Agrigento: La diga Cannamasca che non c’è

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La provincia è caratterizzata da decenni da curiosi paradossi che riguardano l’acqua ad uso potabile ed irriguo. Da un quarto di secolo, si assiste impotenti ad opere di immagazzinamento idrico con studi di fattibilità e progetti mai finanziati e ad invasi con lavori iniziati e mai completati. In un anno di gravissima crisi per siccità tra la popolazione e nelle campagne, balza agli occhi, nel viaggio tra le dighe del territorio agrigentino, la “diga che non c’è” perché cominciata e mai ultimata, con le opere in cemento armato e in terra battuta. La diga è la “Cannamasca”, situata alle pendini dei Monti Sicani, tra le province di Agrigento e Palermo, ubicata in territorio di Cammarata, sul torrente Chiapparotta, che ha una discreta portata idrica che può riempire nella stagione invernale il serbatoio montano incompleto da decenni.

L’ultimo finanziamento richiesto dalla Regione, dal governo Musumeci, nel 2018, per completare le opere incompiute, negli anni scorsi stato è di 28 milioni e mezzo di euro, ma i lavori del bacino imbrifero che dovrebbe consentire di invasare, nella stagione invernale delle precipitazioni atmosferiche, quanta più acqua possibile, sono fermi da anni ai muri in cemento e agli spianamenti del teritorio collinare dell’inizio del nuovo millennio. Le immagini che viaggiano sui siti internet sono molto eloquenti.

La storia della diga “Cannamasca” di Cammarata è vecchia di oltre un quarto di secolo se si guarda al fatto che i lavori sono iniziati nel lontano 1998, con una spesa iniziale di 18 milioni di euro. L’opera pubblica, che è realizzata al 70 per cento della sua struttura, è definita strategica per il territorio montano perché potrà invasare, una volta completa, oltre due milioni e 200 mila metri cubi d’acqua da raccogliere nel periodo delle piogge autunnali e invernali e da utilizzare nella stagione estiva per l’irrigazione di un vasto comprensorio agricolo per una superficie complessiva di circa 550 ettari di frutteti già attivi, secondo il progetto iniziale.

La Regione Siciliana aveva programmato la possibilità di potere utilizzare l’acqua da invasare a “Cannamasca” con una duplice finalità: quella idrico-agricola e quella civile-potabile. L’invaso di Cammarata potrebbe costituire un’importante valvola di sfogo per sgravare l’attuale acquedotto del Fanaco, posto sul territorio montano a cavallo tra Castronovo di Sicilia e Santo Stefano Quisquina, oggi totalmente a secco, svuotato dalle sacrosante richieste idriche delle popolazioni agrigentine, e di realizzare importanti economie di gestione. Attualmente il Fanaco serve per scopi civili i serbatoi comunali una decina di comuni dell’Agrigentino centro-orientale.

La storia di Cannamasca è intrisa di mancanza degli opportuni finanziamenti, di ritardi nella realizzazione delle opere, di diversi ricorsi al Tar Sicilia per l’appalto di alcuni lavori risalenti al 2014. Nella stessa area agrigentina vi sono quasi vuoti invasi come la diga Castello di Bivona (21 milioni di metri cubi), l’invaso Raia di Prizzi (9 milioni) e il laghetto Gorgo di Montallegro (3 milioni), Piano del Leone (4,5 milioni) che hanno bisogno non solo di ulteriori collaudi per invasare un maggiore quantitativo d’acqua, ma necessitano da anni di eliminare milioni di metri cubi di detriti che riducono di parecchio la capacità idrica complessiva dei serbatoi.