Ribera: Per il turismo puntare sul castello, sulla necropoli e sul museo

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Ribera e il suo territorio possono puntare, per uno sviluppo socio-economico, sul settore turistico che andrebbe a braccetto con l’agricoltura di qualità. La città è giovane, con meno di 400 anni di vita, e non presenta tante opere monumentali e storiche. Tuttavia, accanto al mare, alle sue spiagge, all’aria pulita e al territorio vergine, c’è la necessità di salvaguardare e promuovere i siti archeologici che oggi possono attrarre visitatori i quali arrivano per le vacanze al mare e aspirano a visitare la città, i beni monumentali e soprattutto i resti del castello di Poggio Diana, di recente oggetto di un restauro conservativo, la necropoli dell’Anguilla, inspiegabilmente chiusa da circa due anni, e il sito archeologico di contrada “Scirinda”.

Necropoli dell'Anguilla Ribera
Diversi operatori culturali hanno invitato l’amministrazione civica a muoversi in tale direzione, con progetti a costo zero e con la piena collaborazione della Soprintendenza ai Beni Culturali. Il castello di Poggio Diana, il maniero del XIII secolo d. C., finalmente, dopo sette secoli, patrimonio pubblico, non riesce a decollare perchè la struttura deve essere messa in sicurezza e perché manca di una adeguata strada di accesso al sito. Chiunque oggi arriva a Poggio Diana è in condizione di arrecare anche danno al castello, come il furto dei merli delle mura di cinta o come l’incendio delle sterpaglie che ha annerito la pietra tufacea delle fortificazioni. Monumento, senza custodi, scelto da una agenzia tedesca che vuole portare i novelli sposi tra le mura del maniero. Bisogna migliorare la strada comunale che da Ribera porta al castello soltanto le autovetture.
La necropoli dell’Anguilla, 45 tombe del XII secolo a.C., scavate nella marna e portate alla luce all’inizio degli anni ’80, sono a rischio delle intemperie e oggi non si possono visitare perché cancello e recinzione ne bloccano la fruizione in quanto il sito sarebbe sprovvisto dei servizi igienici. Il bagno biologico non basta. L’estate scorsa alcuni visitatori di Bergamo e del Friuli sono tornati indietro perché la necropoli è chiusa. La riapertura del sito potrebbe portare anche i flussi turistici scolastici di primavera.
Il sito di Scirinda, resti di un abitato di alcuni secoli prima di Cristo, non è nemmeno tanto noto agli stessi riberesi che forse mai l’hanno visitato. Per tutti i siti, per fortuna, c’è la segnaletica turistica comunale che non si sa oggi a cosa serva.
Chi ha sempre avuto le idee chiare è Mimmo Macaluso, chirurgo di professione, ma da anni esperto ricercatore, studioso e storico per passione. “Ribera dovrebbe avere un museo – afferma – un luogo espositivo plurivalente, dove esporre i reperti di tutte le epoche rinvenuti nel nostro territorio (Ciavolaro, Anguilla e Scirinda) e dove con pannelli o installazioni multimediali, si possa raccontare questa storia millenaria. Un primo embrione di museo si ebbe oltre 15 anni fa, quando la sede del locale Archeoclub d’Italia, accoglieva numerosi reperti rinvenuti soprattutto sott’acqua, grazie ad una autorizzazione della Soprintendenza di Agrigento, ma questo patrimonio merita una sede adeguata, dove i reperti dovrebbero essere esposti seguendo un preciso percorso museale. I locali dell’ex mattatoio, nel cuore di Ribera, dotati di ampi spazi dove parcheggiare auto e pullman, sarebbero i più idonei a diventare un museo civico e archeologico, anche perché la struttura ha già subìto un cambio di destinazione d’uso a centro plurivalente”.

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