Lettera aperta di Nenè Mangiacavallo su case popolari ed altro

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Ho letto gli articoli pubblicati su alcune testate giornalistiche relativi all’incontro tra il Sindaco e la Commissione che presso l’UREGA di Agrigento sta esaminando le offerte relative al bando di gara per gli interventi di demolizione e ricostruzione degli alloggi popolari di Largo Martiri di Via Fani.
In uno di questi articoli si legge, tra l’altro, che il Sindaco ha esposto al Prefetto di Agrigento “la rassicurazione avuta da parte della Commissione che entro il mese di maggio c.a. dovrebbe concludersi la procedura”.
Già l’uso del condizionale è di per sé poco rassicurante e mi permetto di aggiungere che, generalmente, tra la conclusione della procedura e l’avvio dei lavori, quando non ci sono ricorsi o intoppi, possono trascorrere alcuni mesi.
Se non si trattasse di un argomento estremamente delicato, che coinvolge sessanta famiglie che da anni sono costrette a vivere fuori dalla propria casa, potrei istintivamente dire che l’ennesima comunicazione del Sindaco sull’argomento fa ridere, ma la gravità della situazione e l’incertezza dei tempi di realizzazione, che si preannunciano lunghi, impongono una razionale scelta di serietà e grande rispetto per le sessanta famiglie, evitando facili promesse ed infruttuose passerelle.
Per meglio inquadrare l’annosa vicenda delle “case popolari” giova, inoltre, ricordare cosa è accaduto negli ultimi mesi.
Già nel mese di maggio, quando il Sindaco Pace nel corso della campagna elettorale assicurava dai palchi che la ricostruzione delle case popolari sarebbe avvenuta a partire dal 1 settembre 2015, dichiarai, consapevole dell’impopolarità che me ne sarebbe derivata, che era impossibile che ciò avvenisse, perché il termine per la presentazione delle offerte era stato fissato per il 27 di agosto.
Successivamente, nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 3 ottobre, alla presenza di molti “sfrattati dal Largo Martiri di Via Fani” sostenni convintamente che, nonostante le rassicurazioni del Sindaco ed avendo assunto informazioni sullo stato dell’arte, i lavori sarebbero cominciati, se tutto fosse andato per il verso giusto, non prima dell’estate 2016.
Dopo pochi giorni, nel corso di un Consiglio Comunale trasmesso da un emittente televisiva, il Sindaco Pace mi definì “ciarlatano” sostenendo che il problema delle case popolari era in fase avanzatissima di risoluzione.
E non finisce qui, perché il Sindaco in occasione della Festa delle Forze Armate celebrata a Ribera il 4 novembre u.s. al Teatro Lupo ed alla presenza di centinaia di persone, comunicava urbi et orbi che proprio quella mattina “in Catania venivano finalmente aperte le buste” per la ricostruzione delle case popolari.
Notizia completamente destituita di fondamento perché quella mattina non era stata aperta alcuna busta! Il Sindaco probabilmente si era confuso perché in quella giornata avrebbe dovuto insediarsi, presso l’UREGA di Agrigento e non a Catania, la Commissione esaminatrice delle offerte
previste dal bando. Per la cronaca il suddetto insediamento è avvenuto venti giorni dopo.
MI rendo conto che le ripetute ed infondate comunicazioni del Sindaco abbiano incrinato lo stretto rapporto che esisteva tra lui ed i suoi vecchi sostenitori delle case popolari, motivo per cui cerca affannosamente di recuperarlo promuovendo occasionali incontri, ma non può ancora fingere su una tragica vicenda nella speranza di riconquistare il consenso.
Sarebbe preferibile che anziché parlare ancora di case popolari senza incidere minimamente sull’iter procedurale, avvertisse il dovere morale di chiarire a tutti i cittadini riberesi la sua posizione su un argomento particolarmente delicato che lo riguarda direttamente: è stato accusato, con un pubblico manifesto che ha avuto una grande diffusione, da un cittadino che gli è stato notoriamente molto vicino nella campagna elettorale, di averlo ingannato, mandato in rovina e molto di più.
Mi auguro che il signor Sindaco possa finalmente, a distanza di dieci giorni dall’accaduto, spiegare ai cittadini come stiano effettivamente le cose e quali iniziative abbia promosso a sostegno della sua onorabilità ed a tutela della sua immagine, oltre che a difesa della sua carica istituzionale.
Una questione così delicata non può rimanere avvolta nel silenzio, nel mistero o, peggio, nel dubbio.
Il cittadino Carmelo Pace potrebbe anche far finta che non sia successo niente, ma il Sindaco Pace ha il dovere morale, davanti ai cittadini, di far valere le ragioni della sua correttezza e dare certezze inconfutabili su una questione che travalica i confini personali e che coinvolge tutta la comunità.

Nenè Mangiacavallo

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