Calamonaci: Domani sera alla rassegna teatrale “Città di Calamonaci” in scena “Onirika del Sud” di Roma

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Archiviata la pausa natalizia, riparte la stagione del teatro “Aldo Nicolaj” di Calamonaci. L’appuntamento è per domani sera, alle ore 21, con il quarto spettacolo del cartellone, nonché terza opera in concorso per la undicesima edizione del Festival nazionale del teatro “Salvo Randone”.
A calcare le tavole del teatro Nicolaj, saranno gli attori della compagnia Onirika del Sud di Roma. In scena, due dei giovani più promettenti del teatro italiano, Pierpaolo Saraceno eMariapaola Tedesco. Al pubblico di Calamonaci, verrà proposto lo spettacolo dal titolo“La donna che disse di no”, ispirato a Franca Viola e scritto dallo stesso Pierpaolo Saraceno. Opera inserita tra le migliori venti produzioni del 2016 dalla critica italiana.

Calamonaci Teatro compagnia onirika del sud Roma 2
“Essere Franca -scrive l’autore, nelle note di regia- significa andare controcorrente, contro le regole stabilite dal popolo di quel tempo, siamo nel 1965; allontanarsi dal moralismo e dall’ipocrisia di certi ambienti tranquilli e puliti dove l’orrore c’è, ma è ben custodito lontano dalla vista. Essere Franca significa provare l’ebbrezza della libertà, reggere il sacrificio della coraggiosa scelta,  mettere in discussione l’esistenza di Dio. Un oscuro circo a ciel sereno, all’interno del quale ci si ama e ci si odia.  L’opera si apre con un sogno premonitore. La vera protagonista è solo una bambola, che assorbe tutta la storia di Franca. Filippo, uomo dalle mille maschere, è solo un’ intermediazione tra ciò che sta sul palcoscenico e gli spettatori. Un uomo appeso ad una quarta parete, in un continuo oscillare tra  bene e male, tra amore e odio, tra libertà e incatenamento. Sul proscenio, esposti gli oggetti di un’ingenua fanciulla come simbolo di un passaggio temporale, che alla fine si rivelano come uniche cose pulite ed immutate. Un vestito da sposa come simbolo della sua verginità e del suo desiderio di matrimonio si contrappone ad un luttuoso abito nero, simbolo di un’atroce morte morale.  Franca va spavalda incontro alla morte e se ne frega di finire tra le braccia della “Cosa Nostra” di quel tempo.  La musica “Meridionale”, evidenzia lo sfruttamento delle donne, scava l’anima dello spettatore portandolo ad elaborare il vero concetto del tragico. Una sacra musica orchestrale, paragonabile a quella del Cristo Morto durante le processioni Pasquali del Sud Italia. Penso che tale opera sia un’interpretazione della realtà dove il paesaggio povero e scarno è macchiato da qualche pennellata surreale. Una storia da conoscere e far conoscere. Liberamente tratta dalla vera storia di Franca Viola”.

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