Cammarata: La Regione Siciliana chiede un finanziamento per completare la diga di Cannamasca

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La mancanza di piogge, la portata ridotta delle sorgenti e buona parte delle dighe agrigentine con appena il 50 per cento della capacità idrica oggi disponibile stanno spingendo la Regione Siciliana a chiedere il completamento degli invasi incompleti da decenni. E’ notizia proprio di ieri che, con una lettera inviata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a firma del presidente Nello Musumeci, il governo regionale ha inviato una precisa richiesta per completare la diga di Cannamasca che si trova ubicata in territorio di Cammarata, sul torrente Chiapparotta, che ha una discreta portata idrica che può riempire nella stagione invernale il serbatoio montano incompleto da decenni. Il finanziamento oggi all’uopo richiesto è di 28 milioni e mezzo di euro.
La possibilità di potere ottenere dei finanziamenti per nuovi invasi e per completare le opere incompiute viene dalla legge di bilancio nazionale con la quale sono previste somme di denaro che, opportunamente richieste per combattere la siccità nelle regioni meridionali, in particolare la Sicilia, dovrebbero consentire di invasare, nella stagione delle precipitazioni atmosferiche, quanta più acqua possibile.
La storia della diga Cannamasca di Cammarata è vecchia di oltre un ventennio se si guarda al fatto che i lavori sono iniziati nel lontano 1998, con una spesa iniziale di 18 milioni di euro. L’opera pubblica, che è realizzata al 70 per cento della sua struttura, è definita strategica per il territorio montano perché potrà invasare, una volta completa, oltre due milioni e 200 mila metri cubi d’acqua da raccogliere nel periodo invernale e da utilizzare nella stagione estiva per l’irrigazione di un vasto comprensorio agricolo per una superficie complessiva di circa 550 ettari di frutteti attivi.

La Regione Siciliana ha in programma la possibilità di potere utilizzare l’acqua da invasare con una duplice finalità: quella idrico-agricola e quella civile-potabile. Difatti, l’invaso Cannamasca potrebbe costituire una importante valvola di sfogo per sgravare l’attuale acquedotto del Fanaco, posto sul territorio montano a cavallo tra Castronovo di Sicilia e Santo Stefano Quisquina, e di realizzare importanti economie di gestione. Attualmente il Fanaco serve per scopi civili i serbatoi comunali una decina di comuni dell’Agrigentino centro-orientale. La storia di Cannamasca è intrisa di mancanza degli opportuni finanziamenti, di ritardi nella realizzazione delle opere, di ricorsi al Tar Sicilia per l’appalto di alcuni lavori risalenti al 2014.
Nella stessa area agrigentina vi sono ancora invasi come la diga Castello di Bivona (20 milioni di metri cubi), l’invaso Raia di Prizzi (9 milioni) e il laghetto Gorgo di Montallegro (3 milioni) che hanno bisogno non solo di ulteriori collaudi, ma necessitano da anni di eliminare milioni di metri cubi di detriti che riducono di parecchio la capacità idrica complessiva dei serbatoi.