“La Ribera che vale”: Associazione Tifeo – “Abbellire, riqualificare e dipingere per dare più colore al nostro paese”

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Intervista multipla questa settimana con i ragazzi dell’associazione Tifeo, un gruppo di giovani uniti dal desiderio comune di rivalutare e risanare il territorio di Ribera attraverso attività di decoro, arte, cultura e fruibilità degli spazi comuni.

A cosa si deve la scelta di questo nome? C’è un riferimento alla mitologia greca?
Antonella Russo: “Si, c’è riferimento alla mitologia Greca. Spulciando le varie leggende, che fanno parte della nostra tradizione siciliana, ci siamo imbattuti proprio su Tifeo.
La leggenda narra che la Sicilia sia sorretta da questo gigante/mostro chiamato Tifeo, che per aver osato impadronirsi della sede del cielo e aver sfidato Zeus venne condannato a questo supplizio. Spesso per scrollarsi di dosso il peso delle città e delle grandi montagne provoca terremoti. Proprio per questo, noi come Tifeo, vogliamo scrollarci di dosso il peso di un paese grigio e poco curato. Attraverso l’arte cerchiamo di far smuovere la coscienza dei cittadini invogliandoli al rispetto e al decoro del nostro paese”.

Il vostro gruppo è composto da ragazzi che vivono fuori Ribera, cosa vi ha spinto ad unirvi in un’associazione nonostante la distanza?
Michele Miceli: “Ci ha spinto il forte senso di appartenenza alla nostra terra. Il fatto di vivere fuori da molti anni ha solo rafforzato il legame che c’è tra noi e Ribera, il paese che ci ha visto crescere e che ci ha temprato. In un territorio che ha poche risorse da offrire ai giovani, il nostro intento è quello di sensibilizzare la comunità, portare il cittadino (in particolare i più giovani) a scegliere in che modo migliorare gli spazi che appartengono alla collettività, costruire un futuro migliore, concreto, fatto di impegno per il bene comune. Anche se siamo lontani, il nostro cuore appartiene a Ribera e nel nostro piccolo, faremo il possibile per migliorare le cose”.

Quali sono state le vostre iniziative più significative?
Jessica Fortino: “Tutte le iniziative sono state per noi importanti. Tra le tante ricordiamo sicuramente la prima, le panchine di Seccagrande. Quel successo ci ha dato la spinta a credere che nel nostro piccolo, insieme, potevamo fare qualcosa di bello da regalare alla comunità e a buona riuscita del progetto ci ha incoraggiato per quelli successivi. L’opera, invece, che ha richiesto più impegno è stato il murales “Apriti” di piazza Giulio Cesare, un luogo scelto appositamente vicino ad una scuola elementare per trasmettere valori positivi anche ai più piccoli. Oltre alla funzione di stimolare all’apertura mentale attraverso la cultura, i colori dell’arcobaleno “illuminano” un luogo da tempo abbandonato. La riqualifica di un posto invoglia i cittadini a rispettare e mantenere pulito. Infine un’altra iniziativa che ci sta a cuore è stata la donazione della casetta freebooks ad “EcoVilla –La passeggiata” un progetto di Santa Margherita di Belice. Ci piace ricordare questa iniziativa di partenariato poiché collaborare con associazioni limitrofe stimola nuove idee e nuovi progetti, diventa occasione di crescita e di condivisione”.

Cosa avete in mente per il futuro?
Carmelo Bonando: “Abbellire, riqualificare, sensibilizzare e dipingere sempre, in modo da dare più colore al nostro paese, in tutti i sensi. Ovviamente in cantiere ci sono tante idee che presto saranno realizzate e rese visibili agli occhi di tutti”.

