“Il terrone fuori sede” impazza su Facebook: Intervista ai gestori della Pagina

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Qualche tempo fa ho scritto una sorta di guida per lo studente fuori sede, (http://ripost.it/2013/12/13/la-guida-dello-studente-fuori-sede-come-sopravvivere-in-terra-straniera/) per tutti quei ragazzi che si ritrovano catapultati in una realtà ben diversa. Basandomi su fatti realmente accaduti è venuto fuori un elenco di situazioni divertenti ed equivoci che inevitabilmente si creano quando un siciliano si approccia con il “Nord”.

“Il Terrone fuori sede” è la pagina Facebook che in meno di un mese ha superato gli 85.000 Like, riuscendo a creare una vera e propria comunità, che sta dando prova di come il Terrone fuori sede sia davvero ovunque.
La prima domanda che mi è venuta in mente è stata: “Chi c’è dietro questa pagina?”. Chi la gestisce si è mostrato molto disponibile ed ha risposto ad alcune mie domande. L’identità rimane ovviamente segreta.

Siete “Terroni fuori sede” per studio o per lavoro?

Entrambi. Una di noi si è spostata al Nord per motivi di studio e dopo un po’ di peregrinazioni si è stabilita in pianta stabile al Nord, anche per motivi di lavoro. Ovviamente i motivi che spingono a lasciare casa possono essere i più diversi: ci piace pensare, e cogliamo l’occasione per dirlo, che molti si spostino non solo per necessità di studio e lavoro, ma anche per fare esperienze in contesti diversi, come accade per molti italiani che si spostano all’estero.

Come è nata l’idea? Forse per gioco, come nascono sempre le cose migliori?

Abbiamo iniziato a raccogliere detti, frasi, parole, abitudini che se per un Terrone Fuori Sede erano del tutto scontati, per un milanese suonavano “strane”. Ci siamo divertite ad annotarle su un quaderno, poi su un documento word fino a decidere, per gioco, di aprire una pagina Facebook. Ci ha sempre fatto sorridere avere “abitudini” diverse e ridere a turno di dinamiche e modi di fare “divergenti”. E parlando con amici di entrambi gli estremi d’Italia ci siamo accorte che non ne sorridevamo solo noi.

Come spiegate questo successo? Ritenete di aver colto nel segno quelle che sono le abitudini e gli stili di vita in cui un po’ tutti ci identifichiamo? Perché, credetemi , sapere che oltre 8.000 persone “scotolano” la tovaglia come me, mi ha riempito di gioia.

Ci piace pensare di aver intercettato online una “comunità” che in qualche modo esisteva già offline. Si tende a pensare che il mondo virtuale segua delle dinamiche completamente diverse rispetto a quelle del mondo reale: non è cosi, almeno per noi. Facebook è uno strumento che permette di raggiungere molte persone, in poco tempo, purchè si inneschi il “passaparola”. Ma dentro un “Like” o una condivisione c’è pur sempre una persona in carne ed ossa che tutti i giorni vive nel mondo “reale”. Trovare il modo di legare insieme questi mondi può essere una delle chiavi di lettura che aiutano a spiegare la “viralità” di alcuni fenomeni online. Abbiamo anche cercato di posizionarci in modo molto netto: non volevamo creare una comunità-ghetto né porre le basi perchè si creasse una qualsiasi forma di scontro tra Nord e Sud sulla pagina. Avevamo solo l’intenzione di sorridere e far sorridere.

Secondo voi anche il “polentone” fuori sede può identificarsi in quello che scrivete? Forse non si identificherà nei modi di dire dialettali del sud, ma nell’attaccamento a certe abitudini e tradizioni della propria terra magari sì?

Assolutamente sì. Sono molti i “polentoni” che scrivono e seguono la nostra pagina. Esiste un filo rosso che lega tutti noi, che è l’attaccamento alle proprie origini e al posto dove si è nati e cresciuti. Se per alcuni studenti/lavoratori il famoso “pacco pieno di scorte di cibo” contiene melanzane e parmigiana, per altri contiene speck e formaggi altoatesini. Poco importa, l’importante è che arrivi.

Ma Nord e Sud sono davvero due rette parallele che non si incontreranno mai?

No, anzi, al contrario. Questa pagina è la riprova che Nord e Sud si incontrano quotidianamente e si arricchiscono a vicenda. E questo vale per qualsiasi “scambio” che interessa persone provenienti da ogni dove. Avere abitudini e “usanze” (passateci il termine) differenti può essere solo motivo di arricchimento reciproco, non di contrapposizione. Nord e Sud (ma il discorso è estendibile a qualsiasi altra dicotomia) si incontrano, anche, nella differenza. Basta saperla valorizzare e non strumentalizzare per altri fini.

Ps. “Le arance solo da giù” perchè essendo Ribera la “Città delle arance” capite bene che noi riberesi fuori sede non possiamo accontentarci delle arance del supermercato!.