Ribera: Studenti dell’Istituto Superiore Crispi dalla missione di Biagio Conte per solidarietà e per conoscere la sua quotidiana attività a favore dei poveri.

2673

Grazie al progetto scuola-lavoro organizzato dall’istituto superiore “Francesco Crispi” di Ribera, referente del progetto la prof. Piazza Santa, gli studenti di ben 5 classi, ad indirizzo di Scienze Umane, accompagnati dai vari professori, sono partiti per Palermo per visitare le case di accoglienza della “Missione di speranza e carità” di Biagio Conte. La prima visita alla sede di via Archirafi (ex disinfettatoio comunale abbandonato da 30 anni), che è stata la prima struttura donata a Biagio Conte e che attualmente accoglie circa 130 uomini . Molti di questi (cosiddetti barboni) sono stati recuperati da una condizione di grave emarginazione e totale abbandono.
In questa missione vi sono le persone più sofferenti, affette da malattie croniche o da disabilità fisiche e mentali. Sono anche presenti alcolisti cronici che si tenta di disintossicare, impegnandoli in lavori artigianali o di tipo agricolo svolti in un terreno fuori Palermo. Un’altra sede si trova in Via Decollati ( una ex caserma aereonautica abbandonata da 40 anni) che è stata la seconda struttura donata a Biagio Conte. Attualmente accoglie circa 700 uomini. Gli studenti poi hanno visitato la struttura, di via Garibaldi (ex convento di Santa Caterina abbandonato da circa 24 anni) che accoglie circa 120 donne.
Molte sono giovani ragazze madri o donne sole e abbandonate dalla famiglia. Sono anche presenti donne con disagi mentali o ex prostitute che hanno deciso di iniziare una nuova vita. Dal 2003 sono state accolte donne straniere profughe dall’Africa, singole o con bambini e anche in stato di gravidanza. Alcune di loro, sopravvissute al cosiddetto viaggio della speranza attraverso il Canale di Sicilia, sono state accolte in missione perché ancora bisognose di cure.

Significative le parole di Biagio Conte che ha incontrato i ragazzi della scuola riberese presso l’accoglienza maschile di via Decollati:
“Questa è una casa, una missione che accoglie le problematiche di chi si trova per strada, perché ha perso la casa, ha perso tutto, in quanto la società non ha ritenuto opportuno prendersi carico, non ha trovato il tempo o non sa come aiutarli. La missione quindi parte dagli ultimi, dalle situazioni più drammatiche della nostra società che non vede, non vuole vedere. Già quando ero ragazzo, bastava spostarsi da un quartiere all’ altro per vedere il divario fra ricchi e poveri.

Io andavo all’università e quando c’erano gli scioperi spesso andavamo alla villa a passare le giornate e io vedevo le persone che si alzavano dalle panchine di marmo e mi domandavo ma come è possibile tutto questo. I miei amici mi dicevano di andare avanti perché non era compito nostro, ma io non potevo desistere e un giorno a casa una sera in tv facevano vedere i poveri dell’Africa e io rimasi sconcertato da quelle immagini, non avevo più voglia di mangiare e da quel momento la mia vita cambiò.

Studenti Crispi con Biagio Conte 2 FOTO DANIELE  TRIOLO

Mi prendevano per depresso, malato e io risposi: “curate questa società malata ed io guarirò”, perché guardavo questa società egoista. Io volevo andare in Africa, ma poi ho visto che l’Africa è qua. Io sono stato nei luoghi di San Francesco e da lì è cominciata la mia vita. Sono andato a vivere alla stazione tra quelli che vengono chiamati alcolisti, barboni, ma io li ho chiamati fratelli e così è cominciato il nostro incontro. Se non vivi con loro non puoi capire come soffrono e quanto sono umiliati. Io portavo loro coperte e li radunavo, mi facevo sentire.

Da quel momento cominciarono anche gli studenti universitari a portarci gli aiuti; portavano cibo, vestiti, coperte, addirittura anche le prostitute venivano a portare cibo e ciò che potevano. Con insistenza cominciai a chiedere le strutture, un riparo per levarli da queste condizioni. E nasce così la “Missione di speranza e carita”, in mezzo a tante difficoltà, nonostante c’erano delle strutture abbandonate, e che non volevano darci, ma poi grazie a Dio abbiamo fatto di tutto e ce le hanno date. Oggi il nostro motto è “sbracciati e datti da fare” e l’altro slogan è “ritorniamo alla terra perché una piantina dà frutto”. Andate ad aiutare chi ha bisogno perché donando si riceve. Dobbiamo imparare ad amare e ad aiutarci gli uni gli altri“.

Foto di Daniele Triolo