Ritratti: giornalisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Teresa Di Fresco

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Teresa Di fresco è una giornalista molto conosciuta e molto amata dai siciliani. Una persona con la quale mi sono confrontato in tutti questi anni. E’ un’appassionata di libri, spesso ci incontriamo nelle librerie di Palermo. Teresa ama molto viaggiare e scoprire le curiosità del mondo. E’ una persona che accoglie tutti con un sorriso, è un’attenta osservatrice dei dettagli, di quello che succede nel mondo e a Palermo in particolare. La conosco da una vita, così come ho conosciuto il fratello Antonio Maria storica firma de “L’Ora” di Palermo, dell’Europeo e della Rai dal 1977. Teresa Di Fresco durante la sua vicepresidenza dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia è stata componente della giuria e dell’organizzazione del premio giornalistico nazionale intitolato a Mario Francese. Il suo giornalismo dal volto umano mette in primo piano il lettore e i suoi diritti inviolabili. E’ sempre un piacere incontrarla e confrontarsi con lei.

-Quando nasce la tua passione per il giornalismo?

I primi articoli li scrissi per il giornale del liceo, il Meli, ma fin da piccola mi ritrovavo sul lettone dei miei genitori a sfogliare il “lenzuolo” che inesorabilmente mi attirava e che cercavo di leggere. In casa non sono mai mancati i quotidiani e le riviste.

-Una volta i giornali si facevano di notte come il pane. Più volte a mezzanotte, alla stazione centrale ho aspettato l’uscita del Giornale di Sicilia ad attendere una notizia sensazionale di cui si vociferava in città. Sembrano passati cento anni…

-Il mondo è cambiato, noi siamo cambiati. Adesso leggiamo “notizie”, spesso false, sui social. Oppure per avere informazioni leggiamo i giornali sui siti internet.

-Prima c’erano le rotative, il linotype e le foto si inviavano dalla provincia con la scritta evidente “fuori sacco”, le redazioni erano piene di giovani che avevano una mano al telefono e una sulla macchina per scrivere, ancora non c’erano i cellulari. Quali cambiamenti ha portato la rete, che un minuto dopo le notizie sono già vecchie…

Certo, ci mancano quelle che erano le nostre abitudini, ma non si può fermare il mondo, non possiamo essere nostalgici. Cambiano i tempi, cambiano i modi di fare informazione, ma la cosa essenzialmente importante è che le notizie siano vere e verificate, che non lascino margini di errore, che non confondano il lettore con falsità come purtroppo spesso accade, soprattutto grazie alla rete. Arrivare prima a dare una notizia oggi non ha lo stesso significato che aveva al tempo che hai ricordato tu. Non si usa più la macchina da scrivere, non ci sono quasi più le redazioni e molti giornali sono online e si lavora da casa.

-Qual è la funzione di un giornale nella società liquida dove le notizie hanno poca vita come le immagini televisive, dove l’ultima notizia schiaccia e cancella quasi definitivamente quella precedente?

L’approfondimento, quello che manca nei siti online, quello che manca nell’estrema velocità che non consente verifica, approfondimento. Non c’è più il giornalista che consumava le suole delle scarpe per le strade, che andava nei commissariati, che andava a cercare la notizia e poi la verificava. Io ho comunque fiducia nel giornale cartaceo e mi danno ragione grandi testate americane che anzi hanno incrementato le redazioni.

-Qual è la responsabilità di un giornalista, c’è un controllo attento delle fonti, può una notizia distruggere una vita?

La responsabilità di un giornalista non è cambiata, ha il dovere di dare un’informazione corretta, di informare senza spettacolarizzare, senza prevaricare la dignità umana tenendo conto della deontologia professionale che deve essere un faro per chiunque offre informazione e che ha l’obbligo di non dimenticare che è al servizio del lettore o spettatore televisivo che sia.

-C’è un film famoso “Sbatti il mostro in prima pagina che fa sempre riflettere”.

Appunto, mi riferivo proprio a quello! Le carte deontologiche non devono mai essere trascurate, sono il vademecum per un giornalista serio che sappia esercitare bene il mestiere.

