Ribera: Il geologo Siragusa “Il fiume Verdura è più alto dei terreni agrumeti inondati”

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“Il fiume Verdura è più alto dei terreni agrumetati che si affacciano sulle sue sponde. Ogni volta che verrà anche una semplice, ma consistente precipitazione atmosferica il corso d’acqua, in diverse parti del suo tracciato naturale, può allagare con la sua forte portata idrica gli agrumeti circostanti e danneggiare le aziende e la viabilità rurale”.
E’ questo l‘allarme lanciato in questi giorni da Emanuele Siragusa, già presidente provinciale e regionale dell’Ordine dei Geologi, il quale, per professionalità è un attento ed esperto conoscitore del territorio del territorio agrigentino, e in particolare dell’area agricola delle valli dei fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, dove nei giorni scorsi si è registrata l’ennesima e puntuale inondazione di agrumeti, di strade di campagna e di fabbricati rurali al sevizi dell’agricoltura.
“Il letto del fiume Verdura è più alto rispetto alle sponde con terreni adiacenti a colture pregiate – continua ancora il geologo riberese, che è stato pure sindaco della città e presidente dell’ex Provincia Reginale di Agrigento – perché negli ultimi decenni il letto del fiume è stato invaso da tanto materiale di calcarenite, proveniente dalle vicine montagne, da farlo diventare pensile, con il letto fluviale che supera l’altezza dei terreni. A questo si aggiunge tutto il materiale alboreo che si accumula ogni anno lungo il corso del fiume Sosio-Verdura che di conseguenza esonda inesorabilmente”.
Non si ha notizia dell’ultima pulizia del fiume. Non la ricordano nemmeno gli agricoltori più anziani che non hanno visto in passato dei trattori e delle pale sistemare prima il letto del fiume e poi l’alveo che ha sempre avuto degli argini naturali di terra che di volta in volta vengono spazzati via ogni qualvolta arriva una tempesta d’acqua.
“Prima il fenomeno si verificava una volta ogni decennio – ci dice l’agricoltore riberese Giuseppe Tortorici che ha un agrumeto nel medio corso del Verdura in contrada “Tragaleggi” – ora le esondazioni, per via dei cambiamenti climatici, hanno assunto la cadenza biennale. Non possiamo dimenticare la catastrofe della bomba d’acqua del 25 novembre 2016 quando l’acqua del Verdura è entrata facilmente nei giardini, portandosi via ettari di agrumeto, mezzi agricoli come motozappe e trattori, rete dell’elettrificazione rurale e caseggiati delle aziende. Con la nuova ondata di maltempo, siamo in ginocchio, alcune aziende possono chiudere bottega”.
Gli agricoltori suggeriscono, come pure l’esperto geologo, che per evitare lo straripamento del fiume serve al più preso dragare il corso d’acqua, specie nelle zone fluviali dove il Sosio-Verdura fa delle curve nel tracciato, in maniera da fare scendere il livello dell’acqua di alcuni metri, impedendo l’ingresso sconsiderato negli agrumeti circostanti le sponde. Bisognerà ripristinare gli argini in maniera adeguata perché quando arriva la furia dell’acqua trascina tutto.
“Quasi alla foce del Verdura, sulla sponda destra del fiume, nei pressi del villaggio turistico di Rocco Forte – ci dice Giuseppe Palminteri, un produttore riberese di agrumi – l’acqua furiosa non solo ha portato via tutti gli aranci, lasciando sul terreno fango e massi, ma ha abbattuto perfino gli argini in cemento armato messi per riparare gli impianti colturali”.
Il mondo agricolo riberese e dei comuni del comprensorio, interessati dal fiume, da monte a mare, chiedono a viva voce alla Protezione Civile e in particolare alla Regione Siciliana, la redazione di un progetto generale per la sistemazione idraulica del fiume Sosio-Verdura perché il 70 per cento delle famiglie di una decina di centri agrigentini vivono esclusivamente di agricoltura. Ancora un’altra bomba d’acqua in mezzo a tanto sfacelo naturale dell’ambiente agricolo – concordano pure le organizzazioni professionali agricole della Cia, della Coldiretti e dell’Upa – significa per migliaia di aziende tornare a casa, senza più potere riparare gli onerosi danni per i quali i coltivatori hanno richiesto dei prestiti alle banche.

“In Italia purtroppo manca la cultura del recupero ambientale – continua ancora Emanuele Siragusa – non ci si rende conto che il Paese è ad altissimo rischio. Una Nazione è civile se ha la capacità di tenere in ordine il proprio territorio; un territorio, poi, come il nostro, quello agrigentino e riberese, necessita di essere curato costantemente proprio perché è molto fragile e precario, vedasi le alluvioni e le frane. Da noi si dovrebbero imporre prudenza ed intelligenza urbanistica frenando le costruzioni invasive, la cementificazione selvaggia e la predazione inconsulta del territorio; ed investendo, invece, denaro sulle opere di prevenzione e sull’agricoltura che non può essere abbandonata perché è la vera paladina per la lotta al degrado ambientale e ai cambiamenti climatici”.
Il messaggio è che “chi ha buone orecchie intenda”. Perché può.