Tutto nasce da una semplice domanda: “Chi era Pipitinchiuni?” Si narra che quest’uomo abbia amato così tanto la moglie fino al punto di ammazzarla. Infatti si dice: “ L’amuri di Pipitinchiuni, ca ammazzà la muglieri di vasati”. Quindi questo modo di dire caratterizza un amore possessivo e soffocante. E da Pipitinchione, mi sono venuti in mente altri protagonisti dei nostri detti popolari.
Come non menzionare i celeberrimi “Cani di Piraneo”, che se avessero sbranato davvero le persone, la popolazione riberese si sarebbe estinta già da un pezzo. E chissà in quanti ci siamo immaginati Mantina e la sua grattarola. E quante volte noi ragazze siamo rimaste a casa come la zita di Chiusa? E li tri di la maidda come ve li immaginate? E chissà in quanti abbiamo fatto l’ultima come a Cazzillo!
Ma a parte questo, mi preme soffermarmi sulle tante credenze popolari che ci tramandiamo da generazione in generazione, e che in un certo senso ci hanno condizionato nel corso della nostra vita. L’elenco sarebbe infinito, ma menzionerò solo quello che ha segnato la mia infanzia e la mia adolescenza. Ovviamente, qualora lo vogliate, potete arricchire questo bagaglio di sapienza con le vostre testimonianze. Sostanzialmente in questo elenco si alternano sentenze di morte, condanne a rimanere schetta, e traumi infantili.
– Condanna n.1. Non ti mettere in pizzo sinnò un ti mariti: se potessi tornare indietro cambierei di posto tutte le volte che sono stata seduta all’angolo del tavolo.
– Sentenza n.1. Non girare il pane ca gira la casa.
– Sentenza n.2. Non consare il letto matrimoniale in tre, se no il più piccolo d’età muore. Di conseguenza il letto singolo non rifarlo in due.
– Condanna n.2. Non ti fare scopare i piedi sinnò un ti mariti.
– Sentenza n.3. Mai andare a letto lasciando la cucina in disordine dopo cena perché un si sapi zoccu agghiorna. Tradotto sarebbe: andare a letto con l’ansia che un tuo parente possa morire durante la notte.
– Trauma n.1. Non guardare le lucertole ca ti siccanu li minni: perdonate il linguaggio forte ma questa perla di saggezza non poteva passare inosservata.
– Sentenza n.4. Stai attenta perché su iurnati signaliati: un monito a restare a casa durante le festività.
– Condanna n.3. Gli auguri di Capodanno si fanno prima ad un maschio, sinnò un ti mariti.
– Mangia lenticchie ca su sordi: la cosa grave è che ancora ci credo. Un anno le ho messe addirittura crude in tasca perché …
– … Megliu diri chissacciu ca chi sapìa.
– Trauma n.2. Non contare le stelle che ti spuntano i nei.
– Sentenza n.5. Macari mi scantu: è così strano che tu sia contento, che si dà per scontato che stia per succedere qualcosa di spiacevole.
E per finire, il trauma infantile per eccellenza. Durante il ciclo mestruale: non mescolare il sugo che inacidisce, non impastare la pizza che non lievita, non toccare i fiori ca mi li fa moriri.