-C’era una volta il giornale L’Ora. Che ricordi hai di questo storico giornale che ha contribuito a scrivere la storia della Sicilia e non solo…

L’ho frequentato da ragazzina perché mio fratello era un “biondino” del mitico quotidiano della sera, mio padre per un buon periodo ne è stato correttore di bozze, io vi ho pubblicato qualche articolo nell’ultimissima parte della sua vita, prima che chiudesse per sempre i battenti. E’ stata una grave perdita, ha dato ottime firme alla stampa nazionale.

-Palermo e la mattanza. I giornalisti dalle città del nord si precipitavano a Palermo per raccontare i morti ammazzati per strada e incaprettati. Come hai vissuto quegli anni?

Come tutti i palermitani: male. Ogni giorno era una strage, il terrore di trovarsi immischiati in una sparatoria. E non tutte le testate locali erano disposte a raccontare quei fatti se non come fatti di normale cronaca.

-Qual è la forza di un giornale?

Raccontare sempre la verità, altrimenti si perde la fiducia del lettore, si asservono padroni e gli unici a cui un giornalista deve rispondere sono sempre i lettori.

-Cosa non dovrebbe fare mai un giornalista?

Tradire, come ho già detto, la fiducia di chi legge i suoi articoli.

-Qual è il lavoro che svolge il consiglio dell’ordine dei giornalisti?

Redigere l’albo professionale; dare parere, quando richiesto, al Ministro di Giustizia, sui progetti di legge e di regolamento che riguardano la professione di giornalista; coordinare e promuovere attività culturali dei Consigli degli Ordini regionali per favorire iniziative per il miglioramento professionale solo per citare alcune attribuzioni, ma la lista delle incombenze è lunga.

-I tg della televisione e il condizionamento verso coloro che non leggono né libri, né giornali…

Finché c’è la libertà di pensiero si può scegliere di credere a tutto quello che viene detto oppure no. Ma oggi sono più i social a distorcere la verità, no la televisione.

-Chi controlla la veridicità delle notizie se chiunque può pubblicare una fake news e portare ansia ed angoscia nel mondo?

Il giornalista, il direttore responsabile di una testata giornalistica vigilano sulla veridicità delle notizie; sui social, sui comuni cittadini l’ordine dei giornalisti non può intervenire. Se un giornalista iscritto all’albo sbaglia incorrerà nelle sanzioni disciplinari, un comune cittadino no.

-Qualcuno ha scritto che i giornalisti cucinano le notizie… Cosa vuol dire esattamente che i giornalisti sono come i cuochi e possono mescolare gli ingredienti a loro piacimento?

Da sempre esiste chi vuole manipolare la verità dei fatti; per fortuna non è la maggior parte dei giornalisti. Spesso sono le linee editoriali che determinano comportamenti deontologicamente scorretti.

-Di che cosa si occupa l’agenzia l’Ansa?

Oltre ad essere una grande agenzia dell’informazione è da sempre una insostituibile fonte di informazione. Prima dell’avvento dei discutibilissimi social, era una sorta di vangelo per i giornalisti , una fonte preziosa di informazioni non falsificate.

-Quale consiglio daresti ad un giovane che da grande vuole fare il giornalista?

Una battuta così recita: “Se non vuoi lavorare, fai il giornalista”. Nulla di più falso. E’ un lavoro bellissimo che permette di conoscere tante persone, ognuna delle quali ha una storia da raccontare, un bisogno da esprimere, una verità da svelare e i grandi cronisti sanno quanto sia faticoso cercare, per raccontarla, la verità. Alcuni giornalisti siciliani sono stati uccisi per i loro articoli, per aver raccontato la verità e mi riferisco, ovviamente, ai fatti di mafia, a chi ha indagato e scritto verità scomode che si pretendeva restassero nascoste.

-Qual è la notizia più bella di cui hai scritto e quella che non avresti mai voluto pubblicare?

Non esistono notizie belle: lo sono tutte quelle vere e, in quanto a pubblicarne una che non avrei mai voluto, non ce ne sono. I fatti, la cronaca va sempre raccontata, magari a denti stretti, magari con le lacrime agli occhi ma ti rispondo con una battuta del film Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi che un giornalista – nella fattispecie era mio fratello – dice al magistrato: “La gente deve sapere”.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a scrivere e magari non soltanto articoli. Mi piacerebbe scrivere un libro e ci sto pensando.

