Bivona: Il Tg Mediterraneo si occupa della scomparsa del petrolio a Bivona

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E’ stato il ricercatore riberese Mimmo Macaluso a denunciare la scomparsa della pozza di petrolio che fuoriusciva dal torrente Santa Margherita affluente, del fiume Magazzolo, a circa tre chilometri da Bivona. Lo ha fatto con una interessante intervista che Tg Mediterraneo di Rai 3 ha mandato in onda domenica scorsa quando nei pressi della chiesa della Madonna dell’Olio, in territorio bivonese hanno portato le loro testimonianze pure l’arciprete Marco Vella e Giuseppe Pecoraro, figlio del custode dell’immobile religioso. Le immagini hanno mostrato come dal greto del torrente non affiora più petrolio che nei secoli scorsi veniva usato per l’illuminazione al posto dell’olio vegetale che costava caro.
Le notizie sull’olio di pietra risalgono al 1514 quando fu eletta la chiesa dedicata alla vergine ma del petrolio in quelle contrade ne parlarono Aristotele e Plinio il Vecchio. Il petrolio allora era abbondante, si riversava nel fiume Magazzolo e, alla foce, i marinai lo raccoglievano con le spugne dalla superficie dell’acqua. Il pittore fiammingo Giovanni Stradano nel 1576 venne in Sicilia e dipinse le scene davanti la foce del fiume.
Fino all’inizio del secolo scorso, la sorgente petrolifera fu molto attiva ma nel 1912 alcune compagnie petrolifere, nonostante la vivace protesta dei monaci e degli abitanti di Bivona, cominciarono a trivellare i terreni adiacenti alla chiesa, ma senza successo. Nel 1931 invece il compito di ricercare il petrolio toccò all’Agip, che fece scendere le trivelle fino a 1104 metri. I risultati furono ancora deludenti. L’ultimo tentativo fu fatto nel 1952, ma non si trovò alcun pozzo.
Il modesto giacimento forse si era prosciugato. “Ho visitato la chiesetta – afferma Macaluso in tv – e laVergine, con il bambinello in braccio, regge delle ampolle un tempo colme di olio di pietra. Oggi vuote”.