Maurizio Piscopo incontra Giulia D’ Audino “Il segreto della bellezza”

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Ho conosciuto Giulia al cinema Rouge e Noir di Palermo durante la presentazione di un libro di Alessandro Baricco.Quel pomeriggio il cinema era gremito. La bellezza, la semplicità e la cultura di Giulia ha affascinato il pubblico. Per un momento ho pensato che fossimo tutti lì per lei. Dopo qualche anno l’ho incontrata nei pressi del teatro Massimo, stava andando al lavoro. L’ho riconosciuta subito e le ho proposto un’intervista sulla bellezza. Lei sorrise e mi di disse che l’avremo fatta prima di Pasqua. Il viso di Giulia appartiene ad una bellezza che arriva da molto lontano dall’oriente, lei ha una luce negli occhi che sembra dipinta dalle mani di Caravaggio. Ho immaginato che il giorno che è nata le stelle erano tutte in cielo e gli astri allineati, qualcosa che succede poche volte. Giulia pensa che bisogna educare i bambini alla bellezza per apprezzare il mondo e costruire la vita. Se il mondo fosse fatto solo di bambini non ci sarebbero guerre.

 

-Dove nasce la bellezza?

Per citare Winckelmann credo che la bellezza nasca dalla “nobile semplicità e quieta grandezza”, da questo solido legame tra percezione e intelletto, tra bellezza e ragione. Ad aver “educato alla bellezza” è stata senza dubbio la civiltà ellenica: basti pensare al meraviglioso e variegato patrimonio di cui la storia oggi può vantare. Non credo tuttavia il problema da affrontare consista nello stabilire dove e quando nasca la bellezza: piuttosto comprendere cosa siano arte e poesia senza che il termine “bellezza” ne faccia necessariamente parte.

-Qual è il segreto della bellezza?

Platone utilizza il termine kalòs e agathòs in modo intercambiabile sviluppando il concetto di kalokagathìa, (gradevole, salutare, sano); un bello inteso come ciò che offre all’occhio e alla mente proporzione e armonia, ordine e misura, che ci parla di uomo come imitazione della natura, che è a sua volta imitazione dell’idea, imitazione dell’imitazione etc… anche Aristotele non si discosta più di tanto da questo concetto, e ci parla di ordine, proporzione, limite, di un bello inteso come senso innato del ritmo e dell’armonia. Se da un lato queste due visioni filosofiche circa la bellezza sembrano essere corrette e veritiere, dall’altro credo sia impossibile esprimere e definire un concetto di “bello” universale: se per Platone è imitazione, per Wordsworth è invece emozione ricordata in condizioni di tranquillità, per Tolstoj e Ducasse è un’espressione di emozioni, per Kant un gioco interattivo di forme.

La bellezza quindi non è suscettibile di definizioni…

-Per Aristotele e Platone il bello corrisponde al vero?

Assolutamente sì, c’è davvero tanto da osservare e ascoltare nell’infinito universo regalato dall’arte. Specialmente se è il brutto a “parlarci”. L’uomo ha sempre mostrato – paradossalmente – una forte attrazione nei confronti delle imperfezioni, delle asimmetrie, delle irregolarità… altrimenti non spiegheremmo il nostro stupore di fronte ad opere come Guernica o il Bacchino malato di Caravaggio. Per non parlare dell’arte contemporanea degli ultimi ventenni che cerca quasi sempre di coniugare opera e sofferenza, un pò come se gli artisti volessero privarci della dimensione del piacere. Come sappiamo l’opera d’arte fino a alla seconda metà dell’800 era una commistione di intuizione, immaginazione, forme, sensibilità emotiva, conoscenza, virtuosismo esecutivo; tutti principi che hanno suscitato nel neoplasticismo, espressionismo, nell’arte concettuale, una serie di attacchi rivolti all’arte “bella”. L’avvento dell’estetica mette infatti in chiaro come il prodotto artistico non sia tenuto a rispettare quelle regole compositive, e di come non possa essere vincolato all’insegnamento dei grandi maestri. É proprio l’arte contemporanea ad insegnarci che il bello va cercato attraverso la nostra percezione e attraverso i sensi, non penso che esista altra via.

