Tra i tanti e gravissimi danni causati dal nubifragio del 25 novembre scorso alle città e al territorio del comprensorio occidentale della provincia, soltanto uno forse si può considerare positivo. E’ quello della gran massa d’acqua caduta che ha riempito, al momento, oltre la metà, la diga Castello, posta a sud di Bivona, sull’alveo del fiume Magazzolo.
Nella giornata di ieri l’invaso artificiale, che consente l’irrigazione a valle di circa 4 mila ettari di agrumeto, nei territori di Calamonaci, Ribera, Cattolica Eraclea e Montallegro, aveva immagazzinato oltre 11 milioni e mezzo di acqua provenienti dai torrenti e dai ruscelli dell’area dei Monti Sicani che sono stati alimentati dalle copiosissime e forti precipitazioni atmosferiche che per 4 ore hanno tempestato tutta l’area agricola che va dall’interno montano sino al litorale del Canale di Sicilia.
I rilevanti idrici nell’invaso sono stati effettuati quotidianamente dai tecnici del consorzio di bonifica 3 Agrigento i quali, alla luce del flusso odierno dei ruscelli e valloni, prevedono che nel giro di una buona settima la diga Castello sarebbe in condizione di aggiunge alla sua capacità almeno altri due milioni di acqua che tornerà utile nella stagione estiva per irrigare tutti i giardini, specialmente gli agrumeti, posti a valle.
L’invaso bivonese ha la possibilità di potere accumulare nell’intera stagione fin a 20 milioni di metri cubi d’acqua. Un tale traguardo – secondo i tecnici della struttura consortile agrigentina – non è un’impresa difficile a realizzarsi perché gli agricoltori hanno davanti ancora tutta la stagione invernale con le sue piogge sino a febbraio dell’anno prossimo.
Se la situazione è drammatica nelle campagne per i pesanti danni arrecati agli agrumeti e alle strade rurali dall’alluvione dei fiumi, oggi negli altri invasi del territorio l’acqua viene invasata dai sistemi di raccolta o per caduta naturale. E’ il caso del laghetto Gorgo di Montallegro che si avvicina ormai ai circa 900-1000 metri cubi d’acqua invasata in queste settimane. E’il caso della diga Raia di Prizzi, che serve i giardini della valle del fiume Sosio-Verdura e che presenta tre milioni e mezzo di acqua immagazzinata. La traversa di Gammauta di Palazzo Adriano è sempre piena come bacino di travaso per la diga Castello, Enel permettendo.
C’ è la convinzione comune degli operatori che tutte le dighe del territorio si possano ritrovare piene alla fine della stagione invernale. Tra le tante disgrazie del nubifragio, il secondo in due anni, l’unica nota lieta rappresentata dall’abbondanza dell’acqua, fin troppa oggi per e campagne, perle aziende e le sue strutture.





