Bivona: 12 comuni chiedono una migliore viabilità sul territorio montano

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Le strade provinciali, appartenenti oggi al Libero Consorzio Comunale di Agrigento e ricadenti tutte nel comprensorio montano della parte occidentale della provincia, sono da tempo intransitabili, alcune inagibili e molto pericolose per l’incolumità pubblica. Di tale esigenza delle popolazioni si sono fatti interpreti, con una accorata denuncia, i presidenti dei consigli comunali e tanti amministratori della cosa pubblica di ben dodici comuni dell’interno montano.
Hanno scritto una lettera al commissario del Libero Consorzio di Agrigento con la richiesta di un pronto intervento e al presidente della Regione Siciliana Crocetta di programmare le risorse finanziarie per riparare e riqualificare le arterie ex Provincia di Agrigento, la n. 34 Bivona-Bivio Tamburello-Calamonaci, la n. 24 Santo Stefano Quisquina-Cammarata-San Giovanni Gemini-stazione ferroviaria e la n. 26 Santo Stefano Quisquina-Castronovo di Sicilia-San Giovanni Gemini-Cammarata-Borgo Pasquale.
Gli amministratori comunali, che hanno denunciato il degrado, la chiusura al transito veicolare e il grave abbandono delle strade del comprensorio montano, sono stati quelli di Bivona, Santo Stefano Quisquina, Cammarata, San Giovanni gemini, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Burgio, Caltabellotta, Sciacca, Ribera, Calamonaci, Castronovo di Sicilia le cui popolazioni sono fortemente penalizzate per i collegamenti, specie tra l’area montana e il litorale, per i quali percorrere appena 50-60 chilometri di strada un’ora di autovettura non basta.
Vi sono arterie, come la Bivona-Calamonaci, appena una ventina di chilometri di tragitto, che non sono percorribili e sono chiuse al traffico. I disagi per i lavoratori pendolari, che devono allungare tanto il percorso passando per Alessandria della Rocca, Cianciana e Ribera, e per migliaia di agricoltori, che non possono raggiungere con i mezzi agricoli le loro aziende, vanno avanti da qualche anno e non sembrano di immediata risoluzione perché mancano i finanziamenti che un tempo venivano erogati alla Provincia Regionale.
I pericoli più gravi, su tali arterie, li corrono i cittadini che hanno bisogno di interventi sanitari e soprattutto ospedalieri. Con la chiusura del punto nascite di Santo Stefano Quisquina, le puerpere dai paesi montani, per arrivare agli ospedali di Sciacca, Agrigento e Palermo, rischiano parecchio su strade di epoca e tracciato borbonico dove la normalità è rappresentata da frane, smottamenti, buche, dossi ed erbacce sull’asfalto.

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