Biografia

Teresa Di Fresco è nata a Palermo. Terminati gli studi classici alla facoltà di Lettere dell’Università di Palermo, negli anni novanta inizia a collaborare con i quotidiani “Il Mediterraneo”, “L’ Ora”, con la rivista “Palermo” edita dalla Provincia regionale. All’inizio degli anni 2000 tiene una rubrica personale per un periodico di natura finanziaria. Responsabile di alcuni uffici stampa sindacale, scolastico e privati. Per alcuni anni collabora con le pagine palermitane di “Milano Finanza” e raramente “Repubblica”. Nel 2003 pubblica un libro di poesie. Nel 2011 riceve un riconoscimento con pubblicazione in una antologia di una sua opera in versi a sfondo sociale. Dal 2007 a oggi è corrispondente dalla Sicilia del settimanale californiano “L’Italo-Americano”. Collabora anche con alcune testate giornalistiche online. Ha organizzato convegni per conto dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Ha promosso, organizzato e creato nel 2017 la Biblioteca dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia che comprende oltre tremila volumi. Ha organizzato nel 2017 presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, nell’ambito di un corso di formazione, la mostra di quotidiani palermitani del 1800 di proprietà di un collezionista. Ha partecipato quale relatrice in diversi convegni – alcuni organizzati dal Consolato della Repubblica Ceca in Sicilia – a Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Agrigento e a Roma. Ha scritto prefazioni di alcuni libri. E’ in via di pubblicazione un suo contributo negli atti di un convegno sulle problematiche della violenza sulle donne. E’ stato pubblicato un suo contributo in un libro a più mani su Palermo. Ha pubblicato più di un contributo in un libro sulla pandemia. Ha presentato diversi libri anche di autori di spessore nazionale. Ha ricevuto i premi giornalistici Donnattiva nel 2014 riconfermato nel 2016; il XIX° Premio Teleacras/Punto Fermo “Giovanni Miccichè” nel 2016; dal 2015 al 2019 il riconoscimento onorifico come membro di giuria nel premio giornalistico per le scuole di I° e II° grado “Anna Maria Ermigiotti”. Nel 2017 ha ricevuto il Premio “Lucio Colletti” in Campidoglio per la sua attività giornalistica. Nel 2022 ha ricevuto il premio giornalistico “Anna Maria Ermigiotti” , partecipando con un articolo pubblicato su “L’Italo-Americano”. Nel 2012 è stata tra i firmatari della Carta di Palermo voluta dal comune e, tra gli altri, dall’ Ordine regionale dei Giornalisti, come impegno di vigilanza sul linguaggio possibile, nell’ambito della Giornata Europea contro la Tratta di esseri umani: “Le nuove schiavitù e le nuove mafie: di che si “TRATTA”?” Il 1° Giugno 2016, con un suo intervento, ha rappresentato l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia nel convegno “Media for Peace – Media per la Pace” organizzato dall’Università degli studi di Palermo patrocinato, tra gli altri, dal Senato della Repubblica e che ha visto come relatore, tra gli altri, anche l’Ambasciatore della Dichiarazione di Bruxelles “Pledge to Peace” Prem Rawat.

Per il biennio 2008/2010 è stata eletta delegata provinciale nel CPO (Comitato per le pari opportunità) dell ‘ASSOSTAMPA (Sindacato dei giornalisti) di Palermo.

Dal 2010 al 2017 ha ricoperto la carica elettiva di Vicepresidente dell’ordine dei Giornalisti di Sicilia. Ha organizzato ed è stata docente nei corsi di formazione per gli aspiranti giornalisti pubblicisti e per i giornalisti pubblicisti e professionisti già iscritti all’albo nazionale.

E’ stata, durante la sua Vicepresidenza dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, componente della giuria e dell’organizzazione del premio giornalistico nazionale intitolato a Mario Francese.

Organizza e tiene uffici stampa a livello anche internazionale.

Ha curato la correzione e l’editing di libri di carattere poetico, biografico e narrativo.