La nocività della demagogia

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La nocività della demagogia

«Homo sum humani nihil a me alienum puto»
«Sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo sia estraneo a me».
– Publio Terenzio Afro
Le recenti notizie di cronaca internazionale, nazionale e, soprattutto, locale potrebbero spingere tutti coloro che non sono indifferenti alla cosa pubblica a diverse considerazioni. Tuttavia, giudicare non è lo scopo che mi prefiggo di raggiungere. Bensì mi occuperei di analizzare come la maggior parte delle informazioni che ci vengono passate davanti siano filtrate da una demagogia politica tale da confondere persino il cittadino più informato e appassionato. Ma prima di “atterrare” su quanto riguarda la nostra comunità, vale la pena riflettere sul termine demagogia e sulla storia di questa brevemente.
La parola demagogia deriva dal greco antico ed in origine indicava l’arte di guidare il popolo. In seguito ai diversi eventi che attanagliarono la culla della democrazia nel mondo antico, cioè Atene, questa parola passò a designare quella pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse infarcendola di falsità e mere affermazioni utili solamente a conquistare il potere (sotto ogni aspetto, non solo politico) attraverso le lusinghe verso il popolo, cavalcando le sofferenze dell’individuo e della società tutta senza alcuno scrupolo. Non a caso la demagogia è una pseudo-democrazia, non il suo contrario, e oggi si è declinata nel più comune termine e concetto del populismo.
Basti pensare a quanto sta accadendo nel mondo a causa di questa pandemia. I leader politici di ogni orientamento, che solitamente si trovano all’opposizione o comunque in una posizione subalterna, ultimamente stanno facendo leva sui disagi economici, fisici e sociali dei più per ottenere consenso. Un esempio più vicino potrebbe essere il clima che avvolge attualmente l’ospedale F.lli. Parlapiano di Ribera, il quale — a scanso di equivoci — è stato oggettivamente migliorato, a differenza di quanto è stato detto da altri personaggi politici e non.
Ci meravigliamo e rimaniamo stizziti degli imprenditori che investono nel Terzo mondo, poiché sfruttano migliaia di persone disagiate con lavori esaustivi per poi acquisire i loro profitti, ma non ci sbigottiamo o addirittura appoggiamo coloro che si servono di circostanze sfavorevoli per sollevare le masse e persuaderle a loro vantaggio.
Quando l’uomo assiste impotente allo sfarinarsi di quelle che un tempo erano le sue certezze come il lavoro, l’assistenza sanitaria e tante altre cose fino ad arrivare al caffè al bar con gli amici; quando l’uomo vede precludersi pure la libertà di soffrire insieme ai propri cari; quando l’istruzione non è più educazione ma coercizione ad un computer per sei ore al giorno; quando chi cerca di migliorare le cose è vilipeso senza riflettere sulle difficoltà che magari sta incontrando, ecco è in questi casi che la demagogia mostra i suoi muscoli, perché solamente il demagogo vigliacco riesce ad alzare la testa dal fango quando tutti gli altri per solidarietà se la sorreggono l’un l’altro. Se un tempo gli strumenti principali della demagogia erano giornali di parte e false testimonianze, oggi quest’ultime pretendono di farsi verità nel grande dibattito dei social networks. Non mi riferisco solamente alla politica, ma anche ovviamente al negazionismo del covid-19. Chi nega l’esistenza di questa pandemia nega il diritto ad un mondo migliore.
Di fronte alla situazione che stiamo vivendo, sarebbe una fantasia connotata da un bellissimo utopistico sperare in un mondo dove le opposizioni politiche e culturali in generale si alzino dalle proprie siede e dicano ad alta voce “noi oggi non saremo opposizione ma collaborazione?”,— in Portogallo è avvenuto — oppure l’orgoglio vale più della stessa vita umana?
Antonio Gramsci, durante la sua lunga prigionia, elaborò diverse riflessioni riguardo all’egemonia politica. Egli la concepì come la direzione in cui la classe politica — ma anche la società intera — deve sapersi orientare e non come la supremazia di un gruppo sull’altro. Sempre Gramsci, inoltre, ci dice che tutti gli uomini sono degli intellettuali perché hanno la capacità di avere una propria concezione del mondo e quindi di capire, non a caso intellettuale deriva dal verbo latino intellego ossia “capisco, mi rendo conto”. Di conseguenza, chi ha coscienza di sé e del mondo, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri può esser chiamato intellettuale. Tutti possiamo esserlo se lo desideriamo, ma bisogna avere empatia. E’ necessario quindi essere dentro il sentimento altrui.
In un tempo come questo democrazia vera ed empatia dovrebbero andare a braccetto, specialmente se la demagogia di pochi ostruisce la chiarezza a molti.

Filippo Triolo
Ribera