Si può rimanere giovani (senza mentire sull’età)?

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Vedete questo dipinto nella foto? è la famosa Fonte della Giovinezza. La leggenda narra che se ne bevi l’acqua o ti ci immergi avrai salute e giovinezza. Tutti i popoli hanno sognato di trovarla senza riuscirci. Ma se ci fosse stato qualcosa di vero? Alcuni studi hanno dimostrato che un topo vecchio che riceve sangue da un topo giovane appare più “giovane” in diverse funzioni corporee, come quelle cerebrali. Nell’invecchiamento si possono osservare diverse modifiche di alcuni aspetti della cognizione umana, ragionamento, abilità verbale eccetera. Intorno ai 60 anni queste funzioni sono ancora intatte. Sappiamo che con l’età le connessioni neuronali, cominciano a deteriorarsi; i neuroni muoiono, il cervello comincia a rimpicciolirsi, e aumenta la suscettibilità alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Ma se il corpo invecchia o si ammala intacca anche il cervello? Viceversa: se il cervello invecchia influenza anche il resto del corpo? Per capirlo dobbiamo partire dal sangue, cioè ciò che mette in comunicazione i diversi tessuti del corpo. Il sangue è il tessuto che permette il trasporto d’ossigeno, combatte le infezioni, trasporta informazioni da una cellula all’altra, da un tessuto all’altro, incluso il cervello. Se guardiamo a come il sangue influisce sulle malattie o l’età, è possibile imparare qualcosa sul cervello? Dobbiamo fare un passo indietro e tornare ai dati degli esperimenti sui topi. La parabiosi è una pratica che si effettua sui topi collegando chirurgicamente due topi assieme, che porta poi a un sistema circolatorio comune che ci permette di poter verificare quanto influenza il cervello l’esposizione al sangue giovane, usando topi giovani paragonabile a ventenni umani e topi vecchi paragonabili ad umani over sessanta. I risultati? sorprendenti, ci sono più cellule staminali e quindi più neuroni in questi vecchi cervelli. L’attività delle sinapsi è aumentata. Ci sono più geni espressi che sono coinvolti nella formazione dei ricordi. Le infiammazioni sono ridotte. Ma gli esperimenti sono andati oltre, un passo più vicini all’utilità per gli esseri umani ed i ricercatori si sono chiesti possiamo rendere i topi anche più intelligenti? Per farlo hanno usato un test chiamato labirinto di Barnes. È un grosso tavolo con molti buchi e molti segni e luci guida attorno. I topi lo odiano e cercano di scappare trovando l’unico buco che ha un tubo montato al di sotto, una via di fuga insomma da dove scappare. Quindi i ricercatori hanno Insegnato ai topi a trovare questo spazio usando gli indizi, è un po’ come noi quando cerchiamo un parcheggio in piazza. Il risultato? Il topo vecchio con problemi di memoria, guardava in ogni buco perché non aveva una mappa spaziale che gli ricorda dov’era. Di contro il topo “giovane” (che in realtà ha la stessa età ma è stato trattato con plasma umano giovane per tre settimane) si girava intorno, come a chiedersi: “dove sono?” e poi andava dritto verso quel buco. Ricordava cioè dov’era quello giusto. Questo vecchio topo sembrava quindi ringiovanito. Riassumendo: il topo vecchio, in particolare il suo cervello, è modificabile. Ancor più interessante però è un altro dato che ci dice che il topo giovane soffre dell’esposizione al vecchio. Quindi ci sono fattori del sangue che possono accelerare l’invecchiamento. E infine, cosa più importante, gli umani hanno fattori simili. Viene allora da chiedersi se questo sia applicabile agli umani. Negli USA si sta svolgendo uno studio dove vengono trattati pazienti affetti da forme lievi di Alzheimer con plasma di volontari di 20 anni. I ricercatori sperano che ci siano segni di miglioramento con questo trattamento. In questo caso ci sarebbero speranze che ciò che hanno dimostrato con i topi funzioni anche sull’uomo. È troppo presto per raccomandare trasfusioni di sangue da persone giovani a persone anziane. Ma i ricercatori sono fiduciosi nel sostenere che qualsiasi cura che potrà essere sviluppata a partire da questa ricerca, potrebbero essere la chiave di volta nelle cure di malattie come l’Alzheimer, malattie cardiache, diabete, ictus e cancro. Nel frattempo che i ricercatori riescano a raggiungere questi risultati cosa possiamo fare? Possiamo donare il sangue. Durante un prelievo per la donazione infatti vengono prelevati 450ml di sangue su una media di 7lt che sono contenuti nel corpo. Questo significa che il nostro corpo sarà costretto a rimpiazzare il sangue prelevato con sangue nuovo. Donare il sangue almeno una volta l’anno aiuta a ridurre il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari. Per farla breve esiste un rapporto positivo tra frequenza delle donazioni di sangue e prevenzione di malattie cardiovascolari. E se la Fonte della Giovinezza tanto cercata e desiderata dall’uomo nei secoli stia proprio dentro di noi?!

Leonardo Augello