Burgio: L’intero paese a lutto per la passione di Cristo e con il tradizionale lamento di Giuseppe e Nicodemo

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Per il venerdì santo, la cittadina è a lutto. Niente rumori, silenzio per le strette arterie dell’abitato, una cappa cupa sommerge il paese e perfino le attività commerciali e sociali sono ridotte al minimo. Si ode, di tanto in tanto, il suono del tamburo tra le viuzze.
La giornata del silenzio e della preghiera è quella del venerdì santo, quando le manifestazioni sacre iniziano all’alba e terminano a mezzanotte. È un programma intenso che è stato realizzato dal governatore Stefano Ferrantelli, coadiuvato da dodici collaboratori e loro famiglie. Si comincia la mattina presto con la predica delle “Sette parole” nella chiesa Madre, seguono poi una serie di processioni: quella della “littichedda”, quella della “littichedda di li parrini” e la processione dell’artistica urna del Cristo al calvario, dove alle tredici ha luogo sul Golgota burgitano la crocifissione.
Nel pomeriggio, accompagnata dalle donne, sale al calvario l’Addolorata. Entrano in scena due personaggi biblici Giuseppe e Nicodemo, interpretati da Michele Valenti e da Giovanni Martino Triolo i quali intonano sommessamente “Occhi mentre mirate”, un lamento secolare tramandato in paese di padre in figlio. Triolo, che viene ogni anno da Torino per l’evento religioso, e Valenti, da mezzo secolo, appartengono alla storia del venerdì santo di Burgio. Si susseguono sentimenti di commozione generale al lamento dei due interpreti durante la deposizione del Cristo e nel corso della processione con l’urna verso la chiesa Madre.
Si chiude con commozione e con la gioia della Pasqua in arrivo. A mezzanotte viene offerta la tradizionale “carcucciuliata”, la degustazione di carciofi arrostiti a tutta la collettività. È il preludio all’incontro tra Gesù e Maria e alla corsa in piazza di San Vito e di San Luca, tra gioia, musiche, colori e voli di colombe.