Agrigento: 33 Comuni della provincia sono privi del piano di emergenza del rischio sismico

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Ben 33 Comuni della provincia di Agrigento sono totalmente privi del piano di emergenza del rischio sismico per cui l’assenza di tale strumento è indice della impreparazione di un territorio ad affrontare emergenze sismiche come quelle che nei giorni scorsi hanno colpito le regioni del Centro Italia. Ad avanzare la denuncia è la Cgil della provincia di Agrigento che ha inviato una nota, a firma del segretario generale Massimo Raso, al prefetto di Agrigento Diomede, ai sindaci dei centri della provincia e agli ordini delle professioni tecniche, con l’oggetto della tutela sismica del territorio provinciale.
Il sindacato agrigentino denuncia che dal sito della Protezione Civile Nazionale “ricaviamo l’informazione che i Comuni dotati di piano di emergenza rischio sismico della provincia di Agrigento sono solo 10 e cioè Alessandria della Rocca, Campobello di Licata, Canicattì, Licata, Lucca Sicula, San Biagio Platani, Santo Stefano Quisquina, Sciacca, Siculiana e Villafranca Sicula. Il terribile terremoto che ha colpito il “cuore” dell’Italia crediamo ponga ad ognuno di noi, specie in una provincia come la nostra che ha conosciuto il terremoto del Belìce, alcune domande sul grado di preparazione del nostro territorio ad affrontare emergenze simili”.
La Cgil evidenzia come il territorio della provincia sia indicato con il grado di sismicità 2. La zona sismica 2 significa area con pericolosità sismica media dove possono verificarsi terremoti abbastanza forti. Nello specifico, sui 43 Comuni della provincia, 3 sono inquadrati nel rischio sismico 1 e cioè i territori di Menfi, Montevago e Santa Margherita Belice, già colpiti pesantemente dal terremoto del 15 gennaio 1968; 27 in quello 2 ed i rimanenti in quello 4, il più basso.
Massimo Raso sostiene come sia utile ed urgente verificare lo stato complessivo delle misure di protezione civile predisposte dai singoli Comuni e che esiste il fondo per la prevenzione del rischio sismico previsto dall’articolo 11 della legge n. 77 del 24 giugno 2009 per la ricostruzione in Abruzzo, il quale prevede che siano finanziati interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale, grazie ad un fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. La Cgil ritiene come sia possibile attivarsi per l’utilizzazione di tali misure, per mettere in sicurezza quegli edifici pubblici (scuole, ospedali, uffici pubblici) costruiti prima delle normative antisismiche e auspica come la “messa in sicurezza” del territorio, oltre a costituire la necessaria premessa per salvare le vite umane negli eventi calamitosi, possa davvero rappresentare una frontiera importante dell’impegno della pubblica amministrazione ed anche una occasione di lavoro per le tante professionalità presenti nel territorio.

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