Villafranca Sicula: 80 produttori di arance biologiche temono il disastro agricolo per il maltempo

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La vita delle loro aziende agricole è appesa ad un filo a causa del maltempo che ha investito l’Agrigentino, in particolare, la grande vallata del fiume Sosio-Verdura dove i floridi agrumeti si pregiano del prodotto biologico dell’Arancia di Ribera Dop. Il fiume sta portando via, pezzo dopo pezzo, gli impianti colturali ed aziendali. Il corso d’acqua è in piena, è già entrato tra gli agrumeti, compromettendo la vita delle piante e la produzione, e getta nella disperazione oltre 80 produttori specializzati che fanno parte della cooperativa “L’Arcobaleno” posta sulla sponda destra del Sosio, a 150 metri dall’immenso letto del fiume perché senza argini e manutenzione.


Per tutti gli agrumicoltori di Ribera, Villafranca Sicula, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Sciacca e Lucca Sicula parla il presidente della struttura cooperativista Calogero Girgenti che, già sindaco di Villafranca Sicula e docente di lingue in pensione, cura gli interessi di tante famiglie che basano il loro reddito esclusivamente sulla agrumicoltura biologica, costituita da arance navelina, washingtonnavel, clementine apirene, tarocco e vaniglia.
“Oggi tutti nella vallata corriamo un grave rischio – spiega Girgenti – quello di vedere scomparire da un giorno all’altro, per l’esondazione del Sosio-Verdura, l’economia del territorio con l’indotto. Il fiume entra ormai dove vuole, ha già invaso gli agrumeti, provoca il marciume radicale, danneggia le arance e compromette il futuro delle colture. Ai margini del fiume mancano, da decenni, gli argini. Non è stata fatta mai una sistemazione idraulica del letto fluviale. Giardini e agricoltori vivono alla giornata, con lo spauracchio dell’acqua sul collo. Nei 250 ettari di agrumeto biologico specializzato, si rischia la produzione di tremila tonnellate di arance, con il marchio di qualità”. E’ lo sfogo del dirigente, a nome dei tanti produttori e conferitori di agrumi che sono presenti con i loro prodotti per l’80 per cento sui mercati europei e per il 20 su quelli italiani.
Già nel novembre 2016, il fiume trascinò via, a mare, non solo piante di agrumi, ma si riprese il terreno “fuori corda”, danneggiò aziende agricole, con l’allagamento di locali e di mezzi agricoli, e si portò via perfino le cabine dell’elettrificazione rurale per l’alimentazione dei caseggiati e delle imprese di confezionamento agrumario. “
“Oggi la situazione è ancora più grave perché sul fiume non è stato realizzato alcun intervento di protezione – ci dice l’agrumicoltore Michele Tortorici – e i coltivatori hanno lo spauracchio, domani o dopodomani, di non trovare più ai margini del fiume né gli impianti, né le attrezzature agricole e né le case di campagna, trascinati inesorabilmente a mare”.
Domani sera, in un vertice al palazzo comunale di Villafranca Sicula, sindaci, amministratori, organizzazioni professionali e produttori porteranno sul tavolo della sala consiliare le loro istanze per ottenere dei finanziamenti di somma urgenza per fermare subito la furia del fiume.