-Da Caravaggio a Picasso, da Michelangelo a Renzo Piano c’è molto da osservare ed “ascoltare”…

Come ho già affermato, credo che la bellezza si ricerchi attraverso i sensi, i quali presentano – tra l’altro – vistose asimmetrie in ognuno di noi. Se da un lato il fascino di un oggetto, di una persona o di un paesaggio può sembrarci diretto, istintivo, immediato, dall’altro il concetto di bellezza è sfuggente, indefinibile, inafferrabile. Svelare il mistero più profondo del motivo della nostra attrazione è impossibile e ciò rende in automatico il bello assoluto un ideale irraggiungibile: esso caratterizza da sempre l’esperienza umana, ma anche il brutto sembra essere una costante nella vita di ognuno di noi. Assecondo perciò la teoria di Umberto Eco secondo la quale la bellezza è in continuo divenire e cambiamento…le nostre preferenze ed i nostri gusti – difatti – cambiano continuamente nel corso degli anni e si evolvono.

– La bellezza è veramente un ideale irraggiungibile?

Veniamo bombardati quotidianamente sui social da personaggi che più che interessanti o realmente provvisti di qualcosa da dire, riescono a vendere la propria immagine come se il mondo intero costituisse una grande vetrina. La bellezza spiazza, comanda, divora: chi è bello oggi può permettersi di vivere semplicemente scattandosi un selfie allo specchio per poi spostarlo sui social, magari sfruttando l’estetica gradevole come biglietto da visita e a proprio vantaggio; ma si sa, la bellezza – se fine a sé stessa – non possiede un reale potere sul mondo.

 

-Nella bellezza c’è il volto di Dio?

Anche. Credo che però Dio stia in tutte le cose della vita: nella perfezione, nell’ imperfezione, nella simmetria, nell’asimmetria, nel bene, nel male. E’ possibile percepirlo anche nella bruttezza, nel dolore, nella sofferenza, nella disperazione, non credo lo si possa “vedere” solo ed esclusivamente in un bello assoluto.

-Quali sono i canoni della bellezza?

L’arte stessa ci insegna che i canoni di bellezza non esistono. L’ideale estetico cambia continuamente ed è sempre diverso e in trasformazione…Come ci ricorda Umberto Eco: “ciò che ritenuto bello dipende dall’epoca e dalle culture”. La storia della bellezza occidentale è infatti ricca di sfumature molto diverse tra loro, da Platone a Pacioli la bellezza è associata alla proporzione, per Turner la bellezza è associata al sublime, durante le Avanguardie i canoni estetici cessano addirittura di esistere…Molto distanti dai canoni di bellezza che appartengono alla società odierna, eppure restano bellezze immortali e senza tempo.

-Come vedi le donne dei grandi pittori, Rubens, Renoir, Botticelli?

Tra i pittori citati preferisco però senz’altro le donne di Renoir; quest’ultimo in particolare ha interpretato l’ideale femminile moderno, la nuova parigina che, ricca o povera, voluttuosa o casta, in città o in campagna, è disinvolta, allegra, sicura di sé e del suo fascino. Forse mi ci ritrovo nelle sue donne. Renoir sceglie queste protagoniste dotate di una grazia speciale e indiscussa bellezza attraverso la tradizione classica e una nuova estetica: da un lato questa forte volumetria, dall’altro la solida carnalità associabile ad artisti come Rubens o Tiziano. Meravigliose!

-Cosa pensi delle tre grazie di Rubens?

Adoro Rubens, trovo molto interessanti i suoi corpi femminili opulenti, rispecchiano in parte i corpi reali di noi donne. D’altro canto però preferisco i gruppi scultorei neoclassici di Thorwaldsen, Canova, Pradier, o le tre grazie di Ragnauld e Janinet indubbiamente più armoniose e gradevoli nell’insieme. Da un punto di vista iconografico ho sempre reputato le tre grazie interessanti poiché rappresentano – in questo tenero abbraccio – la “grazia” come qualità dello spirito e del sentimento divino che diventa umano.

 

-Nelle confessioni di Sant’Agostino Dio è la bellezza di ogni bellezza?

