Ritratti: sociologi del nostro tempo. Maurizio Piscopo incontra Francesco Pira

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Francesco Pira è uno dei sociologi più affermati in Italia. Egli ama profondamente i bambini e vorrebbe proteggerli dai rischi della rete e vederli felici. E’ un artigiano della comunicazione che ha scritto un libro che resterà nella storia della sociologia e non solo. Francesco Pira uno dei più conosciuti sociologi italiani. Nel libro dal titolo “I figli delle App” edito da Franco Angeli  affronta temi di grandissima importanza e attualità nel mondo in cui viviamo. Premetto, che questo è il libro che dovrebbero leggere tutti i genitori, gli educatori, i medici, gli infermieri, coloro che lavorano con i minori. E’ dedicato alle vittime del cyber bullismo, del sexting, del revenge porn, del cutting, a chi ha perso la vita per inseguire una challenge. Ma è dedicato anche a coloro che usano le nuove tecnologie per trasmettere al mondo messaggi positivi e condividere conoscenza. Dalla buona o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società. Il contributo principale offerto da questo libro è quello di sottolineare come la formazione debba assumere un ruolo fondamentale, così come l’ambito domestico d’uso e educazione, ha scritto Franco Boccia Artieri Professore ordinario presso il dipartimento di Scienze della comunicazione dell’Università di Urbino Carlo Bo nella prefazione.
Oggi più che mai si assiste ad una incomunicabilità tra adulti e bambini, gli adulti vivono un’incapacità a comprendere i più piccoli. Questo per Francesco Pira è il vero nodo da sciogliere. Il libro affronta il tema della rivoluzione digitale, fa riferimento a Popper con cattiva maestra televisione. Internet è la trama delle nostre vite? E’ la nuova scoperta della corrente elettrica indispensabile come nell’era industriale? La tv, i videogiochi, la tecnologia non sono più semplici strumenti ma ambiente relazionale, la tecnologia è diventata un bene di consumo primario.
Nel libro ci sono molti riferimenti colti scelti con grandissima attenzione e acume, con il bilancino del farmacista. Secondo Bauman:-“ Il consumismo tecnologico rischia di trasformarci in individui senza storia e senza identità”. La Tv ha trasformato l’uomo sapiens in homo videns, la tv che viene definita ladra di tempo ( Coundry 1994). Quanti genitori, scrive Pira- “sanno che i loro figli di notte eludono i controlli e giocano alla play station”? I giovani con il vamping restano connessi tutta la notte e il 21/% si sveglia a qualsiasi ora per controllare i messaggini sul proprio smartphone. Li chiamano i ragazzi della generazione Z. Di questo libro mi ha colpito la chiarezza e il modo di raccontare la realtà contemporanea. Alcuni genitori per non far piangere i loro figli, un giorno le nostre nonne cantavano una ninna nanna , ora danno loro il tablet.
Pira lo scrive a chiare lettere che i bambini sono considerati dalla società dei consumi come trend setter e che la tecnologia non è affatto neutra, poiché tutte le applicazioni e i servizi sono stati realizzati da ingegneri ed esperti di marketing. Sorgono molte domande: forse le App sono state costruite per guidare le nostre vite?Molto bella la parte che riguarda i bambini, l’inchiesta sui bambini e i telefonini. I preadolescenti e gli adolescenti, afferma- Francesco Pira hanno bisogno di essere sostenuti, rassicurati, accettati. Sempre secondo Bauman, noi rispetto ai nostri antenati non siamo più felici. Mi ha colpito molto una frase di Albert Einstein riportata nel libro:- “Non c’è a questo mondo grande scoperta o progresso che tenga, fintanto che ci sarà un solo bambino triste”. Noi crediamo di essere connessi con il mondo, ma in realtà viviamo in una confortevole solitudine (Bauman). La bambola robotica di Mattel riesce ad annullare la parte creativa e introspettiva di una bambina che sta giocando con lei. Il libro I figli delle App ha il grande merito di raccogliere gli sforzi di investigazione sociologica di molti eminenti sociologi che con il loro pensiero ci hanno fatto comprendere dove sta andando il mondo contemporaneo.
Francesco Pira, sociologo, è professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Delegato del Rettore alla Comunicazione e Coordinatore Didattico del Master in “Esperto in Comunicazione Digitale per PA e Impresa”. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università di Wroclaw in Polonia. Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Collabora con l’Università Salesiana di Venezia e Verona (IUSVE). Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne.

Per conoscere più da vicino il libro di Francesco Pira il libro Figli delle App Franco Angeli Editore poniamo 10 domande all’autore

Perché hai scelto questo titolo?
Ho scelto Figli delle app in modo un po’ provocatorio ripensando alla canzone di Alan Sorrenti, legata alla mia adolescenza. Sorrenti cantava Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza età, eroi di un sogno…Come ho scritto anche nel volume, da immigrato digitale:Non sono sicuro che essere figli delle app sia essere eroi di un sogno, purtroppo concordo con il pensiero del grande sociologo Zygmunt Bauman che il consumismo tecnologico rischia di trasformarci in individui senza storia e identità.

