Ribera: Mezze vuote le dighe dell’Agrigentino. Il sindaco martedì va Palermo per incontrare Musumeci

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Le dighe, che servono ad uso irriguo il territorio della provincia, sono mezze vuote per la mancanza di piogge copiose e la penuria d’acqua invasata preoccupa il mondo agricolo e anche le amministrazioni comunali di diversi centri agrigentini, specie del versante occidentale dove sono situati sia gli invasi che i fiumi. La situazione registra la presenza, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, circa il 60 per cento in meno di acqua immagazzinata.

Le istituzioni del comprensorio di Ribera, che ha circa 10 mila ettari di frutteto irriguo, sono state sempre vigile sul riempimento delle dighe perché l’economia dipende dall’agricoltura.
Anche stavolta il sindaco Matteo Ruvolo e l’assessore Emanuele Macaluso, con il geologo Emanuele Siragusa, Mariano Ragusa e Nino Ruvolo, hanno effettuato per un’intera giornata un attento sopralluogo nell’area montana, nei bacini imbriferi dei fiumi Sosio-Verdura e Magazzolo, dove hanno riscontrato poca acqua nelle dighe. Nell’invaso “Castello” di Bivona, dove l’anno scorso c’erano oltre 20 milioni di metri cubi d’acqua, ieri il liquido invasato era di appena 8 milioni e 540 mila metri cubi. Sul fiume Sosio-Verdura, i due sbarramenti sono mezzi vuoti. La traversa di “Gammauta”, a Palazzo Adriano, ha raccolto poco più 450 mila metri cubi e la diga “Raia” di Prizzi, su sette milioni e mezzo di capienza, è riempita a metà. La diga “Leone” di Santo Stefano Quisquina, che, destinata ad usi civili, quando è piena, tracimando sul fiume Sosio, ha il 40 per cento d’acqua della capienza ricettiva. Anche il laghetto “Gorgo” di Montallegro, che viene riempito dalla diga “Castello” è mezzo vuoto.


E’ giustamente preoccupato il sindaco di Ribera Matteo Ruvolo che ha chiesto ed ottenuto un incontro urgente con il presidente della Regione Nello Musumeci per esaminare l’attuale situazione idrica e per individuare quelle iniziative che, in mancanza di piogge, consentano di invasare, con le strutture oggi presenti sul territorio, quanta più acqua possibile che, da fiumi, sorgenti e torrenti senza sbarramenti, se ne va inutilizzata a mare nel Canale di Sicilia.