Agrigento: Invasi e dighe stracolme, già tracimano

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Mai tanta pioggia era caduta sul territorio della provincia di Agrigento come in questi ultimi tre mesi. Bisogna tornare indietro di qualche decennio per assistere alla presenza di tanta acqua piovana che ha alimentato ruscelli, torrenti e fiumi che hanno riempito sino al limite delle loro capacità tutte le dighe presenti nella provincia di Agrigento.
Grazie alla precipitazioni nella nottata di mercoledì e nella giornata di ieri e ai nubifragi del 25 novembre e del 22 gennaio scorso, gli invasi agrigentini sono colmi e quasi tutti tracimano attraverso le paratie che sono state aperte per evitare di sovraccaricare le dighe, di cui alcune hanno delle prescrizioni di immagazzinamento idrico. Si calcola ad occhio e croce che gli invasi agrigentini abbiano già raccolto tra i 55 e i 60 milioni di metri cubi. L’acqua non invasa, che scorre nei fiumi agrigentini Belice, Verdura, Magazzolo, Platani, Akragas, Salso e Naro, se ne va inutilizzata a mare nel Canale di Sicilia.
A parte i danni che l’esondazione dei fiumi ha già causato agli agrumeti, alle colture ortive, alla viabilità statale, provinciale, alle trazzere e a migliaia di aziende agricole, l’aspetto importante delle copiosissime precipitazioni atmosferiche sta nel fatto che ad usufruire dell’abbondante acqua saranno le popolazioni che la utilizzano ad uso civile e soprattutto decine e decine di migliaia di agricoltori che ne beneficeranno durante la prossima estate per irrigare le colture.
La diga Castello di Bivona ha già 21 milioni di etri cubi, 25 ne ha l’Arancio di Sambuca di Sicilia, 7 la diga Raia di Prizzi, uno ciascuno la traversa di Gammauata di Palazzo Ariano e il laghetto Gorgo di Montallegro, circa 5 tra gli invasi San Giovanni e Furore di Naro. Non hanno sbarramenti idrici il fiume Platani, l’Akragas e il Salso. Se fossero state realizzate delle dighe su questi fiumi, la provincia di Agrigento avrebbe potuto disporre di oltre 110-120 milioni di metri cubi d’acqua che, annualmente e da sempre, si perdono nel Mare Mediterraneo.

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