Ribera: Paolo Casimiro ammesso agli ordini sacri. Medico e futuro parroco, due missioni per Dio e per l’Uomo

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Paolo Casimiro, 38 anni, seminarista, medico specialista, con altri cinque giovani agrigentini, è stato ammesso agli ordini sacri, in cattedrale, ad Agrigento, nella cerimonia presieduta dall’arcivescovo Alessandro Damiano. Lo abbiamo sentito per farci raccontare la sua vita, gli studi, il seminario, la medicina, la missione,

– Che significa l’ ammissione agli ordini sacri ?

Il termine esatto è ammissione tra i candidati agli ordini sacri, significa che dopo un tempo trascorso nella vita comunitaria del seminario la Chiesa Diocesana, nella figura del vescovo, dei superiori e dei parroci e sentito il parere delle comunità, riconoscono la possibilità di proseguire il cammino. Molto importante è il passaggio, durante la cerimonia, in cui si fa riferimento a “tutti quelli che vi conoscono”. ovvero, che hanno dato buona testimonianza di noi. E la Chiesa la accoglie.

– Quale seminario frequenti ? A quando e dove l’ ordinazione ?

Frequento il seminario della mia diocesi, il seminario Arcivescovile di Agrigento. A settembre entrerò al quarto anno. L’ordinazione avverrà quando il Signore vorrà, ancora ho molta strada da fare nel percorso di formazione, ma avverrà nella diocesi di Agrigento dove verrò incardinato.

– Quando e come è arrivata la chiamata ?

Beh, su quella che chiamiamo “chiamata” e’ difficile parlare. Ciascuno di noi ha la propria vocazione. Per quanto mi riguarda l’ho sempre sentita fin da piccolo. A 16 anni andavo già in seminario per degli incontri vocazionali.

Per un po’ ho nascosto a me stesso quel sentire. Ma ad un certo punto ho ceduto. Diversi sacerdoti mi hanno guidato, a Parma e a Palermo. Poi, anche se ci conoscevamo da poco, nel 2019 don Giuseppe Argento si è accorto che avevo ancora un “conto in sospeso con il Signore “. A lui devo lo sviluppo del senso di appartenenza alla comunità.

La comunità della Chiesa Madre infatti, da cui mancavo per motivi di studio e di lavoro da anni, mi ha accolto subito nelle persone dei catechisti e dei ragazzi dell’oratorio.

– Due missioni: per l’ uomo e per Dio ?

Oggi poi ho capito che chi mi chiamava non era un’idea ma una persona che troppo poco nominiamo: Gesù di Nazaret, per mezzo della Chiesa in cui sono cresciuto sia come cristiano che come persona.

Dio e’ nell’uomo. E l’uomo ha un po di Dio che desidera sempre aumentare. E ciò è possibile nella logica del Vangelo. La missione è unica, e’ fare in modo, per la parte che ci riguarda, che “venga il tuo regno “. Non sono solo parole che dobbiamo pronunciare durante la Messa. Dobbiamo correre il rischio di farle avverare a casa, al lavoro, con gli amici. E magari dicendo sì a un nostro sogno o desiderio che ci fa paura.

E’ dentro la mia Chiesa Madre che ho preso le decisioni più importanti per me. E, a volte, anche per i miei pazienti, dopo attento studio.

– Hai scelto il Signore, ma andrai pure in missione Tanzania come medico per aiutare chi ha più bisogno ?

Andrò in Tanzania come esperienza pastorale. Lavorerò per una parte della giornata nell’ospedale di Tosamaganda ma sarò alle disposizioni del vescovo di Mafinga Monsignor Vincent Cosmas Mwagala, che è stato studente del nostro seminario e vice parroco del mio rettore, don Stefano Nastasi.

– Come ha vissuto la famiglia la tua scelta ?

La mia famiglia è con me. E lo è ancora di più da quando è più partecipe del mio cammino. Mi rendo conto che l’inizio non è facile per nessuno. Ma non lo è nessun inizio.

– Puoi fare una breve biografia come studente e come seminarista ?

Ho studiato medicina a Parma, ma ho voluto fortemente tornare in Sicilia. Sono entrato così in specializzazione in Ematologia a Palermo, dove ho trascorso gli anni più belli della mia vita fino ad adesso. Nel frattempo mi ha accolto il gruppo scout del Ribera 1, anche se mancavo da Ribera da tanto tempo. I ragazzi mi hanno dato tantissimo. Ricordo con affetto che quelli che ho preparato per la cresima durante il Covid sono stati i primi ad essere cresimati dal mio vescovo, Monsignor Alessandro Damiano che non finirò mai di ringraziare per avermi accolto.

– Chi è il Santo della Chiesa che ti è più vicino e perché ?

Una volta ho sentito che non siamo noi a scegliere i santi, ma sono i santi a scegliere noi. Io ne ho due: la mia santa Bernadette Soubirous, che ho conosciuto in un periodo un po’ travagliato del mio percorso vocazionale e un altro che non è ancora santo nel senso comune del termine: Joseph Ratzinger, Benedetto XVI. Un uomo che ti dava l’impressione di non dire cose nuove o eclatanti, ma cose che tu stesso avresti voluto dire in quel modo: quello della Verità di cui dobbiamo essere collaboratori.