Ribera : L’Auser rinvia al 17 febbraio la presentazione del Centro Studi Ganduscio

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La sede dell’associazione “Amici della Terza età – Auser Ribera” sita in corso Margherita 266 ospiterà il Centro studi “Giuseppe Ganduscio”, che sarà realizzato per ricordare la figura del pacifista riberese, vissuto nella “città delle arance”, dov’era nato nel 1925 e a Firenze, dove è morto nel 1963 all’età di 38 anni. L’iniziativa, promossa dall’associazione di volontariato riberese, che quest’anno tocca il prestigioso traguardo dei trenta anni di vita (è stata fondata nell’ottobre del 1987), sarà presentata alla città il prossimo venerdì 17 febbraio alle ore 17 nel corso di un apposito incontro durante il quale saranno illustrate le motivazioni che hanno portato alla costituzione del Centro studi.
L’iniziativa in cantiere punta a realizzare diversi eventi finalizzati alla promozione della “cultura della pace” e a raccogliere in maniera organica e continuativa pubblicazioni, esecuzioni musicali, immagini fotografiche, documenti, opere letterarie legate a Ganduscio e raccolte nel corso degli anni con la realizzazione tra l’altro di un premio nazionale per la pace organizzato nel ricordo dell’illustre figlio delle terra riberese, conosciuto anche per l’impegno sociale, per la passione per la ricerca di canti popolari, per la passione per la musica (era soprannominato “Beethoven”), per l’impegno profuso nel periodo dell’occupazione delle terre incolte nel territorio riberese. Ganduscio è ricordato anche per essere autore dei testi di diversi canti(“Basilicò”, “La siminzina”, “Guarda chi vita fa lu zappaturi”, canti di carcerati) eseguiti dalla“cantatrice del Sud” licatese Rosa Balistreri: questa in un’intervista rilasciata aTeletorre Ribera nel 1983 ha ricordato tra l’altro  che  il dramma, la storia, lo sfruttamento, il potere soprattutto nel meridione “tutte ‘ste cose, che le avevo vissute anch’io, le sapevo così, ma tramite lui le ho capite, le ho approfondite, ‘ste cose: quindi parecchi canti,  discorsi li ho appresi anche da lui, la maggior parte da lui. …Le cose più drammatiche più belle me le ha insegnate Giuseppe”.
Ecco una breve nota del giornalista Totò Castelli che tratteggia la figura di Giuseppe Ganduscio.
 
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Giuseppe Ganduscio è nato a Ribera il 6 gennaio 1925, e fin dalla giovinezza è stato portatoall’osservazione della amara realtà contadina che gli stava  attorno, facendo  maturare  in lui una coscienza sociale. “Molti giovani in quegli anni, e altri ancora in seguito – si legge nella pubblicazione “Giuseppe Ganduscio, una vita per la pace”, edita dal comune di Ribera negli anni ’90 –  devono a lui una coscienza di sè stessi, una maturità, la loro stessa posizione nella vita”.
La condanna del fascismo e della guerra  cosi come della violenza e dell’ingiustizia sociale hanno caratterizzato contraddistinguono la sua azione facendolo diventare leader fra i compaesani, soprattutto fra i giovani. Nel ’45-46 la lotta politica e la occupazione delle terre lo hanno a protagonista e guida. “Nel ’47 – si legge ancora nella pubblicazione del comune – va a Firenze per continuare gli studi e conoscere altre persone, altro ambiente. La sua è una scelta ideale, Firenze rappresenta per lui un faro di civiltà”. Di lui si ricorda la partecipazione alle attività del Centro studi messo su a Partinico  da Danilo Dolci, dal quale però si distacca, non condividendo alcune impostazioni del lavoro portato avanti dal sociologo,  e soprattutto l’impegno per il varo dei primo movimenti pacifisti in Italia.
Attratto dalle idee di Aldo Capitini, ravvisando nella lotta per la pace lo strumento più valido per il raggiungimento dei suoi ideali politici e sociali, incomincia con lui un’attiva e proficua collaborazione. Nel ’62 è a Firenze per la fondazione della Consulta italiana per la pace ed entra a far parte del Comitato dirigente. A Palermo da vita alla Consulta palermitana per la pace cui dedica la mag­gior parte del suo tempo. Decide nel contempo, essendo dotato di una bellissima voce, di incidere e diffondere i canti po­polari siciliani, sconosciuti quasi completamente, e sui quali da tempo lavorava per un approfon­dimento della conoscenza etnologico-sociale della sua terra. In questo periodo conosce la “cantatrice del Sud” Rosa Balistreri con la quale collabora e che eseguirà diversi testi del pacifista riberese inseriti nel suo vasto repertorio. Nel dicembre 1962 è colpito da un male incurabile che lo porterà alla morte a Firenze il 7 settembre 1963.
Cosciente della gravita mortale di esso, non desiste dalla sua attività. Nel giugno ’63, otto giorni prima di mettersi definitivamente a letto, partecipa a Roma alla Marcia della Pace e poi alla riunione della Consulta in cui parla con slancio e spon­taneità commoventi. Quando il male avanzante e le cure dolorosissime lo costringono all’immobilità, dedica sino al­l’ultimo i suoi giorni a raccogliere, ordinare e sviluppare le idee e gli appunti che negli anni pre­cedenti aveva elaborato in vista di un libro sul Meridione. Nel cimitero comunale di Ribera, dove è sepolto, campeggia una significativa scritta:
“Voi che passate non piangete i miei giovani anni, i festosi pensieri, le speranze. Se mia breve giornata ho qui finita amor di libertà mi accese come torcia, come stella  che radia, balena…”

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