Ben 60 famiglie riberesi, sfollate dalle case popolari di Largo Martiri di via Fani, si sono autoconvocate al palazzo comunale per chiedere alle istituzioni locali e provinciali la sorte della demolizione e della ricostruzione delle loro abitazioni che sono state sgomberate ormai da mesi perché costruite con cemento depotenziato e perché hanno rappresentato un pericolo pubblico. L’autoconvocazione è nata dal fatto che il sindaco Carmelo Pace, ad una richiesta dei nuclei familiari, non ha concesso per la riunione l’uso della sala “Emanuela e Giovanni Ragusa, temendo preoccupazioni “per l’ordine pubblico”.
Le famiglie avevano chiesto di riunirsi per oggi pomeriggio, ma il diniego ha fatto anticipare i tempi a stamattina, alle ore 10, quando nei locali del palazzo di città, alla presenza degli amministratori comunali, gli inquilini, che abitano in case prese in locazione e pagate dalla Regione Siciliana, tramite il comune di Ribera (circa 250 euro al mese per ciascun nucleo familiare), chiederanno lumi sullo svolgimento della gara di appalto delle dieci palazzine, gara dell’Urega di Agrigento che era stata annunciata in itinere da diverse settimane. Il primo cittadino Pace sulla questione degli alloggi popolari nella mattinata di ieri ha incontrato il prefetto di Agrigento Diomede che era già a conoscenza della problematica.
Nel frattempo il consigliere comunale Benedetto Vassallo ha presentato una interrogazione scritta al sindaco Pace per conoscere i motivi per i quali il primo cittadino ha vietato l’uso della sala per una discussione democratica sulla situazione abitativa.
All’incontro di stamattina saranno presenti le forze dell’ordine e della polizia municipale per evitare l’eventuale “degenerazione” delle proteste degli inquilini che da tempo aspettano di tornare nelle loro case e che vedono allungare i tempi dell’inizio dei lavori.
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Attualità & Cronaca Ribera: 60 famiglie sfollate si sono autoconvocate per stamattina al comune





