Ritratti: pittrici del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Iole Spasari

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Per Jachson Pollock “Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che è.”

Per Renato Guttuso “La pittura è una lunga fatica di imitazione di ciò che si ama,” mentre per Pier Gariglio “Il pittore cerca di riprodurre l’animo dei personaggi sulla tela.”

Ho conosciuto Iole Spasari al muro della legalità. Me l’ha presentata Caterina Trimarchi, maestra elementare e collega con la quale ho avuto il piacere di lavorare più di vent’anni nello stesso modulo presso la scuola di frontiera “Giovanni Ingrassia diretta da Alfonso Di Giorgio..Iole nel tempo libero ama leggere libri di letteratura, guardare i film al cinema. Quando le è possibile pratica trekking e cerca il mare, che per lei è un elemento vitale. Alcune volte quando sente il bisogno di ricaricarsi si isola, rimane a letto in silenzio e a pensare: è lì che ritrova la sua autenticità senza filtri e senza dover fingere. Non riesce a far a meno della musica che l’accompagna tutto il tempo, senza la quale non riuscirebbe a vivere. Quando ho conosciuto Iole Spasari mi è venuta in mente la Saudade, un sentimento portoghese, pilastro della cultura lusofona che fonde malinconia, nostalgia e desiderio affettuoso per qualcosa o qualcuno che è assente. Ma andiamo a conoscere Iole da vicino…

-Quando inizia la tua avventura con la pittura?

Ho iniziato a dipingere molto presto, da bambina. Avevo i colori già in casa, tra le mani, perché mio padre amava l’arte e di tanto in tanto si dilettava a anche lui a dipingere. Ma mentre per lui era un gioco, per me è stata da subito una necessità viscerale, per dar forma alla mia malinconia. Ho preso i suoi strumenti e ne ho fatto la mia vita.”

-Quali sono secondo te le qualità che deve avere un pittore?

Per me, la qualità principale di un pittore è la sensibilità. Non è solo la capacità di vedere i colori, ma quella di sentire il peso di un’emozione, riuscire a trasferirlo sulla tela. Un pittore senza sensibilità è solo un esecutore tecnico; un pittore sensibile, invece, è qualcuno che non può fingere: che mette a nudo la propria anima affinché gli altri possano trovarci la loro.

-Perché i pittori del passato partivano per Parigi e si ritrovavano a Montmartre?

Parigi e Montmartre in particolare, era l’unico posto dove un’anima tormentata non si sentiva sola. I pittori partivano perché avevano bisogno di specchiarsi in altri folli, in altre solitudini. Cercavano un luogo dove il tormento non fosse una colpa, ma il carburante per creare. Si riunivano perché solo tra simili ci si capisce senza parlare. In ogni pittore c’è un’anima che preme per uscire. È un conflitto continuo tra quello che senti dentro e quello che la tela riesce a sopportare.”

-Gli artisti che dipingono secondo te sono felici?

Non credo affatto che i pittori siano felici. Siamo anime tormentate.

Dipingere è una lotta estenuante per riuscire a imprigionare nei colori un’anima che vuole uscire fuori. È un conflitto continuo tra quello che senti dentro e quello che riesci ad esprimere…

-Come sarebbe il mondo senza pittori?

Sarebbe un mondo cieco. Senza i pittori, saremmo circondati dal vuoto, senza nessuno capace di dare una forma al dolore, alla bellezza o al tormento. Un mondo senza colori è solo un guscio vuoto, un luogo dove le emozioni non trovano più una via d’uscita.”

-Cosa ha rappresentato il murale della legalità?

È stato un atto di coraggio collettivo. Abbiamo trasformato la pittura da dialogo privato in urlo pubblico su scala monumentale. Rappresenta la prova che l’arte può riprendersi il territorio e dare una forma visibile alla resistenza e soprattutto alla verità.”

-Puoi raccontarmi qualche curiosità sulle pittrici del gruppo dei CalaPanama?

Siamo un gruppo di donne, ognuna con il proprio mondo e il proprio tormento. Siamo tutte diverse: l’unica cosa che ci unisce è l’arte, il resto appartiene alla nostra privacy e lì deve rimanere.

-Chi è il tuo pittore o pittrice di riferimento?

Il mio riferimento assoluto è Michelangelo Merisi, più noto come Caravaggio. Mi ha stregato e continua a farlo. Mi affascina il suo modo “spietato” di usare la luce per far emergere la verità dal buio. È la pittura dell’anima nuda, senza filtri e senza sconti.”

-Nel vedere un quadro che non è firmato, sapresti riconoscere se è stato dipinto da una mano maschile o da quella femminile?

Assolutamente no! E non mi interessa nemmeno saperlo. L’arte non ha sesso, ha un’anima. Davanti a un quadro non cerco un genere, cerco un’emozione, un tormento, una verità. Se l’opera mi trasmette qualcosa, il fatto che sia stata dipinta da un uomo o da una donna è un dettaglio del tutto irrilevante.”

-L’intelligenza artificiale può aiutare i pittori nella loro arte?

