La nostra salute dipende dall’ambiente in cui viviamo?

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Se il vostro medico vi dicesse che la geologia è importante anche per i problemi della salute umana ci credereste? Dovreste farlo. Infatti se consideriamo le rocce e i loro costituenti, i minerali, ci rendiamo conto che siamo circondati da elementi chimici che vengono assorbiti da piante, animali e esseri umani tramite l’aria, il cibo e l’acqua. Non deve pertanto stupirvi se oggi vi scrivo della geologia medica o di geomedicina; la disciplina che studia la reciproca influenza di fattori geografici-geologici sulla salute umana. In realtà da molto tempo sono note alcune informazioni in materia. Ad esempio sappiamo che l’eccesso di iodio è responsabile di alcune malattie della tiroide; alcune intossicazioni derivano da eccessivi quantitativi di metalli e non metalli nelle acque, come l’arsenico. Questo ed altri, come piombo e mercurio, sono considerati teratogeni. Sono cioè in grado di produrre effetti che portano allo sviluppo di anomalie e malformazioni. Se in passato le sorgenti di questi elementi erano quasi esclusivamente le miniere, oggi, la loro diffusione, a seguito dello sviluppo industriale è molto più ampia e l’inalazione di particelle e polveri di metalli pesanti è causa di cancro ai polmoni, ed altre patologie. Molti di voi hanno sentito più volte dire che la formula per vivere bene ed in salute dipende dalla predisposizione genetica, dallo stile di vita e dall’ambiente. Conoscere la predisposizione genetica e studiare gli stili di vita può aiutarci a gestire e contenere i rischi per la nostra salute. Ma davvero le informazioni geografiche possono renderci più sani? A Molti di voi sarà capitato, in ospedale o dal medico, di sentirsi chiedere informazioni sul vostro stile di vita, sulla storia clinica familiare, sulla vostra storia clinica, le operazioni fatte, le allergie, tutto quello che poi è finito nella vostra cartella clinica. Fin qui è tutto chiaro, ma cosa significa invece il vostro ambiente? o i luoghi della vostra vita? Pensate un attimo in quanti posti diversi siete stati. Posti in cui vi siete riposati, i posti in cui avete lavorato e se siete fortunati come me, quelli che avete visitato viaggiando. Quindi non è così semplice rispondere a chi vi chiede: Dove vivi, dove lavori, dove trascorri tutto il tuo tempo? Non deve sembrarvi una cosa banale, anzi è molto importante perché in altri termini significa chiedervi dove ti esponi a rischi che forse neanche conosci? Proviamo a fare un esempio. Ribera è il posto dove ho trascorso i miei primi 18 anni. In questo posto i miei polmoni hanno respirato l’aria pulita delle campagne, quella fresca del mare, senza smog o altre sostanze che si respirano nelle grandi città o nelle zone industriali. Poi mi sono trasferito a Palermo, dove per più di 10 anni i miei polmoni si sono riempiti di polveri sottili, diossido di carbonio ed altre sostanze prodotte dallo smog e dall’industria. Con questo non si deve pensare che le grandi città sono pericolose per la salute a differenza delle città di provincia, ma che vivere in una o in un’altra comporta l’esposizione a rischi diversi e la necessità di avere comportamenti adeguati. Ora ricordatevi la prossima volta che andrete dal vostro dottore, di farvi chiedere: Dove hai vissuto? che acqua bevi? che cibo mangi? Fatelo perché questi concetti sono alla base dell’epidemiologia geografica. Una branca della medicina in cui operano gli epidemiologi. Questi da molto tempo hanno compreso che studiare spazialmente la diffusione di malattie e di fenomeni ad esse collegati è di fondamentale importanza. Quindi oggi il valore delle informazioni geografiche da inserire nella vostra cartella clinica è importantissimo. Sia per permettere al vostro medico di avere le giuste informazioni per migliorare la vostra salute, sia per permettere ai ricercatori in futuro di avere grandi quantità di dati su cui poter lavorare. La geomedicina ci offre la possibilità di prevenire, prevedere e poi curare, una nuova frontiera che mette in relazione con le patologie fattori ambientali, geografici e sociali. In Italia esistono già alcuni progetti di geomedicina che si occupano di studiare alcune patologie come il diabete e la correlazione con l’ambiente. Per capire l’importanza di questo nuovo approccio basti pensare che è previsto un picco dei tumori legati all’amianto nel periodo 2016 – 2026. L’amianto, per le sue proprietà fisiche e ignifughe, è stato largamente utilizzato nell’edilizia, nell’industria tessile, nei cantieri navali, nella produzione di freni e frizioni, nelle officine di riparazione del materiale ferroviario, nell’industria chimica, nelle raffinerie di petrolio e molte altre. Ora è arrivato il momento di affrontare il problema e cercare dei rimedi, se si vogliono limitare le morti causate dalla presenza e dall’utilizzo di questa sostanza. Esistono quindi diverse relazioni tra qualità dell’ambiente e salute per cui oggi come non mai è necessario l’approccio multidisciplinare ai problemi di salute.