Sambuca di Sicilia: Alessandro Preziosi e Lello Analfino aprono al teatro L’Idea le celebrazioni per il cinquantenario del sisma del Belice

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“In Memoria del Belìce, Uomini e Racconti”è il titolo dato all’appuntamento previsto per domani sera al teatro L’Idea di Sambuca di Sicilia, ad apertura delle celebrazioni dedicate al cinquantenario del terremoto del Belice. A dare voce ad alcuni frammenti di scritti sul sisma che nel 1968 devastò la Valle del Belìce sarà Alessandro Preziosi, noto attore di film e fiction di grande successo. L’appuntamento, curato da Tanino Bonifacio, è inserito all’interno del ricco cartellone che si svilupperà nell’arco del 2018.
Alessandro Preziosi leggerà brani di autori che hanno raccontato il dramma vissuto in quei giorni dagli abitanti dei paesi colpiti. Tra le testimonianze scritte spiccano Leonardo Sciascia, Danilo Dolci, don Antonio Riboldi, Giovanni Paolo II, Ludovico Corrao, Vincenzo Consolo. In occasione dell’incontro a Sambuca si ricorderà anche l’ormai celebre manifesto-appello del 1970 redatto a favore del Belìce da grandi intellettuali come Renato Guttuso, Cesare Zavattini, Bruno Caruso, Ernesto Treccani, Bruno Cagli, Damiano Damiani e Sergio Zavoli.
Le letture di Alessandro Preziosi saranno accompagnate da brani del musicista Lello Analfino che dedicherà proprio al Belìce, “Madre Natura”, un brano con intense riflessioni sulla bellezza della natura che spesso viene maltrattata e che talora si rivolta contro l’uomo indifferente e speculatore.
Oltre alle parole e alla musica, a raccontare la lunga notte buia e la rinascita del Belìce ci sarà anche la fotografia . Verranno infatti proiettate immagini che diventeranno una vera e propria scenografia di storie intime e collettive.
A sottolineare il valore di recupero della Memoria collettiva di questo lavoro di teatralizzazione è il suo curatore, lo storico dell’arte Tanino Bonifacio, che così afferma: “In Memoria del Belice, Uomini e Racconti” vuole essere uno strumento per recuperare e comunicare una memoria umana ormai caduta nell’oblio, quella memoria collettiva del popolo del Belìce”.