Quali zone o “muri” di Ribera potrebbero essere riqualificati?
Francesco Quartararo: “A Ribera i luoghi che hanno bisogno di riqualificazione e su cui poter lavorare non sono tanti, ma tantissimi. Ad esempio il muro del “parco giochi” sotto il ponte, punto di incontro di molti adolescenti, il muro della “piazzetta scout” o “baffo”, nella zona adiacente alla via Canova, il muro che circonda il campo sportivo o il muro che costeggia la strada che dalla piazzetta di santa Rosalia porta a contrada Scirinda (zona sogeir), un posto che purtroppo è sempre pieno di rifiuti. Probabilmente, anche se mi rendo conto che è molto difficile, una volta sistemato potrebbe portare al “miracolo” cioè portare la gente a non gettare più rifiuti in quella zona. Ma il muro che più desideriamo dipingere è il grande muro nella zona “Curva” a Seccagrande, un progetto che ha portato la nascita dell’associazione Tifeo ma che per mancanza di permessi non è stato mai realizzato. Questi sono solo alcuni esempi, i posti sono moltissimi, ci vuole tempo, pazienza e collaborazione. Le cose da “riparare” a Ribera non mancano. Noi siamo qui, lavoriamo per voi”.

Chi sono gli artisti del gruppo?
Peppe Catalanotto: “Se con il termine artista intendi sapere chi ha progettato i lavori grafici e pittorici fatti fino ad adesso il merito va a Carmelo Bonando, Giuseppe D’Anna e al sottoscritto. La progettazione e la realizzazione delle casette “Freebooks” è stata possibile grazie a Francesco Quartararo, ma preciso che nessuno di noi dell’associazione fa’ l’artista di mestiere.
Naturalmente tutte le “opere” non si sarebbero potute realizzare senza l’aiuto di tutti i ragazzi dell’associazione, ne è un esempio la realizzazione del murales “Apriti” che ci ha tenuto impegnati per 5 giorni. Inoltre in molti ci hanno sostenuto ad aiutato in questo progetto e grazie alla loro collaborazione è stato possibile realizzare qualcosa di bello mai fatto prima. Abbiamo tutti un “animo d’ Artista”, essendo un’associazione culturale intenta al recupero urbano. Il progetto include nella sua essenza e in quella di ogni membro una particolare sensibilità e gusto estetico.
Concludo invitando chiunque sia interessato a proporre un’ idea artistica e culturale, atta al recupero urbano del nostro paese, di contattare l’associazione Tifeo, siamo lieti di accogliere nuove proposte ed eventuali nuovi membri”.

Quali sono gli ostacoli da superare per realizzare i vostri progetti?
Giuseppe D’Anna: “Gli ostacoli a cui andiamo incontro sono innanzitutto di tipo logistico. Nel programmare i lavori relativi a un qualsiasi progetto bisogna sempre tener conto delle tempistiche e della disponibilità degli associati, soprattutto considerato che non tutti i membri dell’associazione risiedono stabilmente a Ribera. Quest’ultimo fatto ci costringe a concentrare i lavori nei pochi periodi di disponibilità comuni, e non è cosa semplice.
Organizzazione a parte, non mancano poi problemi di tipo burocratico. Può capitare, infatti, che un muro o una struttura particolarmente adatti a un determinato progetto non siano fruibili o che prevedano un iter di permessi e autorizzazioni non sempre facili da ottenere”.

Spesso è difficile coinvolgere i giovani riberesi in attività culturali e ricreative, secondo voi perché si è perso l’entusiasmo di un tempo quando bastava sedersi su un muretto in piazzetta per divertirsi?
Roberta Russo: “Credo che non si sia perso l’entusiasmo ma sia cambiato il luogo d’incontro, il modo di comunicare ed interagire. Siamo una società in continuo mutamento, pensare al perché in passato si interagiva in un modo che adesso non funziona più non è la giusta domanda, ma ragionare su qualcosa di nuovo che stuzzichi interesse è la direzione da seguire. A Ribera ci si annoia, mancano alternative all’aperitivo o alla pizzeria e se esistono attività programmate sono sempre concentrate nei periodi festivi, servirebbe continuità. Abbiamo notato molta partecipazione sui social ma poca nella realizzazione reale dei nostri progetti. Siamo consapevoli che il mondo oramai è un ibrido tra reale e virtuale ma siamo lo stesso lieti che la gente sia riconoscente per il lavoro e il tempo che regaliamo alla la comunità. Spero in una partecipazione che non sia solamente un like, ma una partecipazione vera , attraverso la realizzazione di eventi di interesse culturale, come cineforum o concerti, realizzati e portati avanti dai giovani. Devono essere loro a creare progetti per il loro interesse, noi dobbiamo dare lo spazio, le attrezzature e l’appoggio per realizzarli”.

