Cattolica Eraclea: Commemorazione carabiniere ucciso e scopertura lapide

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Il comando provinciale dell’Arma dei carabinieri di Agrigento e l’amministrazione comunale di Cattolica Eraclea, nella mattinata di ieri con una solenne cerimonia, hanno commemorato e scoperto una lapide per onorare la memoria del carabiniere scelto Domenico Barranco di Cefalù, ucciso nel corso di un conflitto a fuoco alle ore 21 del 18 maggio 1955 in contrada San Silvestro, nei pressi di un ovile, per la cattura di un pericolo latitante. Persero la vita l’eroico carabiniere e il delinquente. Un altro malavitoso riuscì a fuggire.

Cattolica cerimonia commerorazione carabiniere ucciso FOTO  MINIO

La cerimonia solenne, con guardia d’onore, e la scopertura dalla bandiera tricolore di una lapide di marmo sono avvenuti, nella villetta delle vittime della mafia in via Collegio, alla presenza del sindaco di Cattolica Eraclea Nicolò Termine, del comandante del nucleo dei carabinieri col. Riccardo Sciuto, della sorella del carabiniere ucciso Carmela e della nipote Maria Rosaria Barranco. La benedizione è stata fatta dall’arciprete don Nino Giarraputo. I carabinieri hanno deposto una corona di alloro. Durante la cerimonia hanno parlato del carabiniere morto nell’adempimento del dovere il sindaco di Cattolica Nicolò Termine, il col. Riccardo Sciuto, il sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina, la nipote del carabiniere Maria Grazia Barranco, il poeta Franco Catalano i quali hanno ricordato il sacrificio del militare allora in servizio a Favara e morto in trasferta a Cattolica Eraclea, proprio 59 anni fa.

Domenico Barranco

Il col. Sciuto si è soffermato sul sacrificio del Barranco, croce al merito di guerra e medaglia d’argento al valore civile, non come eroe, ma esempio di dedizione al dovere, servitore della collettività e il cui sacrificio non appartengono alla famiglia e all’Arma, ma alla Nazione. Commovente è stato il ricordo della nipote Maria Rosaria che ha tracciato la biografia dello zio, morto a 33 anni. Presenti alla cerimonia, tante autorità locali e provinciali, il questore Mario Finocchiaro, il comandante della Guardia di Finanza Massimo Sobrà, il capitano di fregata Massimo Di Marco.
Nella lapide marmorea si legge la motivazione: “Durante un servizio di perlustrazione, avvistati due individui che avendo compiuto poco prima un’impresa delittuosa, tentavano di allontanarsi con la refurtiva, si slanciava arditamente per primo al loro inseguimento e, malgrado fatto segno a colpi d’arma da fuoco, proseguiva coraggiosamente nella sua azione. Gravemente ferito da un colpo di pistola, mentre stava per afferrare uno dei malfattori, trovava ancora la forza di reagire col fuoco della sua arma, fino a quando si abbatteva esanime al suolo. Mirabile esempio di dedizione al dovere, spinta fino al sacrificio della vita”.

Cattolica scopertura lapide FOTO MINIO