Agrigento : Corso di formazione per i giornalisti sulla carta di Treviso e sulla tutela dei minori

442

Interessante corso di formazione per giornalisti pubblicisti e professionisti si è tenuto ieri mattina all’interno dei locali del Distretto Turistico Valle dei Templi sito in Viale della Vittoria. Il corso ha trattato un argomento molto delicato, ossia la tutela dei minori e l’imprescindibile carta di Treviso. I relatori, Stelio Zaccaria Capo Servizi giornale La Sicilia, redazione di Agrigento e Giovanni Paterna membro del consiglio di disciplina territoriale, hanno spiegato ai presenti come deve comportarsi un giornalista quando si trova a trattare un servizio che coinvolge un minore. La carta di Treviso, come ha spiegato Stelio Zaccaria, si trova nel testo unico dei doveri del giornalista che comprende le 13 carte deontologiche.

“In particolare – ha detto il capo servizi del giornale La Sicilia di Agrigento – la carta di Treviso garantisce che il diritto di cronaca non superi mai il diritto del minore che deve essere tutelato e rispettato nella sua privacy. Questi i punti più importanti che la carta chiarisce: mantenere l’anonimato del minore, non svelare elementi che possono ricondurre al riconoscimento della sua identità e non enfatizzare i fatti in cui il minore è coinvolto”. Inoltre Stelio Zaccaria ha portato l’esempio del piccolo Loris Stival, il bambino ucciso a Santa Croce Camerina, delitto del quale è accusata la madre e il modo in cui è stato trattato dai telegiornali e dalle maggiori testate. In quel caso infatti sono stati riportati video e foto che mostravano anche la casa del piccolo. Stelio Zaccaria ha concluso il suo intervento con un’importante lezione di giornalismo, come ha anche detto la moderatrice Teresa Di Fresco, vicepresidente Odg di Sicilia. “Il vero giornalista – ha concluso Zaccaria – non è quello che dà più notizie più velocemente degli altri. Il vero giornalista controlla sempre la fonte da cui proviene la notizia e soprattutto considera le conseguenze che quello che riporta può avere per gli altri e per noi stessi”. Giovanni Paterna, dopo aver parlato dell’importanza della formazione per i giornalisti e del funzionamento del Consiglio di disciplina Territoriale, ha portato una sua esperienza personale. Paterna, infatti, ha condiviso con i suoi colleghi il caso di una nota avvocatessa di Perugia uccisa dal marito in un momento di ira. Per quel caso, prima la Rai e poi sul suo esempio le altre testate del luogo, diedero notizie così specifiche, facendo il nome e il cognome dell’uomo, tanto da coinvolgere il figlio minorenne, causa anche lui dei litigi dei due coniugi. “Per quel caso – ha raccontato Giovanni Paterna – il consiglio in cui facevo parte ha dovuto aprire un fascicolo per sanzionare il direttore di una testata che aveva dato il permesso alla giornalista di scrivere i cognomi delle persone coinvolte, rendendo riconoscibile l’identità del figlio minorenne”.

Francesca M. Magrì