Ribera: Serve una diga di 50 milioni di metri cubi d’acqua sul fiume Sosio-Verdura

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Nel comprensorio agricolo di Ribera, che comprende una buona dozzina di comuni e vaste estensioni di terreni adibiti a colture pregiate, serve al più presto una grande diga di almeno 50 milioni di metri cubi d’acqua sul fiume Sosio-Verdura con lo scopo di combattere la siccità e l’emergenza idrica. E’ questa l’opinione comune di sindaci, amministratori comunali, forze politiche, organizzazioni professionali e di decine e decine di migliaia di agricoltori che coltivano da decenni in tutto l’Agrigentino occidentale agrumeti, pescheti, fragoleti, uliveti, vigneti ed ortaggi in genere.
Una grande diga, sul corso d’acqua, a nord di Burgio, è urgente perché risolverebbe, con l’interconnessione ad altri invasi del territorio, il problema dell’irrigazione e del prelievo dell’acqua per uso civile, quasi in mezza provincia. In questa direzione si sono mossi quattro senatori della Repubblica, Giuseppe Ruvolo, Antonio Milo, Giuseppe Compagnone ed Antonio Scavone, che hanno fatto inserire nell’ultima legge finanziaria, all’articolo 49, un emendamento che assegna 50 milioni di euro nel periodo 2018-2022 per progetti urgenti che riguardano la realizzazione di nuovi invasi multi-obiettivo, specie in periodi di dichiarata emergenza come quella che la Regione Siciliana ha chiesto al governo nazionale.


Presso gli assessorati al Territorio e all’Energia esiste da alcuni decenni un progetto del prof. Melisenda e dell’ing. Quignones che prevede la costruzione di una grande diga sul fiume Sosio, nei pressi di San Carlo, frazione di Chiusa Sclafani, in territorio palermitano, con una capacità variabile tra i 40-50 milioni di metri cubi che potrebbe dare acqua a josa al territorio e alle città agrigentine.. Se n’è parlato per tanti anni, ma il progetto non è stato stranamente mai finanziato.
“Il colmo della situazione – dichiara Emanuele Siragusa, geologo riberese ed esperto di Scienze della Terra – è che il fiume Sosio-Verdura, secondo calcoli fatti da docenti universitari, scarica ogni anno a mare, nel Canale di Sicilia, tra i 120-150 milioni di metri cubi d’acqua. Si tratta di un volume d’acqua mostruoso che potrebbe risolvere buona parte dei problemi idrici di tutta la provincia di Agrigento sia per uso agricolo che potabile”.