Ritratti: Scrittori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Salvo Piscopo l’autore del libro “I Fantasmi della Monaca”

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“ I Fantasmi della Monaca” è interamente ambientato nel trecentesco monastero di clausura di Santa Caterina d’Alessandria adiacente all’omonima chiesa barocca, in piazza Bellini. E’ il secondo romanzo di Salvo Piscopo inserito nel programma della via dei librai. Il libro è presentato sabato 23 aprile alle ore 17,00 a Palermo a Piazza Bologni . Alcuni brani del libro saranno letti da Gino Bonanno.

-Quando nasce questa storia? E’ una storia vera o frutto della tua fantasia?

Fin da ragazzo ho avuto un legame particolare con la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Rimanevo sempre estasiato dalla magnificenza delle tarsie di marmo della sua architettura barocca. Purtroppo come molto spesso accade a Palermo, quella chiesa, per lunghi periodi dell’anno, era bella e impossibile; le sue porte si schiudevano soltanto durante il tradizionale rito dell’Altare della Reposizione, la sera del giovedì santo. Da buon palermitano, non mi sono mai sottratto dal compiere quel rituale giro delle chiese che la tradizione popolare chiama “i sepolcri”. Solo in quella occasione riuscivo nuovamente ad apprezzare lo splendore delle sue tarsie che anno dopo anno svelavano ai miei occhi particolari sempre nuovi. Ma ciò che più suscitava la mia curiosità erano le grate che si scorgevano sulla parte alta della chiesa: erano il segno della presenza di un monastero di clausura che ispirava in me profonda curiosità. Non sapevo nemmeno se dietro quelle grate ci fossero ancora delle suore.

L’idea di ambientare un romanzo in questo contesto monumentale mi è venuta quando, trasferite altrove le ultime suore, il monastero è stato aperto al pubblico. La folgorazione, la scintilla che ha messo in moto tutta la costruzione della trama, è scattata mentre passeggiavo sulle terrazze della chiesa. Proprio lì, mentre ammiravo la bellezza del centro storico di Palermo, chiusa dai suoi monti ma aperta sul suo un mare, ho deciso di dar voce a suor Serafina, la badessa che, dopo la tragica, violenta morte della precedente madre superiora, indagando sulle cause di quella morte misteriosa, scopre, in un continuo crescendo, una serie di verità scomode e fatali.

-Suor Serafina è esistita?

Certamente no. Suor Serafina, come tutti gli altri personaggi del libro sono frutto dalla mia fantasia. Sono, appunto, solo personaggi, icone di uno strano intreccio tra vittima e carnefice, dove a volte la vittima è inconsapevolmente carnefice di se stessa.

-E le altre cinque suore?

Anch’esse sono frutto della fantasia: loro, con Serafina, sono coprotagoniste del romanzo unitamente a suor Adalgisa, la madre superiora che, come già detto, muore in circostanze misteriose, contingenze che la Curia tenta di insabbiare.

-Il libro fa pensare a Storia di una capinera di Giovanni Verga, ma è molto più complesso per una serie di vicende che lasciano il lettore inchiodato sulla pagina…

Con la Storia di una Capinera, il mio romanzo ha in comune solo lo status della protagonista Suor Serafina, al pari di Maria, la protagonista del romanzo di Verga, è una suora di clausura. Ciò che lega i due personaggi è solo questo. Sono diverse invece le loro angosce, le paure e, forse, i rimpianti. Ma soprattutto è diverso l’impianto narrativo. I fantasmi della monaca è ambientato nel nostro tempo, nei primi anni del terzo millennio. E ciò cambia tutto. Le suore del mio romanzo non sono costrette ad entrare in convento per ragioni dinastiche ma, per motivi legati al loro vissuto, un passato di persecuzioni fisiche, ma soprattutto psichiche che via via vengono svelate pagina dopo pagina. Forse è proprio questo quello che tiene inchiodato il lettore sulla pagina.

– Qualcuno ha scritto che le chiese sono considerate terre di confine. Qual è il tuo pensiero in proposito?

Non sono d’accordo con questo modo di valutare i luoghi di culto, almeno nella sua accezione negativa. Credo piuttosto che le chiese siano terre di confine tra il trascendente ed il terreno tra Dio e noi, il luogo in cui si sublima questo rapporto diretto. Purtroppo, a volte, certa gerarchia ecclesiastica mortifica ed offusca la purezza di questa relazione. Come ha dichiarato recentemente Papa Francesco “certa mondanità spirituale crea il clericalismo”, sottolineando il fatto che la Chiesa come istituzione, con i propri apparati di potere a volte tende a proteggere se stessa piuttosto che assolvere alla propria missione; solo allora le chiese sono muro, sono terre di confine.

