Ci viene spesso detto come, così come ogni altro settore dell’economia contemporanea, il turismo abbia bisogno di “grandi innovazioni” per poter continuare a fruttare economicamente e a valorizzare un territorio. Eppure, nei giorni scorsi, ho avuto modo di realizzare – contro ogni mia aspettativa, in quanto riberese – come basti davvero poco per rendere il nostro territorio “bello” agli occhi di chi viene da fuori.
Questo è il caso di Aleksej e Michele, due turisti (e cari amici) provenienti dall’Austria e “rapiti” dal fascino della costa sud-occidentale della Sicilia. Durante la loro permanenza, i due ragazzi hanno avuto modo di visitare alcune località del Val del Belice e della Val di Bivona, tra cui, in particolare, le città di Ribera e Sciacca.
A colpire questi due turisti austriaci, ritrovatisi “per caso” in Sicilia, non è stato chissà quale intrigo o ingegno del marketing, bensì il fascino della cultura e della Patria Storia, con tutto ciò che la Sicilia ha da offrire dal punto di vista paesaggistico. Girando per le vie della città, abbiamo avuto modo di raccontare loro fatti e storie legati ai nostri monumenti e ai nostri borghi, alle nostre personalità e ai fasti del nostro passato.
Leggendo tutto questo, qualcuno potrebbe ovviamente dire: “nun cc’è nenti” o “avemu sulu quattru petri”. Eppure, i nostri “amici” hanno trovato grandi tesori proprio in quel “nenti”.
La sacralità della Matrice, luogo tanto caro a Ribera e alla sua gente; il Quartiere Sant’Antonino, che ha visto sorgere la nostra comunità; i palazzi e i “curtigghji” delle grandi famiglie riberesi, ultimi residui del nostro passato; il villaggio e la “praja” di Seccagrande, principale luogo ricreativo e di ristoro, grazie al Mar Mediterraneo, della nostra comunità.
Tutte cose che i riberesi darebbero per “scontate”, ma di grande valore per chi viene da fuori.
Ma, al di là di tutto ciò che è materiale, a colpire maggiormente i due ragazzi è stato proprio il nostro patrimonio immateriale: la socievolezza della nostra gente, la nostra varietà di siciliano – e d’italiano, naturalmente – e il nostro modo di vivere. Tutte caratteristiche uniche e irripetibili, che rendono Ribera “speciale” a suo modo.
In questi dieci giorni, più di ogni altra volta, abbiamo avuto modo di riflettere e di porci una legittima domanda: “Basta davvero così poco per valorizzare un territorio come Ribera?”
La risposta, contro ogni nostra aspettativa, è “sì”. Dove noi vediamo un vuoto in ciò che abbiamo da offrire, il mondo vede una ricchezza che noi stessi non riusciamo a vedere.
Mentre noi vogliamo vedere Ibiza o Mykonos, gli stranieri vogliono vedere niente poco di meno che Ribera, nella sua autenticità e nella sua bellezza. Ovviamente, con ciò, non intendiamo assolutamente dire che non ci sia nulla da migliorare, né tantomeno che il Comune non debba aprirsi a nuove opportunità di investimento. Anzi, servono strutture adeguate per permettere a chi viene di soggiornare in sicurezza e tranquillità.
Tuttavia, con questo articolo intendiamo piuttosto far passare un messaggio chiaro ai nostri imprenditori e alla Giunta Comunale: per vivere Ribera basta poco.
Niente modelli ispirati al “turismo di massa”, i quali limitano la vita dei residenti, danneggiano l’ambiente e impoveriscono la vera identità del luogo; piuttosto, serve un progetto chiaro e irripetibile per una Ribera che valorizzi se stessa e il proprio patrimonio.
Accursio Ivan Montalbano