Il filosofo interroga la realtà dimostrando come il sole, la luna, il cielo, la terra con la loro bellezza siano la manifestazione della presenza di una bellezza divina: «Interroga il mondo, la magnificenza del cielo, lo splendore e l’armonia degli astri, il sole rispondente alle esigenze del giorno, la luna a moderare l’oscurità della notte; interroga la terra feconda di erbe e di alberi, piena di animali, ordinata per gli uomini; interroga il mare che contiene gran quantità e varietà di animali acquatici; interroga l’atmosfera, cui conferisce vivacità un gran numero di volatili; interroga tutte le cose e vedi se, a loro modo, non ti rispondono: Dio ci ha fatti. Filosofi nobili hanno fatto di queste ricerche, e dall’opera compiuta hanno conosciuto l’Artefice» (Discorso 141, 2). L’anelito alla bellezza, per Sant’ Agostino come per Platone, è un tratto caratteristico della natura umana, un po’ come Il non finito michelangiolesco che- nei suoi tratti incompiuti – incarna l’incontro con “l’in-visibile” nonché quel bisogno incessante di bellezza.

-L’umanità per vivere ha bisogno della bellezza?

L’umanità ha bisogno della bellezza poiché essa è quasi sempre fonte di piacere. Il bisogno di bellezza è necessità oggettiva della società in cui viviamo, un bisogno degli uomini di riconquistarne le chiavi di accesso per tornare a crescere e migliorarsi, per recuperare senso di identità, appartenenza, valori. Ognuno di noi in fondo la ricerca, eppure non tutti sono in grado di produrla.

-Nelle scuole bisognerebbe educare i bambini alla bellezza?

Assolutamente…la bellezza dovrebbe essere alla portata di tutti, che sia essa paesaggio, opera d’arte, un film, o una composizione musicale. Riconoscere la bellezza equivale a tutelarla, a rispettarla, e a coltivarla; se tutti facessimo uno sforzo in questo mondo probabilmente vivremmo circondati esclusivamente da meraviglie.

-Cosa provi quando incontri una donna bellissima ?

Tanta ammirazione. Non mi piace l’dea di provare invidia nei confronti di chi è più bella/o di me, il paragone con l’altro non l’ho mai trovato costruttivo in nessun ambito. Piuttosto mi piace l’idea di cogliere gli aspetti più belli dell’altro per lavorare su me stessa e prendere spunto.

 

-Secondo te esiste la competizione fra le donne?

La competizione tra le donne esiste da sempre, e non solo per motivi legati all’estetica. Credo sia un processo naturale ed inevitabile per molte, quello dello della competitività. Non mi sento di giudicarlo o criticarlo, ma è indubbio che esista, anche e soprattutto tra donne molto belle.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Tra i tanti progetti mi piacerebbe raggiungere l’America per lavoro in qualità di progettista/designer. La necessità di voler andare lontano e in una realtà completamente opposta rispetto a quella in cui vivo credo costituisca il “motore” della mia vita, specialmente in quest’ultimo periodo; anche io – inconsciamente – sono alla ricerca di quel “bello” non ancora trovato. A volte mi immagino tra le strade e le gallerie di New York tra il caos e tutta quella gente…chissà come sarebbe. Credo che la bellezza consista anche e soprattutto in questo: scoprire la vita: sono troppi i limiti e le paure che ci allontanano quotidianamente dal sognare, da questo “andare oltre”, da ciò che realmente desideriamo.

“Beato chi ha sentieri nel cuore, i desideri che scaturiscono dalla bellezza sono pioggia di primavera che accelera lo sbocciare dei fiori.” (salmo 84,6)

Biografia

Giulia D’Audino, classe 1998, da Messina si trasferisce nel capoluogo siciliano per intraprendere gli studi accademici presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Si laurea in Progettazione di Sistemi Espositivi e Museali nel 2020 ed è attualmente una specializzanda presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo in Exhibition Design e Valorizzazione Museale.

Hobbies: suonare la chitarra/cantare – Scoutismo (capo scout / volontariato)

Libro preferito: “La trilogia di New York” di Paul Auster .

Scrittori preferiti: Paul Auster, J.D. Salinger, Edgar Allan Poe, James Joyce

Musica preferita: James Taylor, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Chet Baker, Billie Holiday, Tom Waits

Registi preferiti: Ingmar Bergman, Alejandro Jodorowsky, Jean-Luc Godard, Wim Wenders, Alfred Hitchcock, Roman Polanski.

Si ringraziano i fotografi:

Antonio De Maria, Gabriele Prestifilippo, Massimiliano Rotolo, Roberta La Mantia, Stella Fulco, Salvatore Indelicato.