-I critici hanno scritto che il tuo libro è un noir che va oltre il noir. Vuoi spiegarci meglio questo concetto?

Posso provare a spiegarlo, anche se, pur condividendo in pieno questo pensiero, la domanda andrebbe posta a chi lo ha così definito. I canoni letterari del noir sono quelli di un racconto “giallo” che si dipana in una unicità di luogo, in cui chi conduce le indagini è tutt’altro che un investigatore, anzi è una vittima, un perdente ed a volte anche un carnefice di se stesso. Suor Serafina è tutto questo. Lei, pur sapendo di non poter mai vincere lotta contro il sistema che la sovrasta, per poter giungere, da sconfitta, alla verità.Ma ne I fantasmi della monaca c’è qualcosa di più, un finale a sorpresa, un epilogo che aggiunge sostanza alla storia: un noir che va oltre al noir.

-Da che cosa nasce la tua perfetta conoscenza di un monastero?

Ovviamente nulla nasce per caso. Dopo quella scintilla che è scoccata sulle terrazze della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, ho compiuto diverse visite al Monastero attiguo alla chiesa. Ciascun angolo è stato osservato in ogni minimo particolare in maniera tale da configurare meglio la scenografia in cui si sarebbero mossi i personaggi. I luoghi sono riportati tutti con assoluta fedeltà anche se qualche licenziosità me la sono permessa per necessità di narrazione. Ho approfondito lo studio, le Regole della clausura papale ed i riti ad essa legati, i rapporti gerarchici e le abitudini delle suore del Monastero in cui è ambientato il noir. Poi la fantasia ha amalgamato tutto quanto.

-Quali segreti nasconde un monastero?

Credo che i segreti celati tra le pietre di un monastero appartengano alle pietre stesse. Sono loro che hanno visto passare davanti a se le vite di queste donne, vite il più delle volte anonime e dimenticate. Il Monastero narrato ne I fantasmi della monaca, nasconde un erbario che in realtà non è presente nel Monastero di piazza Bellini. E’ proprio intorno ad esso che ruotano le trame , gli intrighi e gli eventi che si susseguono nel racconto.

-Puoi commentare una frase attribuita a Carlo Marx:-“ La religione è l’oppio dei popoli”…

La religione è qualcosa di diverso dalla spiritualità. La spiritualità è un sentimento intimo, profondo, che è insito in ogni uomo, anche in quello che si professa ateo. La religione, quella richiamata da Marx, è quel potentato costruito e strutturato per controllare le coscienze. Ma le coscienze a mio parere non si controllano solo con la religione: le coscienze piuttosto si controllano attraverso la costrizione all’ignoranza che è il cancello pericolosamente spalancato sull’uniformità di pensiero, sull’assenza di una coscienza critica. Solo in questi termini la Religione al pari di tante altre ideologie totalizzanti, può considerarsi l’oppio dei popoli.

-Chiesa e veleni. .. Hai mai pensato scrivendo il tuo testo al prezioso libro di Leonardo Sciascia Todo Modo?

Il mio incontro con quest’opera dello scrittore di Racalmuto è avvenuto solo dopo che avevo concluso la stesura del romanzo, per cui risulta tecnicamente impossibile stabilirne un’influenza. La figura di Don Gaetano, il protagonista del romanzo di Sciascia, è ancor più astutamente ambigua rispetto ai prelati che compaiono nello sfondo de I fantasmi della monaca. Li associa solo il fatto che sia Don Gaetano che i prelati della Curia del mio romanzo sono figure facenti parte di quel meccanismo del potere terreno che si insinua in maniera diabolicamente tentacolare proprio grazie ad una maschera dalla faccia pulita che un certo clericalismo sfacciatamente ostenta.

-La figura del cardinale nel tuo libro è poco trasparente. Il cardinale vuole insabbiare la morte misteriosa della madre superiora per non dare scandalo nella chiesa perchè coprirebbe di vergogna la secolare onorabilità del monastero….

Forse non è proprio così, perlomeno nella caratterizzazione del personaggio. Il cardinale della storia non è poco trasparente: se fosse una figura realmente esistita lo definirei sicuramente così. Il cardinale de I fantasmi della monaca è un personaggio torbido; torbido al pari delle trame di potere di cui si serve e che gestisce. E’ un personaggio coerente con se stesso: le sue azioni sono tese a non fare agitare le acque che sottendono la melma delle meschinità umane. Il cardinale è l’icona di una certa tipologia di potere, non necessariamente ecclesiastico.

-Su Palermo e la chiesa si è scritto molto, ma molti sono ancora i misteri rimasti nascosti. Si parla sempre del fantasma del teatro Massimo. Cosa puoi dire al riguardo?