Sono così fragili e soli gli adolescenti di oggi?
Questa tendenza è in atto da tempo, altri eminenti colleghi, Boyd, Turkle, Gardner e Davis, Jenkins, hanno esplorato l’universo dei ragazzi evidenziando un sempre più evidente scollamento all’interno delle famiglie, una scuola non sempre capace di interpretare i cambiamenti culturali e guidare l’apprendimento all’interno di contesti sempre più tecnologici. Così gli adolescenti si mostrano sempre più dipendenti dal gruppo di pari, bisognosi e alla ricerca del consenso. Tutti questi elementi alimentano il senso di solitudine che durante la pandemia, come evidenziano i dati della ricerca inserita nel terzo capitolo del volume, si è acuito enormemente.


La vita dei ragazzi si racchiude tutta dentro uno schermo?
E’ la prima generazione digitale, nata con il tablet in mano e anche lo smartphone. Ha una applicazione per ogni esigenza. Anche Fiorello nel corso di una conferenza stampa nei giorni di Sanremo 2021 ha lanciato un appello. Purtroppo non è stato raccolto. Stanno troppo sui social e troppo al pc o al tablet. Ma è necessario prendere atto che vivono e agiscono in modo diversa da noi con nuovi codici e nuovi linguaggi.
Perché instagram e whatsapp sono i luoghi preferiti dalle giovani generazioni?
Il primo permette di valorizzare l’io iperfluido sulla rete. Veicolare immagini, ritoccate e quasi perfette. Il secondo attraverso i WhatsApp audio può far sentire la voce. Su rette parallele in questo momento viaggiano da una parte la democratizzazione del privato su Facebook, Instagram, Twitch, Linkedin e per i bambini TikTok. Dall’altra la voce è vincente su WhatApp su Clubhouse.
Dalla tua interessantissima ricerca è emerso che i giovani attivano anche un falso profilo social, qual è la spiegazione sociologica di questo comportamento?
Si, è un ulteriore elemento che offre spunti di approfondimento, quello relativo alla possibilità che i giovani intervistati avessero attivo anche un profilo social falso.
Il quesito ha ottenuto 544 risposte, e già questo è un dato significativo, solo il 29% ha risposto. Ma dato ancora più impressionante, il 69% di questi ha dichiarato di avere un profilo falso. Ciò porta a formulare alcune ipotesi. Una prima considerazione deriva dai processi di proliferazione della disinformazione, che hanno aperto la strada all’affermarsi di forme deviate di esercizio della libertà che si muovono nell’opacità dell’anonimato. Un secondo elemento, insito nel DNA stesso di un falso profilo, è l’interio¬rizzazione di una visione distorta del principio di tutela della propria privacy.
Che idea si sono fatti i ragazzi della loro privacy?
Appare evidente, una volta di più, come nell’era liquido-moderna l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.
Perché gli adulti hanno sempre maggiori difficoltà a comunicare con i loro figli che come reazione si isolano?
Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza a isolarsi rispetto all’ambiente familiare. I ragazzi raccontano di avere provato momenti di paura e di avere sentito moltissimo la mancanza degli amici. Nelle risposte al quesito dieci: Cosa ti manca di più? (quesito a risposta aperta) le considerazioni ruotano per la maggior parte intorno al tema dell’amicizia e dello stare fuori con gli amici. Le ragazze e i ragazzi utilizzano il sostantivo libertà riferito alla possibilità di uscire di casa. Uscire con gli amici, vedere gli amici, stare con…, tutte espressioni che raccontano di un bisogno di fisicità, che nel loro modo di relazionarsi si interseca senza soluzione di continuità con la connessione e l’interazione online.

Con la pandemia sono venute fuori ansia, depressione paura e scoraggiamento…
Si, purtroppo. Anche tendenza al suicidio. Basta leggere l’ultimo rapporto Unicef o l’appello lanciato dai medici dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma. Bambini e ragazzi, infelici, pieni di paure, depressi, che fanno cutting (autolesionismo tagliandosi con delle lamette) e tentano il suicidio. Ci stanno gridando che hanno bisogno di noi adulti. Capisco il Covid 19 ma anche bambini e ragazzi hanno bisogno di noi.
Il futuro dei nostri ragazzi pieni di speranze e fragilità dipende dalla buona educazione che hanno ricevuto. Cosa possiamo fare per aiutarli?
Papa Francesco durante la Via Crucis ha voluto dare un grande segnale. Lui e i bambini nella piazza San Pietro semi deserta. I cardinali sullo sfondo. I bambini e i ragazzi esistono anche se non votano. Sono il nostro futuro. Non possiamo uccidere i loro sogni.
A chi si rivolge figli delle App e quali obiettivi si pone questo libro così importante pubblicato da una casa editrice di eccellenza?
Agli educatori, ai genitori, agli studenti universitari e degli istituti scolastici, a dirigenti e docenti. A chi ha la sensibilità di capire che non possiamo lasciare i nostri figli e i nostri nipoti in una società piena di cattiveria e di odio. Una società liquida in cui il cannibalismo e la vetrinizzazione sembrano diventate le parole d’ordine. Dobbiamo recuperare i valori veri. Soprattutto quello del rispetto dell’altro. Dobbiamo insegnare ai più piccoli l’educazione alle emozioni e al rispetto del proprio corpo, ma anche un uso consapevole delle nuove tecnologie. E poi creare una Scuola per Genitori affinché possano comprendere le potenzialità e i rischi della rete.