Qualche giorno fa mentre ascoltavo della musica mi sono ritrovata a canticchiare un simpatico motivetto che forse molti di voi conosceranno : “Narciso, parole di burro nascondono un proverbiale egoismo delle intenzioni …”
Carmen Consoli, Parole di burro. Ma certo, come avevo fatto a non pensarci prima? Perché non raccontarvi di lui, il più bello tra i belli? E’ ovvio, parliamo di Narciso, il bello per antonomasia.
Narciso nacque da Lirìope, ninfa di acque dolci e Cefìso, divinità fluviale.
Già da bambino Narciso non aveva eguali per bellezza, occhi di stelle e capelli degni di Bacco. Troppo bello per essere vero! La madre, come un po’ tutte le mamme, ansiosa per il futuro del figlio, allora, decide di consultare un indovino. E chi se non il più famoso della Grecia? Tiresia.
Dovete sapere che un indovino non è mai chiaro nei suoi responsi, così, quando Lirìope chiede se il figlio avrà o meno una lunga vita, egli risponde: “Se non conoscerà mai se stesso.” Ma che avrà mai voluto dire questo tizio?
Intanto, Narciso cresce bello e superbo, forte del suo meraviglioso aspetto.
Gli basta fare un giro in agorà per far svenire ai suoi piedi decine di donzelle e giovinetti – Guardatelo, è Narciso! Che bel fusto! – la folla in delirio!
Nessuno gli resiste. Oggi, quasi sicuramente, sarebbe stato il testimonial di una delle pubblicità che vediamo in tv: Narciso by Dolce & Gabbana, già lo vedo,fiero e aitante.
Purtroppo per lui, però, durante una battuta di caccia nei boschi perde i suoi compagni ed è proprio lì che la ninfa Eco se ne innamora. Beh, la fanciulla aveva già avuto non pochi problemi; Era stata condannata da Giunone a ripetere sempre le ultime due parole di un discorso. Come avrebbe mai potuto dichiarare il suo amore al bel Narciso? Il giovane smarrito urla – c’è qualcuno? – spera che qualcuno possa sentirlo, ma a rispondere c’è solo Eco – qualcuno? Se fosse stato Riberese, avrebbe anche pensato: ma chi jucamu a lu cuntu di li tri surdi?
Insomma, dopo svariate domande e ripetitive risposte, Eco esce allo scoperto e si getta tra le braccia di Narciso, ma quello proprio non ne vuole sentire; Sgomita e cerca di svincolarsi dalla sua presa ad ogni costo.
Allora, Eco fugge nei boschi, si nasconde e si consuma dal dolore fin quando di lei non resta che la voce. Se vi capita di trovarvi un luogo aperto e silenzioso, chiamatela, vi risponderà.
Almeno per questa volta, il nostro Narciso l’ha scampata grossa. Ma la perfidia e la superbia non pagano mai, e presto Narciso ne conoscerà le conseguenze.
Sappiate che una donna umiliata e rifiutata è sempre una bomba ad orologeria, basta aspettare che scoppi. Quale miglior modo per vendicarsi, se non interpellare la dea della vendetta in persona? “Oh Divina Nemesi, che possa innamorarsi anche lui di una persona che non potrà mai possedere” questa la maledizione di una delle innumerevoli fanciulle da lui rifiutate.
Così, la maledizione si scaglia immediatamente sul povero Narciso che trovatosi a bere in una fonte dalle acque limpide vede la sua immagine riflessa e se ne invaghisce. Comincia a sussurrare parole dolci al suo riflesso: oh,ma come sei bello fanciullo della fonte, baciami, abbracciami. Io penso anche ad una versione siciliana e un po’ comica di Narciso: Matri! Ma cu è stu beddu picciottu chi mi talia? Veni ccà cori mè, na vasata! Lu sensu mi sta facennu nesciri!
Passano giorni, mesi, forse anche anni e il poveretto non può abbracciare il suo adorato, non tocca né cibo né acqua. La morte sarà il suo unico conforto.
A trovare il suo corpo sono le Driadi, ninfe dei boschi, che vogliono onorare la penosa morte del povero amante consunto dal dolore. Ma prima che il rogo per il corpo possa essere allestito, quello era scomparso. Al suo posto, un fiore: giallo nel mezzo e tutt’intorno petali candidi.
Morale della favola: non si vive di sola bellezza. Per dirla con Antoine De Saint Exupery “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Mai rincorrere falsi miti, mai innamorarsi di un bel corpo, se non è geloso scrigno di un gran cuore.





