Coldiretti Sicilia lancia l’allarme: “L’acqua per l’agricoltura a peso d’oro. Migliaia di aziende agricole potrebbero chiudere subito”

768

La situazione irrigua in Sicilia è diventata drammatica perché l’acqua viene distribuita per irrigare agrumeti, frutteti e colture ortive quasi a peso d’oro. In quasi tutte le province siciliane, su cui sono distribuiti ben 11 consorzi di bonifica, diretti da commissari straordinari e stranamente non dagli stessi agricoltori, sono stati registrati per il 2016 aumenti dei costi dei servizi per la concessione e distribuzione dell’acqua in buona parte raddoppiati e talvolta anche triplicati.
A lanciare un pressante allarme a favore dell’agricoltura siciliana, settore portante dell’economia isolana, è stata in questi giorni la Coldiretti regionale e tutte le sezioni provinciali dove arrivano già le proteste del mondo agricolo che lamenta come, con tali costi e tanti aumenti, migliaia di aziende sono sull’orlo del tracollo e destinate a chiudere. Spesso capita che il costo dell’acqua supera il ricavo della vendita del prodotto agricolo.
A recepire le lamentele e i disagi economici degli utenti è Alessandro Chiarelli, presidente regionale della Coldiretti. “Siamo arrivati ad un bivio – afferma il responsabile dell’organizzazione professionale siciliana – e la strada sembra quella a senso unico della chiusura delle aziende perché per l’erogazione dell’acqua i canoni danno un terribile rialzo insostenibile in tutta la Sicilia. Se non ci sarà un intervento prossimo della Regione Siciliana, tutte le strade in salita porteranno al collasso del comparto. E tale ipotesi non è assolutamente praticabile perché sarebbe la fine dell’agricoltura e dell’economia siciliana”.
Non vede vie di sbocco il presidente regionale, come non ne vedono i consorziati siciliani nelle 11 strutture consortili oggi alla prese con bollette dalle cifre astronomiche. E’ certo che la causa dei “forzati” aumenti dei canni e delle spese di gestione dei consorzi siano stati e lo sono tutt’ora i forti tagli dei trasferimenti della Regione Siciliana che nel 2014 ammontava a 42 milioni di euro, che è stato ridotto a 33 nel 2015 e che per il 2016 ne sono previsti 36.
Ecco alcune delle cifre e degli aumenti dei costi dell’acqua e dei servizi irrigui in diverse province isolane. Partiamo da Trapani dove nel 2015 si pagavano 34 euro per ettaro, mentre oggi si parla di 98 euro, con un costo triplicato. “La situazione può diventare allarmante – ha detto Giuseppe Campione direttore della Coldiretti trapanese – gli aumenti sono stati del 300 per cento e nel 2020 arriveranno anche al 500 per cento”.
La situazione non è diversa ad Enna dove già si pagavano 350 euro per ettaro e in questi giorni sono attese le bollette con cifre almeno raddoppiate. Il consorzio ennese ha costi di gestione per 7 milioni di euro per circa 1500 ettari di superficie servita. “Si tratta di un costo pesante e insostenibile per la categoria a fronte di un servizio che ha pecche e fa “acqua” da tutte le parti”, dichiara la presidente provinciale di Enna Salvina Russo.
In provincia di Caltanissetta la cartella dei pagamenti ha fatto registrare un volo satellitare, dai 2 euro del 2013 ai 18 del 2014 e ai 76 del 2015, come contributo per la bonifica. Le nuove bollette stanno per arrivare e si prevedono fortissimi aumenti come nelle altre province.
A Siracusa gli aumenti hanno portato a costi più che quadruplicati. Si è passati da per azienda dai 2400 euro del 2012 ai 9000 del 2013. Non sono ancora note le nuove cifre, ma c’è da spaventare qualsiasi agricoltore. A Palermo, invece, la situazione del consumo è forfettaria perché si passa dai 400 euro per 500 metri cubi d’acqua ai 1200 euro per 1500 metri cubi.
Da più parti il dito viene puntato contro la Regione Siciliana che è passata nel giro di qualche anno dalle vacche grasse di ieri a quelle magre di oggi, con il taglio di grosse fette di finanziamenti. Le critiche vanno anche contro i consorzi di bonifica siciliani che hanno assunto, spesso su segnalazioni politiche, impiegati ed operai a dismisura, per lenire la costante disoccupazione e forse per manciate di voti di scambio.
Succede infatti che la Regione non ha più i soldi, i consorzi non ce la fanno a sopravvivere e caricano nei propri bilanci gli aumenti che vanno già a ricadere tutti sulle spalle degli agricoltori. Gli 11 consorzi siciliani hanno 2100 dipendenti che costano 50 milioni di euro.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO