Ritratti: tecnici del suono del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Saro Cordaro

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Ho conosciuto Saro Cordaro negli studi della Rai di Via Cerda a Palermo. In quegli anni la strada era famosa ed era considerata come Via Teulada. Molti curiosi si fermavano nella stradina per incrociare qualche personaggio famoso che si recava in Rai. A pochi passi c’era la storica libreria Flaccovio luogo di incontro degli intellettuali. Oggi la libreria non c’è più. Incontrai Saro una mattina di settembre in una giornata piena di sole. La sua presenza mi mise subito allegria e voglia di vivere. In quel periodo i tecnici della Rai erano tutti molto simpatici e affettuosi c’era Martino Gambino, Filomena Farina, che poi si è trasferita a Bologna, Nicola D’Adelfio, Pippo Bartolomei, Franco Mendola, Enzo Consoli e Nino Montalto. Li incontravo insieme a Marilena Monti e Pino Badalamenti nella saletta montaggio della radio. Allora andava in onda il programma Cosa farai da grande condotto da me e Marilena tutte le domeniche pomeriggio, spesse volte in diretta.

Per 10 anni ho collaborato sempre alla radio, una delle più grandi passioni della mia vita. La presenza di Saro Cordaro e di altri amici che ho conosciuto in via Cerda mi ha fatto amare questa azienda, mi ha permesso di crescere, di conoscere tante persone e di scrivere alcuni libri. Ho considerato la sede Rai come la mia seconda famiglia e non ho mai perso i contatti né con i tecnici né con i giornalisti.

Quando c’era da registrare un programma una o diretta se c’era Saro era uno spasso. Scherzavamo su tutto e parlavamo degli amori parigini, dei contrasti fra Parigi e Favara dove l’acqua arrivava una volta al mese mentre a Parigi c’era sempre. Ricordo con gioia quante risate e quanti ricordi sono rimasti nel nostro cuore! Da pochi giorni Saro ha lasciato gli studi radiofonici e televisivi per godersi la meritata pensione. So che gli è stata organizzata una festa, ma di questo e della sua storia parleremo in questa intervista.

-Quando inizia la tua attività in Rai?

Era 15 febbraio del 1979, stavo pranzando, seduto al tavolo, con i miei genitori e i miei fratelli e avevo appena finito di gustare un bel piatto di spaghetti al pomodoro, quando mi accorsi che, da sotto al piatto, sporgeva la punta di un foglietto giallo. Alzai il piatto e vidi per intero il foglietto ben ripiegato su se stesso con su la scritta “TELEGRAMMA”.

Incuriosito e con la mano tremante, presi quel telegramma, lo aprii e tutto d’un fiato lessi il suo contenuto che mi proiettò letteralmente in orbita dalla gioia: Ecco il testo:- ” Poiché Ella ha superato le prove per la selezione per “Tecnico”, la S.V. è invitata a presentarsi il giorno 19/2/1979, alle ore 8,30, munito di documento di identità, per prendere servizio a tempo indeterminato con la qualifica di ”TECNICO”, presso la sede Regionale Rai, di via Cerda 19 – Palermo.

Avevo compiuto ventuno anni, da poco più di un mese…e quattro giorni dopo stava per iniziare la mia nuova vita densa di soddisfazioni e gioie che è durata oltre 43 anni, sino al 30 aprile 2022.

– Da bambino pensavi che un giorno avresti fatto il tecnico del suono alla Rai radiotelevisione italiana?

Da bambino, come quasi tutti i bambini, avevo sempre sognato di fare il calciatore (me la cavavo abbastanza bene nel ruolo di centravanti). Ma come spesso avviene, i sogni dei bambini col trascorrere del tempo si trasformano. Infatti, nel 1977 frequentavo la quinta classe del corso di Elettronica, presso l’Istituto Tecnico Industriale A. Volta di Palermo, e durante il viaggio di istruzione di quell’anno a Roma, una delle Aziende che ci fecero visitare era proprio la Rai di via Teulada.

Rimasi affascinato dagli studi televisivi, dalle regie, dalle telecamere, dai microfoni e in genere da tutte le apparecchiature tecniche. Ma soprattutto da quell’atmosfera di incanto per la gioia che stavo provando: ero lì in presenza e vedevo ciò che ogni giorno quel cubo in bianco e nero portava nelle nostre case, inondandoci di immagini e suoni trasmessi da quel posto, dandoci le notizie e intrattenendoci con i suoi programmi: era MAMMA RAI con tutto il suo fascino e la sua magia!

D’improvviso pensai: ”come sarebbe bello lavorare qui!” e fu in quel momento che sperai in un sogno che dopo meno di due anni si concretizzò.

– Com’è cambiata la Rai dal giorno in cui hai messo piede la prima volta, ad oggi con l’uso di nuovissime e sofisticatissime tecnologie?

E’ cambiata, eccome se è cambiata la Rai!

Gli studi radiofonici di via Cerda erano un concentrato di tecnologia analogica e le registrazioni venivano fatte su bobine contenenti nastro magnetico. I tagli sui nastri venivano fatti con forbici diamagnetiche che non alteravano il contenuto della registrazione. E i lembi dei nastri tagliati venivano uniti con nastro adesivo, poi rifilato lungo i bordi dello stesso nastro magnetico.

Per i servizi televisivi si usava ancora la cinepresa corredata di pellicola e l’audio veniva registrato su bobine montate sui registratori portatili Nagra. Questi ultimi erano collegati alla cinepresa attraverso un particolare cavetto che serviva a sincronizzare l’audio col movimento delle labbra dell’intervistato. E all’inizio di ogni registrazione veniva battuto il “ciak”.

Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quel 1979, ed oggi con le nuove tecnologie digitali il lavoro è diventato più comodo, anche se alle volte più complesso.

– Quando hai scoperto il suono per la prima volta?

All’età di 16 anni e sempre con la scuola, la mia classe fu portata ad assistere all’ultima rappresentazione, senza scene, del Nabucco di Verdi, al Teatro Massimo. Poi il Teatro rimase chiuso per tanti anni. Ma fu in quel momento che riuscii ad apprezzare dal vivo la bellezza del suono.

– Chi ti ha insegnato questo mestiere?

Il mio primo insegnante è stato il Capotecnico della Radiofonia Martino Gambino. Un maestro, non solo di nozioni tecniche, ma soprattutto di umanità e di vita. E’ stato talmente importante nella mia formazione che ancora oggi, che ha quasi novanta anni, ci sentiamo al telefono e di tanto in tanto vado a trovarlo. Di lui ho un ricordo bellissimo, e nel lavoro (ma anche nella vita) è stato talmente buono (un vero pezzo di pane) che se tutti i colleghi di lavoro fossero stati come lui, la Rai di Palermo sarebbe stata un panificio!

Ma voglio ricordare anche un altro maestro da cui ho imparato tanto e che ricordo con tanto affetto, il collega Mimmo Bressi.

– Come si fa a diventare tecnico del suono?

Esistono corsi di formazione professionali basati sullo studio del segnale audio e come trattarlo, insieme a tante ore di utilizzo pratico delle apparecchiature elettroniche, a diretto contatto con ingegneri e tecnici del suono. La vera palestra è comunque la registrazione e la diffusione dal vivo degli eventi musicali, teatrali ecc.

– C’ qualche personaggio famoso che hai incontrato e ricordi in particolare?

Ricordo il grande regista Peppuccio Tornatore, col quale mi vanto di aver lavorato per anni, prima che diventasse famoso a seguito dell’assegnazione dell’Oscar per il film “Nuovo Cinema Paradiso” nel 1990. Ho anche collaborato con Peppuccio, come tecnico del suono, alle riprese del film “Cento giorni a Palermo”, in cui lui dirigeva la seconda unità di ripresa.

Uomo di enorme cultura, di grande umanità, modestia e umiltà, collaborava a tempo determinato con la Rai, producendo programmi radiofonici e televisivi, sperando di essere assunto come Programmista Regista. Ma qualcuno gli ha messo i bastoni tra le ruote… ed è stata questa la sua grande fortuna!

Ho un bellissimo ricordo anche di Ignazio Buttitta che, dopo una registrazione, volle scrivere e dedicarmi una piccola poesia. Ma non posso dimenticare un caro amico che ha collaborato alla realizzazione di tanti programmi, col quale ho trascorso intense giornate di lavoro e divertimento. Tale Maurizio Piscopo!

– Chi sono i grandi musicisti che hai amplificato nei concerti?

Oltre ai maestri orchestrali e i coristi del Teatro Massimo, ai componenti del Brass Group guidati dal Maestro Ignazio Garsia, al vibrafonista Enzo Randisi, ricordo con enorme piacere il violoncellista Giovanni Sollima.

– C’è un episodio curioso che ti è capitato durante la tua esperienza, un microfono aperto, una diretta non andata bene, una lite sul palcoscenico o dietro le quinte…

Durante la ripresa televisiva di “Medea” presso il teatro di Erice conobbi un’attrice (di cui volutamente non faccio il nome) che interpretava Medea.

Dopo aver piazzato i microfoni lungo tutto il palcoscenico rimaneva solo il “problema” di “microfonare” l’attrice che ovviamente si muoveva e poteva arrecare, attraverso lo strofinio sul microfono stesso, fastidiosi rumori che potevano disturbare la ripresa audio. Dovevo utilizzare un radiomicrofono molto piccolo, chiamato anche pulce per via delle sue ridotte dimensioni, e lo dovevo posizionare sulla veste dell’attrice o in qualsiasi altro posto dove non creasse problemi sia all’attrice che alla ripresa audio. Ma fu lei a consigliarmi dove piazzarlo, cioè in mezzo ai suoi folti capelli ricci! Rimasi sbalordito dalla sua proposta che evidentemente era dettata dalla sua esperienza. Stavamo facendo le prove prima della registrazione vera e propria, ma rimaneva da collocare, senza essere visto, il trasmettitore del microfono, grande più o meno come un cellulare odierno. E fu ancora lei, l’attrice, a togliere le castagne dal fuoco. Senza indugiare un attimo mi tranquillizzò (si fa per dire), alzò la veste e posizionò il trasmettitore dentro le sue mutandine. In quel momento ebbi un momento di stupore e non so di quale tonalità di rosso diventò il mio viso. Mi guardò con un sorriso sornione e mi chiese di verificare il buon funzionamento del microfono.

Andò tutto bene… e per la ripresa audio ricevetti i complimenti dei colleghi!

– Quali sono i migliori microfoni del mondo?

I migliori microfoni sono quelli a condensatore e ne esistono di varie dimensioni e marche. Ma ovviamente anche i dinamici sono di ottima qualità. Tutto dipende dall’uso che se ne deve fare.

– Com’è stato il rapporto coi giornalisti con i quali hai lavorato fianco a fianco in tutti questi anni ?

Ho avuto degli ottimi rapporti con tutti i giornalisti. Ovviamente, a causa della frenesia legata all’imminenza della messa in onda dei giornali radio o dei telegiornali, potevano accadere dei malintesi che però si chiarivano subito dopo le trasmissioni. Ma in generale, per via anche della mia indole accomodante, ho sempre avuto un bel rapporto con tutti loro. Ed il rispetto è stato reciproco.

Non posso elencarli tutti, ma i vari Tripisciano, D’Elia, Cordaro, Ricciardi, Licata, Scimé, Vara, Tarantino, Rizzo Nervo, Bonsangue, Morgante, Cusimano, Cacicia, Polizzi, Alcamisi, Pasquini, Cascio, Alosi, Pinello, Alajmo e molti altri, tra cui tutti i giovani da poco assunti, li ricordo con tanto affetto.

– Sei mai andato all’estero per conto della Rai?

Durante i primi anni della mia carriera ho lavorato quasi sempre in Italia spostandomi in altre regioni. Successivamente ho avuto l’opportunità di andare all’estero per seguire le Olimpiadi o per qualche altra manifestazione, ma a causa del ruolo che coprivo, Coordinatore della Produzione, è stato più corretto che andassero i colleghi che avevano un ruolo diverso dal mio.

– Cosa ti manca della Rai? So che è troppo presto ma la domanda te la faccio lo stesso!

Al momento non saprei rispondere, perché è come se fossi andato in ferie…ma un pò di nostalgia del mio lavoro a contatto con i colleghi c’è…

– Qual è il potere dell’informazione?

L’informazione ha il grande pregio di combattere l’ignoranza, ma purtroppo, soprattutto con l’avvento delle nuove tecnologie e i social, sembra proprio che l’ignoranza dilaghi a vista d’occhio più di prima. L’esempio più banale è il continuo diffondere fake news da parte di gente assolutamente impreparata a verificare la veridicità delle notizie da condividere. Basta un click e la fake si diffonde come un virus, arrecando un danno enorme ai poveri utenti che si lasciano condizionare da gente preposta e pagata per immettere in rete false notizie. Si parla di libertà di parola, tutti possono esprimere la propria opinione, ma in realtà le stesse “opinioni personali” sono sempre il frutto di un condizionamento ricevuto dai mezzi di informazione. E qui è stato maestro il signor B. che da quando è entrato in politica ha utilizzato le sue TV per dare in pasto agli italiani una moltitudine di informazioni false e tendenziose, condizionando tantissima gente anche attraverso i programmi spazzatura, dove le liti, le parolacce e le volgarità sono all’ordine del giorno. Di cattiva televisione l’espressione più sgradevole è il programma “Grande fratello”.

