Ritratti: musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Riccardo Lo Coco

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Negli anni giovanili quando facevo il maestro a Milano, un giorno Dario Fo mi ha detto una frase che non ho mai dimenticato, “Prima o poi gli Artisti fanno la stessa strada si incontrano”. Riccardo Lo Coco, è un fuoriclasse, un musicista brillante e fantasioso di cui mi ha parlato per primo il pianista Gioacchino Zimmardi per la bravura e l’eleganza che lo distingue dagli altri musicisti. Confesso, che sin dal primo incontro sono rimasto incantato per il suo tocco musicale. Riccardo è legato a doppio filo al mandolino. Nel tempo libero difficilmente sta con le mani in mano. Gran parte del suo tempo lo dedica alla musica, organizza progetti culturali per la sua associazione. Quando non è impegnato con le prove, i concerti e le altre attività, preferisce uscire da casa e fare lunghe passeggiate per scoprire i dettagli della città, gli angoli bui, quello che gli altri non riescono a vedere. Per Riccardo ogni città è come una sinfonia da scoprire… Ma andiamo a conoscere Riccardo da vicino…

-Quando nasce la tua passione per il mandolino ?

 

E’ stato un incontro fortuito. All’età di sei anni ho cominciato a studiare la chitarra classica in accademie private, fino a quando un insegnante, l’ultimo con il quale ho studiato mi consigliò di tentare l’ammissione in conservatorio, scegliendo un altro strumento, (per l’elevato numero di richieste per il corso di chitarra). Il caso volle che da pochissimo tempo era nata una nuova cattedra all’interno dell’istituto. Non dimenticherò quel giorno, andai, insieme alla famiglia, a parlare con il nuovo insegnante senza sapere neppure lo strumento che mi sarei trovato davanti. Quello strumento fu proprio il mandolino e da lì in poi cominciò tutto il mio percorso artistico-musicale.

-Quando hai avuto tra le mani il primo mandolino?

 

Avrò avuto all’incirca dieci anni, ricordo che avevo cominciato da poco le scuole medie.

 

-Che cosa rappresenta il mandolino per te ?

 

Una costante. In tutti questi anni l’unica cosa che ho continuato a fare è suonare il mandolino ogni santo giorno, pur avendo intrapreso delle altre strade professionali. Nonostante altre esperienze lavorative il mandolino è sempre presente nella mia vita.

 

-Cosa nasconde questo strumento che nell’ottocento venne definito lo strumento delle dame?

 

Nasconde una parte di storia musicale e non solo, conserva una magia dimenticata tutta da riscoprire, che copre un tempo lungo circa trecento anni.

 

-Cosa succede nella tua mente prima di un concerto?

 

Dipende molto dalla circostanza dell’evento. Ma la costante è sempre la stessa: la voglia di far conoscere alla gente qualcosa che non immagina, e far vivere un’esperienza unica sicuramente diversa dal consueto…

 

-Da bambino preferivi giocare con i giocattoli o con gli strumenti musicali, considerato cha hai iniziato a suonare in tenera età?

 

Sceglievo i giocattoli come qualsiasi bambino, ma chiedevo fortemente anche strumenti musicali da tenere in casa. Ricordo, una tastiera giocattolo in bella vista nella mia stanza e delle foto che mi ritraggono in tenera età con le chitarre in mano.

Ricordi il primo brano che hai eseguito?

 

Non ricordo con esattezza, ma probabilmente erano brani semplici di metodi musicali per mandolino.

 

-Cosa ti lega al Maestro Emanuele Buzzi oltre il mandolino?

 

Fra noi si è instaurato un rapporto umano al di fuori di quello istituzionale docente-allievo.Abbiamo condiviso diverse esperienze professionali al di fuori del conservatorio, ma non sono mancati momenti di pura convivialità davanti a del buon cibo.

 

-Mi puoi parlare dell’orchestra a plettro del Conservatorio A. Scarlatti?

