Calamonaci: Il Comune non esercitò mobbing

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Il Comune di Calamonaci non ha esercitato alcun mobbing nei confronti di un proprio dipendente. Ne hanno dato notizia i due avvocati nominati dall’ente locale. È stato questo il principio acclarato dalla Corte di Appello di Palermo, sezione controversie di lavoro, previdenza e assistenza, relativa a una causa civile tra una dipendente comunale (appellante) e il Comune di Calamonaci (appellato) rappresentato e difeso dagli avvocati Michele Dinghile e Giuseppe Lo Gioco, ambedue di Ribera. La corte, composta dai magistrati Cinzia Alcamo (presidente), Caterina Greco (consigliere relatore) e Claudio Antonelli (consigliere), ha rigettato l’appello proposto dalla dipendente e confermato la sentenza di primo grado.

 

 

Il tribunale di Sciacca, a cui si era rivolta l’impiegata, aveva rigettato tutte le domande proposte dal dipendente comunale che aveva citato in giudizio il Comune. La Corte ha anche condannato la dipendente comunale, a rifondere al Comune di Calamonaci le spese processuali, e stabilito che l’appellante debba anche versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come previsto dall’art. 13 del DPR n. 115 /2002.