I giovani farebbero bene a starne alla larga. L’intelligenza artificiale è un calcolo, un algoritmo senz’anima. L’arte invece è carne, sangue e tormento; è il riflesso di un’anima che soffre e gioisce. Un computer non potrà mai provare malinconia, e senza quella non c’è pittura, c’è solo un’immagine vuota!”

-Quali sono i colori che preferisci per le tue composizioni?

Il mio colore preferito è il Blu Oltremare, ma la mia tavolozza è fatta di contrasti forti: uso il Blu di Prussia e il Bruno Van Dyck per creare profondità e ombre che pesano. E poi il Bianco Brillante, l’unico capace di squarciare quel buio.”

-Quali sono i temi dei tuoi lavori?

I temi dei miei quadri sono principalmente tre: i paesaggi, le donne e i bambini. Ma il vero filo conduttore è la solitudine, la malinconia e la dolcezza. Dipingo il mare perché riflette la mia profondità, dipingo figure umane per indagare la fragilità. In ognuno di questi soggetti si legge chiaramente la mia malinconia, che nasce proprio dal mio vissuto e dalla mia solitudine. Non sono solo immagini, sono il mio modo di dar voce a ciò che ho dentro.

-Fiori, donne e bambini fanno parte dei tuoi quadri?

Donne e bambini sì, ma i fiori no; non li dipingo facilmente. Il mio criterio è un altro: dipingo tutto ciò che mi trasmette malinconia. Se un soggetto non tocca quel nervo scoperto, non mi interessa. La mia arte non serve ad abbellire, ma a dar forma a quel senso di solitudine che mi porto dentro. Cerco la verità del sentimento, non la piacevolezza di un mazzo di fiori.

-Qual è l’ora del giorno in cui preferisci dipingere?

Non ho un orario, non sono un’impiegata della pittura. Dipingere per me è un’urgenza: quando arriva, devo assecondarla. Posso restare ferma per giorni e mesi per poi trovarmi a dipingere nel cuore della notte, nel silenzio più assoluto. È proprio in quelle ore, quando il mondo tace e la solitudine si fa più densa, che la mia malinconia trova la strada migliore per finire sulla tela.”

-Riavvolgendo il nastro della tua vita, rifaresti le cose che hai fatto?

Col senno di poi, no: cambierei moltissime cose. Non sono una di quelle persone che dicono “rifarei tutto”’. La vita mi ha segnato, e oggi so che certe battaglie, certe solitudini e certi errori mi hanno tolto tanto, forse troppo! Se potessi tornare indietro, proteggerei meglio la mia sensibilità e farei scelte diverse. La mia pittura nasce da questo: dal tentativo di rimediare sulla tela a quello che nella vita non si può più cambiare.

-C’è una città che vorresti visitare, un sogno che vorresti realizzare?

“Il mio sogno è visitare il Taj Mahal in India. È un luogo che mi affascina profondamente non solo per la sua bellezza, ma per la storia che porta in sé: è stato costruito per amore. Per me l’amore è la base della vita, il motore di tutto. Vedere quel marmo bianco sarebbe come vedere materializzato il legame tra il dolore della perdita e la forza eterna del sentimento.”

-Puoi commentare questa frase di Ignazio Buttitta: “Il pittore è un poeta, se non è poeta non è pittore”…

Ignazio Buttitta ha ragione: il pittore è sempre un poeta. Se non hai la poesia dentro, se non sai leggere l’invisibile e il tormento, sei solo uno che stende colore su una tela. Essere pittori significa saper scrivere versi con il pennello; significa che dietro ogni mio Blu Oltremare o ogni volto di bambino non c’è solo la tecnica, ma una rima di malinconia e di verità. Senza poesia, la pittura è muta!

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Progetti per il futuro? Non ne faccio! Alla mia età, e con il mio vissuto, vedo il futuro come un sentiero che si accorcia, e non voglio perderlo a inseguire illusioni. Il mio unico progetto è il presente: è il quadro che ho sul cavalletto oggi, è la prossima sfumatura di blu che riuscirò a trovare. Vivo e dipingo per l’istante, perché è l’unica cosa che mi appartiene davvero…

Biografia

Iole Spasari è nata a Palermo. E’ un’artista autodidatta. Il suo amore per la pittura nasce sin dalla tenera età. Prima ancor di scrivere, ha imparato a disegnare rimanendo affascinata da quello che poteva nascere da poche linee buttate giù. In famiglia capirono presto, che per rendere felice quella bambina, bastava regalarle matite e colori. Nel riceverli restava affascinata dalle tinte e dagli odori che per lei erano profumi da annusare. E’ entrata nel mondo dell’olio su tela, attraverso il lavoro del padre, del fratello e di alcuni zii. All’inizio copiava i particolari delle grandi opere dei Maestri della pittura e rimaneva abbagliata dalla luce, soprattutto delle opere di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Da qui per Iole si è aperto un mondo, fatto di sfide con se stessa e dando sfogo all’ Arte con gioie e dolori. Ha partecipato a diverse collettive ottenendo risultati positivi dalla critica, dal pubblico e dalle estemporanee. Fa parte del gruppo internazionale dei Calapanama, con i quali ha partecipato a diverse manifestazioni, fra le quali il Muro della legalità ed i Murales dedicati a Biagio Conte.