– Ci si può fidare dei Tg?

L’informazione che ci danno i TG è generalmente, per la mia esperienza, la più corretta, ma sappiamo anche che alle volte è pilotata soprattutto da quei giornalisti asserviti alla politica.

Vespa è l’esempio più lampante!

– Cosa cambieresti nell’organizzazione della Rai se per un giorno fossi il Direttore?

Cercherei di rendere l’Azienda meno politicizzata. Ma è un’utopia!

– La Rai è ancora la fabbrica dei sogni?

Nonostante sia cambiata, secondo me lo è ancora.

– Cosa salverà il mondo la bellezza, la cultura o la musica?

Considerando che la cultura e la musica sono espressioni di bellezza, credo che a salvare il mondo saranno proprio la bellezza, la cultura e la musica.

-Com’è andato l’ultimo giorno in Rai?

L’ultimo giorno di lavoro è stato emozionante come il primo. Ho ricevuto tante di quelle manifestazioni di affetto che quasi stentavo a crederci.

Insieme alla collega programmista regista, Leonarda La Placa, anche Lei andata in pensione lo stesso giorno, abbiamo organizzato un rinfresco per dare l’ultimo saluto ai colleghi, prima del congedo definitivo dall’Azienda. E’ stata una mattinata densa di emozioni, di affettuosi abbracci e di ricordi indelebili. Ma il momento più toccante è stato alla fine del Tg regionale delle ore 14,00, quando in regia erano stranamente presenti il Caporedattore Rino Cascio, tanti altri giornalisti e il nuovo Direttore della Sede, la dott.ssa De Cicco, da poco insediata.

Il conduttore del Tg, Roberto Ruvolo, prima della sigla di chiusura ha letto un comunicato citando i nomi dei colleghi che stavano per chiudere la loro carriera aziendale, ringraziandoli per il loro contributo, per la loro umanità e per la loro professionalità. E in regia è scoppiato uno scrosciante applauso per noi “ormai pensionati” …che non abbiamo saputo trattenere le lacrime!

E’ stato bellissimo.

– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Poiché sono da poco diventato nonno, mi sto dedicando soprattutto alle coccole della mia “troppo duci” nipotina Eleonora. Non tralascio la mia attività fisica giornaliera con i miei 10 km di camminata a ritmo sostenuto, la lettura di buoni libri, la lavorazione del legno e spero di andare più spesso a San Giovanni Gemini, il mio paese natio, dal quale mi sono allontanato da quando non ci sono più i miei genitori. Ma sicuramente avrò anche tante altre cose da fare!

Biografia

Rosario Cordaro, per gli amici Saro.

E’ nato a San Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento, nel 1958. All’età di quattro anni la sua famiglia si è trasferita a Palermo e qui ha frequentato tutte le scuole, dall’asilo alle superiori. Ha conseguito nel 1977 il diploma di Perito Tecnico Industriale con specializzazione in Elettronica Industriale, presso l’Istituto Tecnico Industriale “A. Volta” di Palermo. Nel 1979, dopo aver superato la selezione per Tecnici, ha preso servizio presso la Rai Radiotelevisione Italiana dove ha lavorato per 43 anni e due mesi, fino al 30 aprile del 2022.

Nota finale

Mi sia concesso ringraziare tutte le persone con le quali ho avuto un contatto e che hanno lavorato anche in momenti particolarmente difficili e bui della città che hanno fatto la storia della Rai e che mi hanno permesso di crescere e maturare in questi anni. Se oggi scrivo qualche libro lo devo alla scuola di via Cerda, crocevia di intelligenze e di creatività dove si incontrava il mondo culturale del tempo.D esidero ringraziare e abbracciare Silvana Polizzi, Salvatore Cusimano, Vincenzo Morgante, Rino Cascio, Bianca Cordaro, Nuccio Dispenza, Nuccio Vara, Mario Azzolini, Diego Bonsangue, Elvira Scibona, Sara Conoscenti, Tiziana Martorana Marzia Puleo, Giuseppe D’Agostino, Giovanni Campolmi, Nicola Alosi, Luigi Tripisciano, Gian Mauro Costa, Pippo Gigliorosso, Alfredo Conti, Roberto Alajmo, Placido Ventura, Antonella Gurrieri, Giovanni Tomarchio, Vittorio Brusca, Gabriella Guarnera, Leonarda La Placa, Marilena Monti, Antonio Maria Di Fresco, Biagio Scrimizzi, Pino Badalamenti.