Lucca Sicula: Coronavirus, La testimonianza dell’infermiere Salvatore Danna dall’ospedale Vittorio Emanuele di Catania

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Questo è quanto il giovane infermiere Salvatore Danna ha scritto in un post su facebook, raccontando la sua giornata di lavoro all’interno dell’ospedale
“ Da quando è iniziata questa storia, i miei turni a lavoro sono tutti uguali.
Strisciando il badge, cancello ogni pensiero esterno per dedicarmi completamente a loro, i contagiati dal Coronavirus.
Nello spogliatoio, indosso il camice monouso e mi dirigo verso il reparto; durante il percorso ovunque gli stessi cartelli: “VIETATO L’ACCESSO, AREA COVID”.
Nella zona pulita del reparto avviene la vestizione vera e propria (quella che ci fa assomigliare a degli astronauti). Questa deve essere accurata, scandita da passaggi ben precisi. Tutto il corpo deve essere coperto e la maschera ben adesa. So già che da lì a poco mi farà malissimo il naso, ma la maschera deve stare adesa.
Ultima controllata da parte del collega e via nella zona sporca.
Oltrepassata la linea, non si può più tornare indietro. Non si vede ma si percepisce, è lì. A malapena riconosco i colleghi del turno precedente perché vedo solo i loro occhi; quello che dicono lo sento male, ovattato.
Monitor, ventilatori, caschi, maschere facciali, pompe infusionali e allarmi, tanti allarmi…ma soprattutto volti stanchi e impauriti.
I miei pazienti sono svegli, spesso giovani, terrorizzati dall’ambiente e consapevoli della loro criticità. Fanno fatica a respirare e hanno visto il vicino di letto essere intubato. Hanno sentito in tv che questo virus potrebbe costargli la vita. La ventilazione gli impedisce di parlare, allora comunichiamo a gesti e quando vedo il pollice in su mi carico!
Qualche volta li vedo pregare, per se stessi e per i loro familiari. Pregano di non averli contagiati. Pregano di poterli vedere ancora. Intanto se ne stanno lì da soli, in silenzio.
Ogni tanto accenno un sorriso, ma la mia maschera gli impedisce di vederlo. Faccio il possibile e l’impossibile affinché loro finiscano nella lista dei guariti e non in quella dei deceduti.
Quando arriva il cambio le consegne sono veloci perché tutti hanno la stessa diagnosi: “Tizio, letto 1, polmonite interstiziale bilaterale. Caio, letto due, polmonite interstiziale bilaterale, una TC torace da brividi. Sempronio, letto 3, Polmonite Covid correlata”.
Un cenno col capo per salutare e si va alla svestizione. Questa è il momento più delicato. Se non starò attento, potrei contaminarmi. Gli occhiali mi stanno premendo talmente tanto dietro le orecchie che vorrei staccarmeli e gettarli a terra ma devo seguire passo dopo passo le istruzioni del collega. Lui intanto guarda che io non mi stia per sbaglio sfiorando la divisa pulita o, ancora peggio, la pelle. Tolta la mascherina sembra di ricominciare a respirare ma starò meglio solo dopo una doccia. Intanto spero di non essermi ammalato, che il filtrante abbia fatto il suo dovere, che sia stato sufficientemente attento.
Domani è un altro giorno si ricomincia”.
#stayathome#stateacasa#movitidintra
Al giovane sono pervenuti i complimenti del sindaco di Lucca Sicula Salvatore Dazzo per la preziosa attività professionale dell’infermiere al servizio della collettività