Lucca Sicula: Coronavirus, la testimonianza dell’infermiere Pietro Catalano in servizio in un ospedale di Torino

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“In una delle tante e costanti email che ricevo quotidianamente dalla mia direzione sanitaria, mi ha colpito particolarmente un paragrafo che s’intitolava “fare social responsabilmente” riportante di seguito alcune raccomandazioni che debbono essere sostenute e condivise. Oltre alle email, ovviamente, ricevo anche tante chiamate e messaggi da parte di parenti e amici preoccupati per il mio stato di salute, visto che mi trovo ad operare in prima linea in una delle zone colpite dal covid19.
Ho ritenuto così che il silenzio non sia affatto un comportamento responsabile, anzi credo che sia opportuno condividere la mia esperienza e quello che sto vivendo in questi giorni di maxi emergenza per il nostro Paese, per dar un sano contributo e sensibilizzare tutti verso la lotta al contagio da #COVID19.
Sono un infermiere di 27 anni, proveniente da Lucca Sicula, un paesino dell’entroterra agrigentino. Come tanti altri sanitari siciliani, sono stato costretto a lasciare i miei affetti più cari e la mia terra natia, alla ricerca di un futuro migliore verso le regioni del nord e dopo aver superato il concorso, mi sono inserito stabilmente nel mondo del lavoro.
La settimana scorsa, tornato esausto dal mio turno in ospedale e in preda alla stanchezza, sento squillare il telefono: un prefisso telefonico a me caro e conosciuto 0922…mi offriva di lavorare dove ho sempre desiderato e sognato, ma a tempo determinato con termine post emergenza. L’unità ospedaliera della mia Sicilia mi proponeva in un momento di grave emergenza i soliti contrattini a breve scadenza. Con grande amarezza, e perché no, anche rabbia ho rifiutato un’opportunità che aspettavo da tanto tempo e che non pensavo arrivasse giusto in questo periodo.
Ho dovuto per forza rifiutare perché lavoro in una ASL del Piemonte con un contratto a tempo indeterminato, per la precisione in un ospedale in “prima linea” alle porte di Torino. Durante la mia solita routine, in questi primi giorni di marzo 2020, arriva nella nostra ASL, come una doccia fredda, la notizia dei primi casi di coronavirus. All’improvviso non era più la notizia del telegiornale come le altre, non era una cosa lontana che non ci riguardava.
Al Pronto Soccorso si formava, intanto, la coda delle ambulanze. I pazienti che accusavano sintomi erano diventati 3,4,5 positivi e cosi via. In questo modo ci siamo trovati nel pieno di una “ battaglia” contro questo maledetto virus dal nome Covid19. Una sera, rientrando a casa con la testa nel pallone, ho fatto fatica ad addormentarmi e nelle poche ore in cui ho chiuso gli occhi ho pensato ai colleghi rimasti in ospedale per il turno di notte, bloccati nel reparto e nelle stanze di isolamento per intere ore, naturalmente con pazienti da assistere.
Ho visto e continuo a vedere quotidianamente i segni della stanchezza sul volto dei miei colleghi, nonostante i carichi di lavoro già massacranti a cui siamo sottoposti in giornate normali. Ho visto persone fermarsi ancora oltre gli orari di lavoro stabiliti, colleghi infermieri con le lacrime agli occhi perchè non riuscivano a salvare tutti e osservando i parametri vitali di alcuni ammalati, rilevavano già un destino segnato.
In aggiunta a tutto questo, siamo gravati dalla burocrazia: nei giorni a seguire e tutt’ora ci arriva una moltitudine di documenti dalla regione, decine e decine di pagineche ogni mattina bisogna leggere con attenzione ed essere sicuri di aver compreso le indicazioni fornite, perché da quello dipende l’efficacia della nostra azione come sistema sanitario. Infine, mi rivolgo a voi cari conterranei siciliani, amici, parenti e conoscenti: non uscite di casa per delle semplici banalità, non andate in massa a fare la spesa e se andate usate e fate usare una semplice mascherina, soprattutto al vostro unico titolare dell’esercizio pubblico del quartiere o del paese, per il benessere della sua salute e dei clienti che transiteranno in quel negozio.
Facciamo questo sacrificio! Noi sanitari sappiamo qualcosa di sacrifici, ma i nostri da soli non fermeranno il contagio. Pertanto, un grazie particolare lo rivolgo alla preparatissima equipe di infermieri di cui faccio parte, impegnati in questa battaglia. In modo particolare, mi complimento con il mio coordinatore Infermieristico anche lui di origini siciliane, e con tutta la direzione sanitaria dell’ASL in cui lavoro per aver gestito in maniera esemplare e professionale questa eccezionale situazione di emergenza” . #INSIEMECELAFAREMO #ANDRA’TUTTOBENE
PIETRO CATALANO

Il sindaco di Lucca Sicula Salvatore Dazzo ha espresso apprezzamento per la delicata attività professionale svolta dal giovane a cui ha fatto gli auguri di buon lavoro.