In questa intervista Giusy Schilirò racconta la sua infanzia, i suoi sogni, il mondo popolare che scompare. E’ una delle poche attrici e musiciste storiche della Sicilia. Rappresenta la memoria autentica di questa terra. Confesso, che ogni volta che ho il piacere di ascoltare la sua voce mi commuovo. Giusy ama la cultura e nel tempo libero fa delle ricerche su libri di preghiere, orazioni e scongiuri del popolo siciliano e approfondisce i maestri della tradizione: Giuseppe Pitrè, Salamone Marino, Serafino Amabile Guastella, Leonardo Vigo, Giuseppe Bonomo ed altri. Tra le sue passioni spicca la cucina e il giardinaggio. Ma andiamo a conoscerla da vicino…
-Quando hai iniziato a cantare?
Avevo quattro anni e mezzo.
-E’ vero che in Sicilia esistono le cantate sacre e le cantate profane? Per le
prime mi riferisco alle preghiere al Rosario, per le seconde alle serenate…
Assolutamente si.
-Conosci i canti della tradizione degli orbi, i Triunfi del 1600?
Ho ascoltato qualcosa, li ho anche sentiti dal vivo in alcune feste che ancora oggi continuano a mantenere le vecchie origini e il rispetto della tradizione.

-Cosa ti ha spinto a cantare le canzoni di Rosa Balistreri?
Non avevo mai sentito parlare della Balistreri. Non avevo mai ascoltato un suo disco nè mai visto un concerto. Non molto tempo fa, sono passati circa 10 anni, quando mi è stato proposto di partecipare ad uno spettacolo sulla sua vita. Così mi sono dovuta documentare sull’ artista e sulla donna. La sua storia mi ha coinvolta così tanto che ne ho fatto uno spettacolo musico-teatrale, che porto in giro già da 5 anni per la Sicilia e anche fuori.
-L’hai conosciuta?
Personalmente no. Ho saputo di lei attraverso quello che hanno scritto, dalle interviste, da chi l’ha conosciuta, da chi ha vissuto con lei e dai tanti amici che per poco o tanto tempo l’hanno ospitata nella loro casa.
-Qual è la canzone di Rosa che ami di più e non smetteresti mai di cantare?
Tra le canzoni che cantava Rosa, amo molto “Terra ca n’un senti” di Alberto Piazza , “ I pirati a Palermu” di Ignazio Buttitta , “L’amuri ca vaiu” rielaborata da Otello Profazio …
-Hai scritto delle canzoni?
No, non ho mai provato!
-Cosa provi quando canti nelle piazze, come reagisce il tuo pubblico?
Emozione grande emozione, la stessa che prova il pubblico che mi trasmette, la posso sentire e vedere…
-Chi sono i bambini di oggi, quale posto occupano nella nostra società. Secondo
te che hai una grande sensibilità, i bambini di oggi sono felici?
Non credo che siano felici, avere tutto ed essere straviziati non porta alla felicita. E’ un discorso lungo e complesso che magari affronteremo in altro luogo e momento…
-Luigi Pirandello ha scritto: “La vita o si scrive o si vive” ed io aggiungo
o si canta…
In questo momento la canto e cerco di viverla al massimo…
-Sei mai andata a cantare la Sicilia all’estero?
Non ho avuto ancora questo piacere. Sarebbe fantastico!
– In un racconto Leonardo Sciascia ho ha scritto che siamo tutti compagni
di viaggio, ed io aggiungo, che ci si dovrebbe aiutare l’un con l’altro, così come
fanno gli alberi che si aiutano fra di loro… Sei d’accordo?
Sfondi una porta aperta, ma l’essere umano in questi ultimi anni, anziché migliorare credo sia peggiorato sempre di più.

-Cosa pensi del libro: “Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa? E’
ancora attuale?
Si, è molto attuale. Da far leggere alle nuove generazioni.
-Gli artisti sono considerati i più grandi benefattori dell’Umanità?
Davvero? Mi fa sorridere questa cosa e spero sia vera!
-La società contadina è scomparsa, eppure era portatrice di tanti valori
che mancano nella società di oggi: la famiglia allargata, il lavoro,
l’apprendistato, il dialetto, il sacro rispetto ogni persona, donne vecchi, bambini…
Speriamo che la tendenza di ritornare alla terra e ai lavori manuali continui è davvero importante.

-Che cos’è il dialetto, è vero che perde una corda al giorno?
Stiamo cercando di fare il possibile affinché non si perda più nessuna corda. Anche se ne abbiamo perse molte, c’è stato un tempo in cui ai bambini, me compresa, era quasi vietato parlare in siciliano…
-Un grande scrittore russo F. D. ha scritto: “La bellezza salverà il
mondo”… Sei d’accordo?
Non ho letto questo libro, ma la bellezza ci può migliorare e far crescere spiritualmente.
-C’è una città che vorresti visitare e nella quale vorresti cantare?
No, non c’è una città in particolare, in qualsiasi città o paese, l’importante è cantare e far conoscere le nostre canzoni che tutto il mondo ci invidia…
-Riavvolgendo il nastro della tua vita rifaresti le cose che hai fatto?
Si assolutamente si!

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Nessun progetto, la vita mi ha portato a vivere un giorno alla volta.
Biografia
Giusy Schilirò nasce a Catania, sale per la prima volta su un palcoscenico a l’età di 4 anni, in un festival canoro inizia a con la musica pop per passare alla bossa nova, allo swing ma finalmente incontra la musica popolare, se ne innamora. Inizia a ricercare e studiare i vecchi canti, gli usi e i costumi e tradizioni del popolo siciliano. È stata definita l’erede di Rosa Balistreri, citata come cantante popolare nel libro del prof. Roberto Sottile “Dialetto e canzone”, ha vinto diversi premi per le sue interpretazioni: * Premio Rosa Balistreri tredicesima edizione 2015 Taormina * Premio VitArte 2017 – San Giovanni La Punta * XVIII Premio Nazionale Liolà 2018 Palermo *Premio Rosa Balistreri Licata 2019 *Premio Cruyllas 2019 Piedimonte Etneo Ha partecipato come ospite: * Memorial Rosa Balistreri Palma di Montechiaro 2015 * Memorial Rosa Balistreri Licata 2016 * Cruyllas 2018 Piedimonte Etneo * Lingua Madre: Parole e Musica, Passato e Presente. 2017, Dante Alighieri di Palermo * Il dialetto siciliano oggi e domani, f.i.l.d.s * Festa della musica a Palermo 2018 * Laboratorio letterario e su VERGA, Acireale * voce solista nello spettacolo di Ezio Donato “comparatico.
Per le foto di Giusy Schilirò si ringraziano i fotografi: Donatella Turillo, Dino Stornello e Ivana Scimona.





