare il prossimo.
Il mio primo pensiero, allora, guardando quel luogo de La Palma, è stato quello di trasformarlo e provare a costruire un oratorio: L’Oratorio Don Giustino Maria Russolillo, in onore del nostro padre fondatore.
Da li, poi insieme ai vari collaboratori, ai volontari de La Palma si è formato un gruppo che noi chiamiamo “ora et labora”, e così sono nate tante altre idee.
4 anni fa è partita la prima rassegna teatrale “Teatrando Sotto La Luna” all’interno de “La Palma”, poiché far teatro serve a generare cultura, ma soprattutto a formare nella disciplina ed a crescere mentalmente e aiuta a relazionarsi con gli altri.
L’anno scorso inoltre è nata l’idea del Grest, che serve a creare un divertimento sano, dando soprattutto una segnale ai giovani ed ai bambini, i quali per divertirsi basta poco.
Non abbiamo bisogno di alcol, droga, e tutte queste cose, ma un divertimento sano.
Come si usa dire: “mens sana in corpore sano”.
E’ questo quello che rende l’uomo un uomo a tutti gli effetti.
In questi anni sono nate quindi queste idee, ma anche tante altre cose come il servizio alla Carità, e tanti altri progetti.
Tutto però è partito dall’oratorio che è un luogo non semplicemente di raduno, ma un luogo dove ci si forma alla cultura, alla coscienza e alla pace.

– E’ un rimpianto non essere riusciti a completarlo?
Sicuramente, ed a me appunto piange il cuore per questo.
Io avevo progettato la mia durata in dieci anni, e quindi di riuscire a completarlo in questi anni che pensavo di rimanere.
Però il Signore ha deciso così, ma allo stesso tempo sono convinto che l’opera verrà continuata anche senza di me.
E’ questa continuità dovrà essere un segno di maturità, di impegno, ed un vero volontariato, nel senso che non necessariamente ci devo essere io per completarlo, perché se il Signore ha deciso così è perché anche altri possano imparare e possano impegnarsi ancora di più.

-Cosa ti porti di questa esperienza riberese?
Che dire…. Mi porto tante cose, ho migliorato molto il mio linguaggio ed imparato molto di più la lingua, per non parlare del dialetto che non dimenticherò mai.
Sicuramente quello che mi porto dentro è la generosità, l’accoglienza di questa città che mi resterà sempre impressa.
Questa esperienza mi è servita per crescere, maturare nella mia vocazione ma soprattutto per inserirmi all’interno della cultura siciliana, e specialmente in quella riberese.
Ho imparato tanto, dalla sue tradizioni, ma non solo, ed ho cercato di provare a far cambiare un po’ la mentalità, nel senso che la fede non si vive solo attraverso le tradizioni ma bisogna cercare il giusto equilibrio.
Come diceva Giovanni Paolo II, quando fede e ragione si incontrano da qui si tira fuori il meglio.
Ribera mi ha aiutato tantissimo, e mi è servita per rilanciare il mio cammino pastorale, per educare e formare la comunità, e lasciare anche un segno.
Quindi, mi porto tante cose belle di Ribera, le sue buonissime arance, le sue fragoline, ma soprattutto non potrò mai dimenticare l’affetto di tutti voi, specialmente dei parrocchiani, che mi hanno fatto sentire come a casa e mi hanno accolto sempre come un figlio e un fratello.
In questa comunità ed in questa città, ho trovato padri, madri, fratelli e sorelle, ed è questo il bello per un religioso.
-La tua nuova esperienza? Andrai ad Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, dove sarai il rettore del seminario vocazionista dei noviziati, ma non solo.
Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
E’ una esperienza, diciamo non molto nuova per me, poiché ho fatto già questo servizio essendo vice-maestro in Colombia, e sicuramente sarà un impegno molto diverso da cui imparerò.
Dico che è una chiamata del Signore, oltre che dei miei padri superiori, ed avrò la possibilità di confrontarmi e di arricchirmi in un altro campo.
Avrò anche la possibilità di essere in parrocchia, poiché sarò anche parroco, però il mio compito più importante sarà quello di formare i novizi, coloro che saranno i futuri religiosi vocazionisti.

-Qual è il messaggio che vuoi lasciare alla città di Ribera?
Il messaggio che voglio lasciare è quello di cambiare un po’ la mentalità, perché solo cosi viene il progresso.
Non possiamo rimanere sempre dell’idea, come dice il Papa, dell’ “abbiamo fatto sempre cosi”, ma dobbiamo cercare di cambiare in alcune cose e non vivere attaccati sempre a certe tradizioni.
Le tradizioni sono belle, però non ci possiamo attaccare ad esse, perché il mondo cambia, la società cambia, i tempi cambiano, e quindi anche il modo di vivere la fede cambia.
In questo senso quindi bisogna cambiare mentalità, per andare a passo con i tempi, e solo cosi sapremo tirare fuori il nostro meglio, rigenerando e facendo rifiorire la nostra fede.
Inoltre, quello che voglio dire è di essere perseveranti.
Come ho detto in altre occasioni, Ribera è una città generosa, ma non perseverante.
La generosità è bella, l’accoglienza è bella, ma ci vuole la perseveranza in ogni cosa, cioè che non basta vivere l’emozione del momento ma bisogna inseguire un cammino perseverante, per essere sempre in crescita e solo così possiamo dare sempre di più ed il meglio per nostra vita.
La cosa bella, nel campo della fede e della tradizione, è vivere.
Ogni volta che celebriamo una festa, dobbiamo cercare di imparare una delle virtù che ci insegnano i nostri santi.
Quindi dobbiamo andare sempre avanti, con coraggio, cercando di cambiare mentalità, così avremo un progresso ma soprattutto dei grandi cittadini.

-Tornerai a Ribera qualche volta, anche in vacanza?
Certo, sicuramente.
Nelle occasioni in cui sarò invitato, e quando avrò la possibilità di scendere in Sicilia, il mio primo luogo sarà sempre Ribera, che mi porterò sempre nel cuore.
Voi avete segnato la mia vita, e quindi non vi dimenticherò mai.
Garantisco fin da adesso la mia preghiera e sarò sempre in contatto con questa città.

-Grazie mille per la sua disponibilità e a presto.
Grazie a voi, e voglio ricordare che il 20 Agosto, alle ore 19.00, presso il nostro oratorio celebrerò la messa dove ringrazierò tutti per questi 8 anni meravigliosi.
Sappiate che la parrocchia S.G.Bosco e la città di Ribera saranno sempre nel mio cuore.
A presto.