Burgio-Cattolica Eraclea-Calamonaci: Settimana Santa

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La devozione per il Venerdì Santo e per la Pasqua è denominatore comune di tutti i riti della Settimana Santa in tutti i centri della provincia. Si rinnovano ogni anno antiche tradizioni e momenti religiosi che hanno origini nei secoli anche lontani. A Burgio per il venerdì santo, la cittadina è a lutto. Niente rumori, silenzio per le strette arterie dell’abitato, una cappa cupa sommerge il paese e perfino le attività commerciali e sociali sono ridotte al minimo. Si ode, di tanto in tanto, il suono del tamburo. È un programma intenso. Si comincia la mattina presto con la predica delle “Sette parole” nella chiesa madre, seguono poi una serie di processioni: quella della “littichedda”, quella della “littichedda di li parrini” e la processione dell’artistica urna del Cristo al calvario, dove alle tredici ha luogo sul Golgota burgitano la crocifissione.
Nel pomeriggio, accompagnata dalle donne, sale al calvario l’Addolorata. Entrano in scena due personaggi biblici Giuseppe e Nicodemo, interpretati da Michele Valenti e da Giovanni Martino Triolo (nella foto) i quali intonano sommessamente “Occhi mentre mirate”, un lamento secolare tramandato in paese da padre in figlio. Triolo e Valenti, da mezzo secolo, appartengono alla storia del venerdì santo di Burgio. Si susseguono sentimenti di commozione generale al lamento dei due interpreti durante la deposizione del Cristo e nel corso della processione con l’urna verso la chiesa Madre.
A Cattolica Eraclea il Cristo Morto e la Madonna Addolorata vengono portati a spalla dalle confraternite i cui componenti indossano una tunica e un cappuccio bianchi e una mantellina di vario colore, secondo la parrocchia di appartenenza. Vengono intonati dei canti in vernacolo, “I lamenti”, antiche strofe corali funebri di quattro versi che vantano localmente un’antica tradizione. La processione va verso monte San Calogero dove è ubicato il calvario, in uno scenario meraviglioso molto simile al Golgota, lungo il quale sono collocate 14 cappellette della Via Crucis costruite in pietra bianca locale. La funzione è suggestiva allo spuntar della prima stella quando il Cristo Morto, deposto in un’urna di legno di pioppo del 1663, con il simulacro dell’Addolorata, viene portato in processione a spalla dalle “Cappe”.
A Calamonaci la festa più suggestiva e commovente dell’anno è quella del Venerdì Santo. A parte la cerimonia al calvario, rivestito con le pietre arrivate da Gerusalemme, sul percorso processionale verso la chiesa madre, vengono intonate nenie antiche, i lamenti, che tanti fedeli si tramandano attraverso i decenni, da padre in figlio. Per conservarne la memoria, qualche anno fa sono stati trascritti i testi e incisi i canti che sono proposti dietro alle statue della Madonna e del Cristo nell’urna prima per strada e poi in chiesa.