Ci sono stati momenti in cui avete pensato che fosse tutta fatica sprecata? E se sì, cosa vi ha spinto ad andare avanti?
Calogero Di Grado: “Grazie all’entusiasmo che ci accomuna nei nostri momenti, chiamiamoli di espressione artistica, riusciamo a far sì che il tempo e la fatica non siano mai sprecati ma piuttosto spesi a fin di bene. I momenti in cui si rischia di perdere quell’entusiasmo sono sicuramente riconducibili a degli episodi di vandalismo che hanno interessato alcune nostre opere e per le quali é stato necessario un ripristino. Nonostante ciò continuiamo a pensare, a progettare e a fare tutto ciò che ci permette di coinvolgere i più giovani e i più grandi trasmettendo messaggi di crescita civica e culturale attraverso il rispetto per l’arte e per i luoghi riqualificati. Sicuramente la nostra forza sono le tantissime persone che hanno apprezzato i nostri lavori e i tanti giovani che hanno trovato nell’associazione Tifeo un punto di incontro alternativo alla monotonia del paese. In futuro speriamo di poter offrire anche una sede con alcune attrezzature artistiche, teatrali e musicali ai tanti ragazzi che vorrebbero fare qualcosa ma non possono”.

 

Con quale spirito si combatte l’atteggiamento del “Sa quantu ava durari?”
Gioia Catalanotto: “Purtroppo il rischio che alcuni vandali possano rovinare le opere da noi donate alla comunità, ci tengo a precisare, non con pochi sacrifici e gratuitamente, è sempre in allerta. Lo spirito che ci mobilita a migliorare il paese non nasce sicuramente dalla paura che venga vandalizzato tutto, ma dalla certezza che le cose belle piacciono a tutti. L’esempio più eclatante è il murales “Apriti” che a distanza di quasi 2 anni è ancora in perfette condizioni. È anche vero che abbiamo subito piccoli atti di vandalismo, ma con prontezza e, soprattutto, incoraggiati da molte persone, abbiamo rimediato al danno subito e continuato la nostra “missione”. Quando vediamo un’immagine del profilo Facebook o foto su Instagram che raffigura la panchina/pianoforte o la scalinata multicolore ci basta per ricordare che realmente “le cose belle piacciono a tutti” e che il discorso del “quantu ava a durari” è ormai vecchio ed è solo una scusa per non fare.
Noi facciamo. Poi tutto il resto è noia”.

Un messaggio per la città di Ribera.
Davide Calè: “Quello che vogliamo far capire e trasmettere non è solo un messaggio, è un idea, un modo di fare e un modo di essere. E’ facile criticare e lamentarsi che le cose non vanno o che qualcuno non svolge bene il proprio lavoro ed ancora più facile rimanere in disparte osservando passivamente il mondo che ci circonda. La cosa veramente difficile è rimboccarsi le maniche, darsi da fare affinché le cose cambino, mettersi in gioco ed essere cittadini attivi e propositivi. Negli ultimi anni ci siamo trovati a lavorare, progettare e confrontarci con molti altri che la pensano come noi, giovani e meno giovani, impegnati nel sociale o in politica, lavoratori, studenti, disoccupati, membri attivi di gruppi, movimenti e altre associazioni, e quello che viene fuori è sempre la stessa voglia di fare qualcosa per rendere questa nostra terra un po’ più bella, accogliente e vivibile, perché è qui che vogliamo vivere, è qui che vogliamo tornare dopo mesi di studio o di lavoro ed è qui che vogliamo costruire un futuro per noi e per le persone a cui vogliamo bene”.

Di seguito i nomi di tutti i ragazzi dell’associazione:
Antonella Russo, Peppe Catalanotto, Francesco Quartararo, Roberta Russo, Gioia Catalanotto, Davide Calè, Jessica Fortino, Giuseppe Musso, Caterina Catalanotto, Leandra Licata, Mariangela Guarino, Monica La Rocca, Davide Alaimo, Alexandra Attardo, Calogero Di Grado, Carmelo Bonando, Giusy Colletti, Giuseppe Catalanotto , Michele Miceli , Giuseppe D’Anna, Seby Moscato, Daniele Zito, Angela Sortino, Giusy Puma e Francesco Dimarco.