Ribera: Poche le piogge, gli invasi pieni a metà e l’agricoltura rischia

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Non piove da circa un mese e mezzo e soltanto da 24 ore si sono riviste le nubi, non abbastanza nere, che stanno portando una leggera pioggia che serve al momento soltanto a bagnare le strade cittadine e ad inumidire la crosta dei terreni, nelle campagne. Da quel terribile nubifragio del 25 novembre scorso, che tanti danni ha arrecato alle campagne, alle aziende, alla viabilità rurale e alle città, nel comprensorio occidentale della provincia, non è più caduta nemmeno una goccia d’acqua.
“Quanto assai per fare gravi danni e quanto niente per arrecare altri danni legati alla siccità”. E’ questo il commento unanime di diverse migliaia di agricoltori che, per la mancanza di piogge, temono per la produzione delle arance e di tanti contadini che vedono minacciate le loro colture ortive.

diga  Castello
Le condizioni meteorologiche dei prossimi giorni annunciano ancora un netto calo delle temperature, ma non parlano di piogge di cui ha bisogno il territorio. E’ già comparsa la neve sul lembo dei Monti Sicani, al confine tra le province di Agrigento e Palermo, ma niente piogge, né a santo Stefano Quisquina, né a Cammarata, né a Bivona e né a Burgio. La portata dei quattro fiumi del territorio, dal Platani al Magazzolo, dal Verdura al Belice, è diminuita enormemente, dopo la marea d’acqua caduta sul territorio nella misura di 197 millimetri a metro quadro per circa 4 ore il 25 novembre scorso.
Le sorgenti e i ruscelli si sono subito seccati tanto che sia Siciliacque che Girgenti Acque sono state costrette per ben due volte a ridurre, nelle settimane passate, complessivamente di oltre il 30 per cento la fornitura dell’acqua agli acquedotti comunali, con evidenti disagi per le popolazioni alle quali è stato richiesto e consigliato un uso parsimonioso dell’acqua sia per usi potabili che civili. E’ stata interrotta la fornitura idrica dal lago Leone di Santo Stefano Quisquina.
Dopo la valanga d’acqua determinata dal nubifragio di novembre, le dighe hanno alzato il livello della loro capacità idrica, ma tutto poi si è fermato nell’immagazzinamento, dopo appena alcuni giorni successivi al nubifragio. Oggi la situazione del riempimento degli invasi non è proprio delle migliori. Al 2 gennaio la diga “Castello” di Bivona aveva appena 11 milioni di metri cubi d’acqua. Ne può contenere circa 20 milioni. La diga “Raia” di Prizzi ha circa 3 milioni e mezzo di metri cubi ossia la metà di quanto può immagazzinare. Non fanno testo i laghetti “Gammauta” di Palazzo Adriano e “Gorgo” di Montallegro che hanno una capacità irrisoria, circa un milione di metri cubi d’acqua.
Si tratta di una situazione complessiva che vede gli invasi pieni al 50 per cento e decine di migliaia di agricoltori che sperano che i mesi di gennaio e i febbraio portino delle copiose piogge per riempire i laghi. Diversamente saranno guai molto seri per un’agrumicoltura che è diventata il fiore all’occhiello della Sicilia.

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