 

E’ una formazione nata quasi parallelamente alla cattedra di mandolino, di cui faccio parte ormai da diversi anni. Tengo molto a questa realtà, l’unica in città e in gran parte della Sicilia occidentale. Nonostante siano passati diversi anni dal mio diploma continuo a farne parte e collaborare attivamente proponendo attività ed eventi.

 

-Il quartetto Tetra Kordes ha realizzato una serie di concerti indimenticabili, continua ancora la sua attività?

 

Si, continua ancora. Il quartetto è in assoluto l’esperienza musicale e professionale della quale sono fiero. Sono uno degli storici fondatori e c’è tutto l’interesse nel voler portare avanti il progetto nel miglior modo possibile.

-Musicisti si nasce o si diventa?

 

Musicisti si diventa sicuramente. E’ come imparare un mestiere da cima a fondo che non comprende soltanto l’abilità nel saper suonare uno strumento, c’è molto di più. Tante piccole caratteristiche che non possono essere innate ma che si possono acquisire nel tempo con lo studio e con l’esperienza degli anni.

 

-I musicisti sono considerati i grandi benefattori dell’umanità, condividi questa affermazione?

 

Si, sotto qualsiasi forma la musica ha contribuito e contribuisce tuttora ad accompagnare l’uomo nel suo percorso interiore e nella crescita culturale.

 

-Se Dio fosse un mandolinista che musica suonerebbe?

 

Penso che si divertirebbe parecchio a suonare la musica tradizionale.

 

-Esiste un codice deontologico del musicista?

 

Certamente! Si apprende nel percorso musicale che ognuno di noi intraprende. Come dicevo prima fa tutto parte dell’essere musicisti.

-Puoi commentare questa frase: “Se un bambino canta ascoltalo, chi odia non ha canzoni!

 

Questa frase ricorda che il canto è una delle espressioni più autentiche dell’umanità: dove c’è musica c’è ascolto. L’odio divide e fa tacere le persone, mentre il canto crea legami e ci aiuta a riconoscerci gli uni negli altri.

 

”Quanti sono i musicisti che suonano il mandolino a Palermo?

 

Saremo all’incirca una decina, tutti colleghi che ho incrociato durante il mio percorso di formazione o con cui condivido ancora oggi esperienze professionali.

 

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a suonare il mandolino certamente. Mi piacerebbe intraprendere un percorso di divulgazione dello strumento che coinvolga giovani e meno giovani, dalle scuole agli eventi musicali più rilevanti. Infine, mi piacerebbe girare il mondo con la musica e con il mandolino.

Biografia

Classe 1998, si appassiona alla musica sin dalla tenera età e nel 2011 è ammesso al Conservatorio di Musica di Palermo, nella classe di mandolino sotto la guida del maestro Emanuele Buzzi. Nel 2019 consegue la Laurea triennale in Strumento con il massimo dei voti. Prima e dopo il percorso accademico, ha partecipato a corsi di alto perfezionamento con grandi interpreti come Caterina Lichtenberg, Florentino Calvo e Carlo Aonzo. Nel 2013 diventa membro dell’Orchestra a plettro del Conservatorio A. Scarlatti di Palermo, con la quale inizia la sua attività concertistica. Qualche anno dopo fonda il quartetto a plettro Tetra Kordes, che lo porta a svolgere un’intensa attività concertistica in tutto il territorio regionale, ottenendo la vittoria in diversi concorsi musicali nazionali. Nel 2017 inizia una proficua collaborazione con la storica Orchestra a plettro Città di Taormina, che lo porta a esibirsi all’interno di importanti rassegne musicali e culturali, anche al di fuori del territorio regionale. Nel 2022 consegue la laurea specialistica in Musicologia presso l’Università degli Studi di Palermo, mentre nel 2025 fonda l’Associazione Culturale Tetra Kordes, di cui è presidente. Attualmente svolge attività concertistica in qualità di mandolinista con vari ensemble, cameristici e orchestrali, che spaziano dalla musica colta a quella popolare, con l’intento di far conoscere il mandolino in tutte le sue sfaccettature musicali.