Agrigento: Difficoltà di commercializzazione di olio, vino, grano

2362

Incontreranno serie difficoltà le vendite dei prodotti agricoli alla vigilia della campagna di raccolta dell’olio d’oliva e del vino e, come è già avvenuto nei mesi scorsi, per il grano. Negli ambienti di trasformazione non solo della provincia di Agrigento, ma anche di altre aree geografiche dell’Isola, circolano notizie che frantoi e cantine potranno avere difficoltà di ammasso per via del fatto che circa il 30 per cento della produzione della passata stagione è rimasto invenduto e rimane nei serbatoi dei frantoi e delle agenzie di commercializzazione.

L’allarme circola da settimane tra migliaia di aziende agricole agrigentine, tra gli agricoltori i quali temono di non potere vendere i loro prodotti, in particolare l’olio d’oliva, a circa un paio di mesi dall’inizio della raccolta. Lo stesso problema si pone tra un paio di settimane per l’uva. A sollevare il problema sono state la Confagricoltura ed altre organizzazioni professionali e sindacali che temono il crollo improvviso dell’economia legata alla mancata vendita di quei prodotti (olio, uva anche arance), che nell’Agrigentino da anni sono il supporto delle famiglie.

Carmelo Scalia, che è il presidente del consorzio della filiera olivicola siciliana, nel corso di un convegno ha precisato che i pericoli per gli agricoltori arrivano dall’apertura al mercato Mercosur con discutibili pratiche produttive ambientali e di sicurezza alimentare, come succede in Sud America dove gli standard dei prodotti agricoli sono inferiori rispetto a quelli richiesti nei Paesi dell’UE.

Sul mercato della commercializzazione dell’olio d’oliva si teme una caduta del prezzo di circa il 50 per cento rispetto alle ultime stagioni. Si paventa il crollo da 10 e 5 euro la vendita di un litro d’olio. Una delle cause potrebbe essere ricercata nelle importazioni in Italia dell’olio tunisino che, pare di qualità inferiore rispetto a quella del prodotto siciliano, avrebbe avuto un incremento record del 64 per cento.

Problemi anche per il settore cerealicolo che, per il cambiamento climatico e la concorrenza, continua ad accusare disagi. Il frumento viene venduto a euro 0,24 al chilo, mentre arrivano offerte dal Paraguay ad un prezzo notevolmente più concorrenziale ad euro 0,19 al kg.