La Regione finanzia lavori per 4 dighe del territorio provinciale: Arancio, Gorgo, Furore e San Giovanni

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Circa 600 milioni di euro sono stati stanziati dalla Regione Siciliana per progetti di gestione, pulizia e messa sicurezza di otto dighe del territorio siciliano. Tra questi invasi ben quattro sono ubicati nella provincia di Agrigento al servizio dell’agricoltura, degli usi civili, delle popolazioni e delle attività di medie imprese. Le dighe interessate dai prossimi lavori sono l’Arancio-Carboj di Sambuca di Sicilia, la Gorgo di Montallegro e la San Giovanni e Furore, situate in territorio di Naro.
Gli interventi finanziari serviranno essenzialmente per aumentare la capacità idrica di invasamento d’acqua nelle dighe per assicurare lo scarico di fondo che da decenni in parte è ostruito di vari sedimenti, per recuperare l’intera capacità dell’invaso di accumulo dell’acqua. Con il finanziamento si potrà mettere in tutta sicurezza le dighe e ripristinare la funzionalità degli impianti.
Si calcola, infatti, che un buon 20-25 per cento della capacità degli invasi è occupata oggi da detriti vari (fango, pietre, legno) depositati sul fondo degli sbarramenti e mai rimossi da decenni. Si prevede, inoltre, con la realizzazione di tali lavori, che i quattro invasi interessati potranno immagazzinare nella stagione delle piogge qualcosa come 4-5 milioni di metri cubi d’acqua in più, rispetto all’attuale capacità di accumulo, da mettere al servizio della collettività specie nei periodi di siccità.
Alla data del 1° dicembre 2019, secondo i dati forniti da servizio dighe della Regione Siciliana, era questa la situazione dell’acqua invasata nelle quattro dighe: diga Arancio-Carboj 25,88 milioni di metri cubi rispetto alla capacità totale di 34,80 milioni, laghetto Gorgo 1,11 milioni di fronte ai 3,41, San Giovanni 12,60 milioni contro i 16,30 e infine Furore 4,01 rispetto ai 7,00.
C’è da recuperare la capacità di accumulo in altri invasi agrigentini. Un intervento urge sulla diga Castello di Bivona che nei giorni scorsi si è riempita totalmente, con 21 milioni di metri cubi, tanto da costringere gli operatori ad aprire le paratie con lo sfioro dell’acqua sul fiume Magazzolo. Si calcola che sul fondo possano esserci dai due ai tre milioni di metri cubi di detriti. Lo stesso dicasi della diga Raia di Prizzi, della traversa di Gammauta di Palazzo Adriano e della diga Leone di Santo Stefano Quisquina, tutte sul bacino imbrifero del fiume Sosio-Verdura.