Tutto ciò che è mistero suscita un certo fascino ed i fantasmi lo fanno a pieno titolo. I fantasmi della monaca, il titolo che ho voluto dare al mio libro, è stato scelto proprio per questo. Ma qui i fantasmi non sono reali, sono i fantasmi della psiche. Sono le paure, le angosce, le inquietudini, le pene che affliggono Serafina e le sue consorelle. Del fantasma della suora del teatro Massimo se ne è parlato tanto. Subito dopo la mia laurea in Scienze Geologiche ho prestato servizio di leva nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Tanti pompieri che prestavano servizio dentro il teatro mi hanno confermato di averlo visto.

-Esistono i fantasmi a Palermo? Tempo fa qualcuno ha scattato delle foto che sono state pubblicate da molti giornali creando, panico, curiosità e stupore nella popolazione…

Devo confessare che le dicerie sul fantasma della monaca che appariva sul campanile della chiesa della Mercede al Capo, hanno stimolato molto la mia fantasia quando lavoravo alla trama del romanzo. Credo sia affascinante credere nel mistero quando non si vuole comprendere l’evidenza fisica dei fatti. Credere in qualcosa aiuta sempre, anche se è semplicemente un’ombra. In questo romanzo succedono molte cose: furti di taccuini, scomparse di chiavi, suicidi, la comparsa del fantasma del loggiato. E’ un intreccio che affascina molto il lettore. Il tuo romanzo potrebbe essere trasferito in una storia per il teatro o per il cinema.

Francamente non ci ho mai pensato anche se ci sono parecchi lettori che dopo aver letto il libro mi hanno confessato di aver avuto l’impressione di “avere letto un film”. Scrivo delle storie semplicemente per farle rivivere nella testa e nel cuore dei miei lettori, cercando di descrivere con cura le scene sulle quali si muovono, dialogano ed agiscono i personaggi: con le parole cerco di proiettare quel film nella testa di chi mi legge. Al di là di ciò, sarebbe certamente una bella esperienza lavorare ad una trasposizione teatrale o cinematografica del romanzo.

-Qual è il messaggio che intendi dare ai lettori?

Ho scritto il romanzo avendo nella mente la speranza di colpire il lettore su due aspetti diversi, velatamente trattati nella narrazione e pur tuttavia costantemente presenti. Il primo proposito è un omaggio, un semplice inchino alla bellezza del monastero, della sua chiesa e del centro storico della città che le sta intorno, la mia Palermo, città dalle mille contraddizioni, offesa, sfregiata, maltrattata, ma sempre meravigliosamente affascinante. Il secondo riguarda la tematica della violenza di genere, sempre più spesso narrata dai fatti di cronaca sono nel momento dell’epilogo cruento in cui il carnefice ha reso definitivamente vittima “l’oggetto” della propria violenza. Le sette suore di clausura hanno tutte una storia pregressa di discriminazione di genere, di razza, di orientamento sessuale. Tutte sono chiuse lì dentro non per una loro libera scelta, ma per sfuggire da qualcosa ,per condannare se stesse per espiare una colpa che altri hanno commesso. Qualcuno dopo aver letto il romanzo è rimasto meravigliato di come la penna di un uomo possa aver descritto in maniera così dettagliata i sentimenti di frustrazione, di paura e di angoscia che ruotano intorno all’universo femminile, alla violenza di quei sensi di colpa che ingabbiano le sette suore. Forse sono riuscito a farlo proprio perché appartengo a quel genere, agli uomini, ma non a quella categoria di maschi. La violenza maschile nei confronti delle donne non è solo cruenta e subdola e il più delle volte sfacciatamente esplicita anche se velata da molta ipocrisia, da un perbenismo di comodo. E tutto ciò è ancora possibile proprio perché trae forza delle radici culturali che affondano nella storia dell’umanità; una violenza maschile che tra le mura di un Monastero, come quello di Santa Caterina si svela nella sua interezza.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivo per passione da parecchi anni e non passa giorno che non dedichi anche una manciata di minuti a questa attività. Forse è proprio per questo che in pentola ci sono già pronti quattro manoscritti che attendono solo che mi decida a fargli fare l’ultimo passo. Ma dopo i primi due libri, credo che mi prenderò un po’ di tempo per guardarmi intorno. Il mondo dell’editoria, come tu sai, è davvero complesso.

 

Biografia

Salvo Piscopo scrive per passione da oltre vent’anni. È laureato in Scienze Geologiche ed ha svolta l’attività professionale di geologo per parecchi anni. H scritto articoli di argomenti scientifici su varie testate giornalistiche. Abita a Palermo dove insegna Scienze Naturali. Ha esordito come scrittore nel 2019 per Carlo Saladino Editore con il suo primo romanzo Ho sognato un arcobaleno in bianco e nero.